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MONTEVERDI FESTIVAL

'Cantami, o Diva': presentata al ministero della Cultura la 43ª edizione

Nella Sala Spadolini svelato il programma 2026 della rassegna. Cremona al centro di un sistema culturale che unisce liuteria, opera e innovazione

Giulio Solzi Gaboardi

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redazione@laprovinciacr.it

19 Febbraio 2026 - 13:44

'Cantami, o Diva': presentata al ministero della Cultura la 43ª edizione

ROMA - Cantami, o Roma, del Monteverdi Festival la 43esima edizione. Nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, si è presentata questa mattina l’edizione 2026 del Monteverdi Festival. A fare gli onori di casa è il sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, Gianmarco Mazzi: «Monteverdi è un gigante della cultura e della musica italiana. Ha segnato i secoli e la sua Poppea è quasi contemporanea e continua a emozionarci».

Un festival che racconta un intero sistema culturale. In particolare, racconta Cremona, «che — afferma il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio — è una città costruita intorno al suono. È dove la mano degli artigiani dà forma e voce al violino moderno. È dove il giovane Monteverdi comincia a suonare. A Cremona si conciliano il patrimonio materiale della liuteria con il patrimonio immateriale del canto lirico. Il festival non è un museo ma un laboratorio».

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Un festival diffuso, sparso per la città (e non solo), che si intreccia con il sociale, con il mondo del lavoro, che offre un’occasione di coesione sociale. «Il festival — continua il sindaco — rafforza l'immagine dell'Italia e fa crescere la città. Per noi è una scelta strategica che rafforza una rete che riconosce alla cultura la capacità di incidere sul futuro».

Gli fa eco Francesca Caruso, assessore regionale alla Cultura: «Queste sono le Olimpiadi della bellezza! La Lombardia continua a parlare al mondo attraverso la musica».

I saluti anche dei parlamentari del territorio impegnati negli scorsi anni nel riconoscimento del Festival quale manifestazione di assoluto prestigio. Per la senatrice Simona Malpezzi, «il Monteverdi Festival è un patrimonio italiano e mondiale: senza Monteverdi non ci sarebbe stato Verdi». Un lavoro di cui è orgoglioso anche il senatore Renato Ancorotti, convinto che «il sostegno del ministero darà sicurezza al Festival».

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A raccontare il programma è il direttore artistico del festival, presentato e applaudito in sala come il sovrintendente più giovane d'Italia, Andrea Nocerino: «Il Seicento è un secolo di crisi ma anche di innovazione. Monteverdi lo rappresenta come lo rappresentano Galileo e Caravaggio. Raccoglie il Rinascimento e lo porta nel futuro».

Modernità e libertà, come conferma il regista residente del festival, Roberto Catalano, che ha anticipato qualcosa sulla ‘sua’ Poppea, primo titolo d'opera del festival: «Per chi fa il mio mestiere, raccontare una storia con Monteverdi è meraviglioso: questa musica è pregna dei sentimenti che vogliamo raccontare. La musica che accompagna l’amore di Nerone e di Poppea è libera, completamente libera».

A chiudere la presentazione del festival non poteva che essere la musica di Monteverdi. È Raffaele Pe a intonare le note di Sì dolce è il tormento, accompagnato dall’arciliuto di Gianluca Geremia.

Quattro titoli d’opera, quindici concerti, e poi approfondimenti, incontri e conferenze per un totale di oltre trenta appuntamenti spalmati su due settimane. ‘Cantami, o Diva’ è il titolo della 43esima edizione del Monteverdi Festival. Il fil rouge è la femminilità barocca. Chi sarà la diva, la musa ispiratrice? Sarà Cecilia Bartoli, per il terzo anno ospite straordinario del festival? Sarà Poppea? Sarà Teti? Teodora? Didone? O le numerose artiste coinvolte nella programmazione?

Una sola anteprima, quest’anno, una settimana prima del festival, con il ritorno di Santa Cecilia. Appuntamento ormai consolidato nella tradizione del ‘nuovo corso’ del Monteverdi Festival: Cremona è diventata infatti tappa obbligata dei concerti del celeberrimo mezzosoprano, reduce tra l’altro dell’inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali, durante la quale ha intonato l’inno olimpico. Con lei, l’ensemble stabile dell’Opera di Monte Carlo, Les Musiciens du Prince, diretti da Gianluca Capuano, già apprezzati in teatro gli scorsi due anni.

