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PONCHIELLI. LA RECENSIONE

Viva il teatro: «Romeo e Giulietta» rivive in chiave di Commedia dell'Arte

Lazzi, duelli, improvvisazione e citazioni storiche in una festa scenica che restituisce la gioia dello spettacolo dal vivo al pubblico

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

30 Marzo 2026 - 05:15

Viva il teatro: «Romeo e Giulietta» rivive in chiave di Commedia dell'Arte

Una scena di Romeo e Giulietta di Stivalaccio Teatro

CREMONA - Alla fine tutto il teatro, con gli attori Eleonora Marchiori, Michele Mori e Marco Zoppello, urla: «Viva il teatro! Viva la commedia!». In tempi di teatri di guerra, ce ne vuole di coraggio; eppure tutto ciò, sabato e domenica  sera al Ponchielli, è parso un atto liberatorio, catartico, se non intimamente politico.

«Romeo e Giulietta», rivisitato sotto la lente della Commedia dell’Arte, prende spunto dalla visita di Enrico III di Valois a Venezia nel 1574 e dall’ingaggio che Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, una coppia di saltimbanchi, ricevono dal Doge per allestire la storia dei due amanti in onore dell’illustre ospite. Ma ai due manca Giulietta e la scelta cade su Veronica Franco, poetessa e cortigiana della Repubblica, per nulla illibata come invece dovrebbe essere la giovane eroina. Questo è il pretesto narrativo — sospeso fra dati storici e invenzioni attoriali — di un lavoro che fa parte della trilogia che la compagnia Stivalaccio Teatro ha dedicato alla Commedia dell’Arte, partendo da Don Chisciotte, passando per «Romeo e Giulietta» e arrivando a «Il malato immaginario».

Romeno e giulietta

Fornito il contesto, lo spettacolo si configura come un gioco di citazioni shakespeariane e un intreccio di topoi della Commedia dell’Arte: dai lazzi di Arlecchino alle baruffe di Pantalon de’ Bisognosi con la figlia da maritare. Non mancano i duelli né le improvvisazioni su cinque parole scelte dal pubblico — «scemo», «aquilone», «crociera», «tricheco», «cotechino» (quelle suggerite sabato), «pantofola» — su cui Marchiori, Mori e Zoppello intessono il quarto atto, compresso nei tempi della migliore commedia all’improvviso.

In scena ci sono una pedana di legno, come quelle che i comici vaganti montavano nelle piazze, e tre attori che, alla fine, tanto si danno e si dannano da parer cento e più. Può capitare che Romeo venga scelto tra il pubblico, o che la platea sia chiamata a tifare alternativamente per Montecchi e Capuleti, con l’immancabile ripetizione dell’azione che innesca la risata.

In questo «Romeo e Giulietta» la storia di Shakespeare c’è tutta — riletta a uso e consumo di una platea «popolare» che vuole essere divertita, non semplicemente intrattenuta —, ma c’è anche l’intera mitopoiesi della Commedia dell’Arte: la capacità di improvvisare, la conoscenza dei testi (numerose le citazioni, non solo shakespeariane), un certo atletismo e una sicura sfacciataggine che intreccia attualità e racconto storico, comicità e un poco di sano patetismo. In scena va la vita, adeguatamente mascherata dalla tecnica e dalla capacità degli attori di farsi atleti del cuore.

La compagnia Stivalaccio Teatro con gli allievi-attori della Compagnia dei Piccoli

Eppure non c’è nulla di polveroso: al contrario, emerge una concreta professione di fede — la Commedia dell’Arte ci appartiene ed è questo l’aspetto politico cui si accennava. Zoppello e i suoi guardano alla tradizione dei comici con piglio contemporaneo, con fedeltà storica e impudica sfacciataggine; ne ripropongono i meccanismi, le ingenuità, le apparenti facilonerie, ma affermano, in definitiva, che nel bene come nel male il teatro italiano è questo: il teatro dell’attore, un po’ artista e molto lestofante.

Nessun giudizio morale, ma il commento di una spettatrice: «Ho passato due ore di belle risate». E, in tempi di cupezze non volute, in tempi di isolamento dietro schermi-prigione, ci si ritrova ancora a ribadire con forza che il teatro è vita elevata all’ennesima potenza: è corpo e parola, è coinvolgimento emotivo, è l’essere tutti insieme in uno stesso luogo e in uno stesso tempo.

Questo è accaduto al Ponchielli con «Romeo e Giulietta» di Stivalaccio Teatro: una festa di risate e di arte, leggera, ma capace di ricordarci che non esiste alcuna realtà aumentata che valga la realtà vera. Applausi per una festa del teatro all’indomani della Giornata Mondiale del Teatro, che si celebra il 27 marzo. E allora non si può che urlare: «Viva il teatro! Viva la Commedia!».

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