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23 novembre 1990

La Thatcher getta la spugna

Di fronte a un governo e a un partito che non accettavano più la sua guida

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

23 Novembre 2018 - 07:00

La Thatcher getta la spugna

In tre si contendono il posto lasciato libero dalla “Lady di Ferro”

In un discorso appassionato al parlamento, il premier ha annunciato le dimissioni e ha rivendicato il merito di 'avere liberato la Gran Bretagna dal socialismo'. 'L'ho fatto per il partito', ha aggiunto, e con un ultimo gesto di forza ha raddoppiato il numero dei soldati nel Golfo

LONDRA — Margaret Thatcher di fronte a un governo e a un partito che non accettavano più la sua guida si è ritirata, ma con un ultimo gesto di forza ha raddoppiatoli numero dei soldati britannici nel Golfo. In un discorso pieno di passione davanti al Parlamento ha poi rivendicato il merito di 'avere liberato la Gran Bretagna dalle catene del socialismo'. Tre candidati si contendono il suo posto: contro lo sfidante, Michael Heseltine, sono scesi in campo il ministro degli Esteri, Douglas Hurd e il cancelliere dello Scacchiere, Major.

E' stata amata e odiata e con il suo stile ha segnato un'epoca
Un fotografo l'altro giorno a Parigi ha sorpreso Margaret Hilda Thatcher (questo è infatti il nome per intero del premier britannico appena dimessosi) durante un colloquio con Mitterrand ai margini del vertice della Csce: una arcigna e nervosa Thatcher che guarda l'orologio al polso, mentre il presidente francese la osserva incredulo. Si potrebbe pensare che si è trattato di una coincidenza, ma a vedere come sono andate le cose successivamente, quell'immagine acquista un valore emblematico.

Margaret Thatcher, la seconda regina di Londra per 15 anni, undici dei quali passati al numero 10 di Downing Street, dopo Winston Churchill, è stata la conservatrice più nota dell'Inghilterra, già entrata nel «club britannico del pugno duro», in compagnia di Enrico E, Riccardo III, Oliver Cromwell e appunto, di Winston Churchill.
Figlia di un droghiere, lei stessa aiutante droghiere nella bottega del padre a Grantham, ora è candidata al titolo di contessa o di baronessa, per «servigi resi alla patria» con una pensione che ammonterà a 17.500 sterline, ovvero 40 milioni di lire l'anno.

Al vertice del Partito conservatore era arrivata nel febbraio del 1975, sfidando il suo «padre politico» Edward Heatn con una curiosa campagna a favore dell'Europa. Quando nel 4 maggio del 1979 conquista il potere è la prima donna che raggiunge il posto del primo ministro in Gran Bretagna, ma è anche il primo capo di un governo di Londra che simpatizza apertamente con la Cee. Alcuni anni dopo, con l'avvio reale del processo dell'unificazione europea, la Thatcher si trasformerà in un testardo paladino dell'identità nazionale britannica.

Agli inizi del suo arrivo a  Downing Street, c'erano in Gran Bretagna oltre tre milioni di disoccupati. L'odio razziale scoppiava nei quartieri periferici di Londra, di Liverpool e di Birmingham e da 11 a pochi anni, nell'aprile del 1982, l'Argentina invadeva le Falkland. La Thatcher, però decise di non concedere nulla ai disoccupati, nulla ai giamaicani e agli immigrati e innanzitutto di non cedere di fronte a Buenos Aires che pretendeva dall'Inghilterra l'abbandono di 200 isole, piene di alghe, di vento, di pinguini e di pecore, abitate appena da 1800 persone.

La fama di «irruente, intransigente, acida» l'acquista proprio in questi anni: vuole e ottiene una società sulla misura dei vincenti, dei giocatori in borsa e degli «yuppies». In questo è in perfetta sintonia con Ronald Reagan e insieme battono per il «liberismo» versione anglosassone.

Con questo stesso spirito la Thatcher reagisce agli scioperi dei minatori che dall'84 all'85 paralizzano il paese e alle lotte dei vasti ceti che nell'89 si oppongono alla «poli tax», la tassa parificata tra i poveri e ricchi.

La Lady di ferro dirà sempre «no» e la sua intransigenza piace ai molti inglesi che ringraziano il cielo ogni volta che Maggie scampa a qualche grave pericolo: una prima volta nell'ottobre dell'84, quando l'Ira fa scoppiare una bomba all'albergo di Brighton, dove la Thatcher partecipa a una conferenza dei conservatori e nel settembre dell'89, quando ancora l'Ira organizza un altro attentato presso Scarborough.

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