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LA DANZA

Io diventa Noi: il quotidiano di Tedesco

Al Ponchielli la coreografia ‘Decisione consapevole’: la frammentazione della contemporaneità

Barbara Caffi

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bcaffi@laprovinciacr.it

23 Marzo 2026 - 10:10

Io diventa Noi: il quotidiano di Tedesco

Una scena della coreografia ‘Decisione consapevole’ (FOTOLIVE/Leonardo Calvi)

CREMONA - Io, gli Altri, Noi. È attorno a queste traiettorie - gli individui che sanno farsi comunità - che si compie la coreografia Decisione consapevole di Roberto Tedesco, coreografo di punta della danza italiana contemporanea (ha vinto il Premio Danza & Danza 2024 proprio in questa categoria), cresciuto come ballerino in senso allo Junior Balletto di Toscana e all’Aterballetto. Nato come laboratorio sul tema dell’improvvisazione in relazione alle parole isolamento, intimità, comunicazione e comunità, l’esperimento si è strutturato in coreografia e l’agire dei danzatori si è via via fatto dialogo serrato. Una cornice fatta di luce delimita lo spazio entro cui muoversi, definisce confini che tuttavia possono/devono essere superati secondo prospettive che cambiano di continuo. E si muovono Mattias Amadori, Eleonora Dominici, Laila Luchetta Lovino e Francesco Misceo: il bacino rigido, le spalle che sembrano indipendenti l’una dall’altra, un accenno di disarticolazione, una ruvidezza che sa di frenesia. È molto contemporaneo il linguaggio di Todesco: frammentario, scomposto, nervoso, con il segno di un’incomunicabilità di fondo. Ha un che di metropolitano, di corse in metropolitana, di code estenuanti, di una vita di corsa, di fatica quotidiana. Sono segmenti che si spezzano, fratture improvvise come ripensamenti.

Il linguaggio di Tedesco è sostenuto dalla scelta musicale, per lo più elettronica, con i brani di Eskmo, Brendan Angelides, Rival Consoles, The Gentleman Losers, Pan‑American, Raime, Senking addolciti dall’incursione di Johann Sebastian Bach. I danzatori e le danzatrici scelgono il loro percorso, si incontrano e si scontrano, recuperano memorie d’infanzia, si stringono in abbracci, recuperano la malinconica allegria di un girotondo. Si mettono anche, letteralmente, a nudo: perché ogni incontro tra anime è uno spogliarsi, un mostrarsi fragile, un rivelarsi senza difese. «Tu sei amato quando puoi mostrare la tua debolezza senza che l'altro se ne serva per affermare la propria forza», ha scritto Theodor Adorno nei Minima Moralia. La coreografia rispetta lo spirito dell’improvvisazione che l’ha fatta nascere e crescere, e si compone sotto gli occhi degli spettatori del Ponchielli, disegnando quella che Tedesco definisce una mappa concettuale. La danza occupa lo spazio, lo definisce, lo disegna e, a suo modo, lo crea. Tra fughe, rallentamenti, contorcimenti e azioni, i quattro trovano quell’accordo che li rende parte del Tutto. L’Io che si confronta con l’Altro da sé accetta l’idea di comunità, diventa Noi. Così, i quattro percorsi individuali si fondono in un insieme salvifico. È una decisione consapevole, è la scelta dell’uomo animale sociale. Gli applausi premiano il lavoro e anche il sound designer di Giuseppe Villarosa, il disegno luci di Giacomo Ungari e i costumi di Francesca Messori. Alla fine dello spettacolo, Todesco ha conversato con Alessandro Iachino nell’ambito del progetto Dance Circle.

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