A inaugurare il festival non sarà un’opera, ma il Vespro della Beata Vergine, promosso da anteprima a inaugurazione, con la Cappella Mediterranea diretta da Leonardo García-Alarcón. Con San Marcellino impegnata dai restauri, sarà la chiesa di Sant’Agostino a ospitare il Vespro, oltre a un’ampia fetta degli appuntamenti musicali previsti, insieme a Santa Lucia e San Michele, mentre tra le sedi profane, oltre al Ponchielli e all’Auditorium del Museo del Violino, spiccano Palazzo Fodri, Palazzo Cavalcabò, Palazzo Raimondi e la Galleria San Carlo.

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Quattro opere. Si apre con L’Incoronazione di Poppea. Ultima opera di Monteverdi, come da tradizione chiude il ciclo delle tre opere del Divin Claudio proposte a rotazione dal festival. La regia è affidata a Roberto Catalano, tra i più interessanti e visionari registi della sua generazione, già apprezzato al festival per il Polittico monteverdiano del 2023. Sul podio, Paul Agnew, alla testa dei leggendari Les Arts Florissants. Benedetta Torre sarà Poppea, mentre Nerone sarà interpretato dal controtenore-star Maayan Licht.

A ricordare i 350 anni dalla morte del principale allievo di Monteverdi, il cremasco Francesco Cavalli, torna in scena, per la prima volta in epoca moderna, Le nozze di Teti e Peleo, proposto nello spettacolo della giovane regista Chiara D’Anna (al suo debutto in Italia), con la direzione di Antonio Greco alla testa dell’ensemble stabile del festival, Cremona Antiqua. In scena, i vincitori della Cavalli Monteverdi Competition 2025.

Incursione mantovana al teatro Bibiena per un altro capolavoro barocco: Dido and Æneas di Henry Purcell in forma di concerto, con La Fonte Musica diretta da Michele Pasotti. Tra gli interpreti, si segnalano due nomi cari al festival quali Mauro Borgioni (Enea) e Margherita Sala (Maga).

Non solo tradizione barocca: la quarta opera è una nuova commissione del festival, affidata a Mauro Montalbetti. Teodora imperatrice, opera in forma di mosaico, verrà presentata con la regia di Barbara Roganti e la direzione di Antonio Greco, e vedrà protagonista una presenza stabile del festival, il soprano Roberta Mameli.

Un’edizione chiaramente proiettata alla ricerca della continuità tra teatro musicale seicentesco e contemporaneo. Scelta saggia, dunque, non solo accostare titoli di repertorio a grandi riscoperte e nuove opere, ma anche porre il focus sulla parola messa in musica e sulla musica messa in scena: l’essenza, di fatto, della rivoluzione di Claudio Monteverdi.

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Grande interesse desta comunque la programmazione concertistica. Carlo Ipata dirige gli Animosi del Conservatorio Monteverdi con un programma barocchissimo. Il tenore inglese Ian Bostridge è protagonista dell’omaggio al connazionale compositore John Dowland, a 400 anni dalla morte. Il soprano Carmela Remigio si cimenta nel repertorio coevo al divin Claudio con l’ensemble Karalis Antiqua, diretto dal controtenore Federico Fiorio. Il ‘cremonese’ Giovanni Battista Columbro dirige i solisti dell’Orchestra Barocca di Cremona tra musiche di Monteverdi, Ingegneri, Merula, Moro e Grossi da Viadana. Antonio Greco dirige l’omaggio a Giovanni Legrenzi a 400 anni dalla nascita. Torna anche il soprano Silvia Frigato con l’ensemble Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo e un programma che intreccia Monteverdi e Stradella. Chiusura in pompa magna con il concerto di gala di Carlo Vistoli, contraltista osannato da pubblico e critica. Con la Sezione Aurea diretta da Filippo Pantieri, Vistoli disegna un programma dedicato alle storie d’amanti nell’Opera del Seicento, degna conclusione di un’edizione che vuole proprio porre in primo piano le derive emotive, le fragilità, i sentimenti e le sensazioni delle grandi donne del mondo antico e della musica antica.

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