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LIUTERIA

Stradivari ai raggi X, la scienza al servizio dei beni culturali

Fiocco subentra a Malagodi come coordinatore del laboratorio di diagnostica dell’Università di Pavia

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

16 Febbraio 2026 - 05:20

Lo staff del Laboratorio Arvedi: Chiara Delledonne, Giacomo Fiocco, Marco Malagodi, Michela Albano, Eleonora Verni, Mario Gentile

CREMONA - Alla ricerca dei segreti di Stradivari con raggi X, analisi dendrologiche e indagini chimiche su vernici e materiali. In un’epoca di determinismo scientifico, l’obiettivo sembra essere quello di imbrigliare l’intuizione creativa. Questo anche se alla base delle scoperte più rigorose resta spesso quell’insondabile colpo di genio che nasce dall’ingegno umano e dalla complessità delle sinapsi neurali.

Il Laboratorio Arvedi di diagnostica dei materiali, presso il Museo del Violino e afferente al Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, è impegnato nella raccolta di dati oggettivi per comprendere, spiegare e datare i capolavori di Amati, Guarneri del Gesù e Stradivari. Una conoscenza messa al servizio dei liutai, eredi di quel bene immateriale dell’umanità che l’Unesco ha riconosciuto nel saper fare liutario cremonese.

Giacomo Fiocco, nuovo coordinatore del Laboratorio Arvedi dell'Università di Pavia

Dopo il passaggio di consegne con Marco Malagodi, Giacomo Fiocco assume il coordinamento del laboratorio e, contestualmente, quello delle attività di ricerca dei laboratori di Palazzo Fodri del corso quinquennale in Conservazione e Restauro degli strumenti musicali e scientifici dell’Università di Pavia.

Un passaggio nel segno della continuità, come osserva lo stesso Fiocco: «L’indirizzo di ricerca resta quello che ha sempre caratterizzato i Laboratori Arvedi: gli strumenti musicali, in particolare quelli ad arco. La collaborazione con il Museo del Violino è strettissima e continuerà a esserlo. Stiamo lavorando su diverse attività condivise, anche con studenti internazionali, e già da questo mese intensificheremo le campagne analitiche».

L'analisi di un violino

Data per assodata la continuità, quali obiettivi si pone con l’assunzione del coordinamento del laboratorio?
«Uno dei primi obiettivi è aggiornare i dati raccolti negli ultimi dieci anni. La tecnologia e la strumentazione sono molto evolute. Questo significa, per esempio, riacquisire la documentazione fotografica di molti strumenti con apparecchiature più performanti. Tra i lavori in corso c’è anche l’analisi del Carlo Bergonzi recentemente entrato in museo grazie alla Fondazione Arvedi Buschini: uno studio che rappresenta un tassello fondamentale per la ricerca sugli strumenti storici della tradizione liutaria cremonesi». Su quali progetti state lavorando attualmente? «Oltre ai violini, stiamo ampliando il campo di indagine agli strumenti a tastiera e agli organi, anche grazie al corso di restauro e al progetto ‘Remake’, coordinato da Massimiliano Guido. Questo ci porterà a lavorare sempre più sugli organi storici e ad allargare il nostro punto di vista. Un’altra novità riguarda l’ampliamento del gruppo di ricerca: da gennaio il team è passato da cinque a sei membri, con l’ingresso di un nuovo borsista. Fanno parte del laboratorio, oltre a me e a Malagodi, Chiara Delledonne, Michela Albano, Eleonora Verni e Mario Gentile. Il rafforzamento dello staff ci consente di approfondire le analisi e sviluppare nuove linee di ricerca, migliorando qualità e quantità delle ricerche».

Come si sviluppano i rapporti con i liutai?
«Il dialogo con la liuteria è costante e molto proficuo. Un esempio è il dottorato di Eleonora Verni, in collaborazione con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia, dedicato allo studio della colorazione delle vernici attraverso trattamenti termici e analisi delle materie prime, dall’olio di lino alle resine naturali. Il progetto, triennale, è appena entrato nel vivo e ci sta portando a lavorare a stretto contatto con diversi liutai. Anche la recente giornata sui piani di salvaguardia è stata un importante momento di confronto tra Museo, teatro Ponchielli, professionisti e laboratori del corso di restauro, rafforzando l’idea di Cremona come sistema integrato del saper fare. Determinante è stato l’impegno del conservatore dei beni liutari del Museo, Riccardo Angeloni, e del sovrintendente del Ponchielli, Andrea Nocerino, che hanno condiviso questo percorso».

Come si intrecciano le attività del laboratorio Arvedi con quelle di Palazzo Fodri?
«Da gennaio ricopro anche il ruolo di coordinatore delle attività di ricerca dei laboratori del corso di restauro di Palazzo Fodri. Questo rafforza la connessione tra i Laboratori Arvedi e il percorso formativo universitario. È una fase di transizione, anche sul piano della governance del corso, ma la maggiore integrazione tra diagnostica e restauro rappresenta un’opportunità strategica: garantisce continuità, condivisione di competenze e una visione unitaria tra ricerca scientifica e intervento conservativo».

Oltre agli strumenti musicali, su quali altri beni state lavorando?
«Le linee di ricerca si stanno estendendo ad altri ambiti dei beni culturali. Ci siamo occupati delle tibie romane, le cosiddette “tibie Gorga”. In collaborazione con il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma e la direttrice Sonia Martone, abbiamo realizzato una campagna diagnostica e la scansione 3D di due strumenti antichi. Le copie stampate in 3D saranno esposte accanto agli originali per permettere al pubblico di toccarle e comprenderle meglio. Stiamo inoltre studiando frammenti medievali di pergamene polifoniche riutilizzati come copertine di libri tra Siena e Todi: materiali rarissimi, mai analizzati in modo così sistematico dal punto di vista diagnostico. In collaborazione con il Dipartimento di Fisica e studiosi di letteratura italiana lavoriamo anche su manoscritti di Alessandro Manzoni, per leggere scritte cancellate o sovrascritte oggi non più visibili. Il progetto, al terzo anno di dottorato, ha già prodotto risultati promettenti e utilizza strumentazioni innovative mai applicate prima in questo ambito».

Dai violini a Manzoni: quale contributo offre la diagnostica alle discipline umanistiche?
«Negli ultimi anni abbiamo imparato a comprendere a fondo le esigenze delle discipline umanistiche – letteratura, musicologia, storia dell’arte. All’interno del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali esiste una sinergia molto forte tra competenze scientifiche e umanistiche, una realtà rara nel panorama nazionale. La diagnostica fornisce risposte concrete: permette di leggere testi cancellati, ricostruire materiali e tecniche, comprendere processi storici attraverso i dati. Allo stesso tempo, il dialogo con le discipline umanistiche orienta le nostre domande scientifiche, rendendole più mirate e significative».

Che cosa rappresenta questo passaggio di consegne?
«Il passaggio da Marco Malagodi a una nuova fase di coordinamento non è solo un avvicendamento, ma un momento di crescita. L’ampliamento dello staff, l’integrazione con il corso di restauro, il dialogo con la liuteria e le collaborazioni nazionali rafforzano un sistema che unisce museo, università e territorio. Cremona, con la sua tradizione liutaria e il patrimonio di competenze che esprime, è un ecosistema unico. In questo contesto la diagnostica non è un servizio accessorio, ma un motore di conoscenza capace di mettere in relazione passato e presente, artigianato e scienza, conservazione e innovazione».

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