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Nel blu: Mario Perrotta rivisita la felicità di Modugno al teatro Ragazzola

Un viaggio teatrale tra canzoni e ricordi celebra la vita e la felicità del cantautore pugliese, protagonista sul palco sabato 14 alle 21,15

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

12 Febbraio 2026 - 19:12

Nel blu: Mario Perrotta rivisita la felicità di Modugno al teatro Ragazzola

RAGAZZOLA (Parma) -  In avvicinamento al Festival di Sanremo scelta non poteva essere più azzeccata per la stagione del Teatro di Ragazzola, diretta da Roberto Oddi, che lo spettacolo Nel Blu - avere tra le braccia tanta felicità di Mario Perrotta, in scena sabato alle 21,15. Perrotta, attore pluripremiato e vero mattatore della scena, è ospite fisso del cartellone del teatro appena al di là dal ponte che propone spettacoli capaci di mettere d'accordo qualità e sbigliettamento.

Nel blu - avere tra le braccia tanta felicità è un tributo biografico e un viaggio sentimentale nella vita e nelle canzoni del cantautore di Polignano a Mare. Ad accompagnare Perrotta sul palco un ensemble musicale d'eccellenza composto da Vanni Crociani (pianoforte, fisarmonica), Giuseppe Franchellucci (violoncello) e Massimo Marches (chitarra e mandolino). Gli arrangiamenti non sono semplici intermezzi, ma costituiscono la seconda voce del protagonista, capace di esprimere ciò che il linguaggio verbale non può raggiungere. L'orchestrazione sonora avvolge la narrazione, creando un'atmosfera sospesa dove le canzoni più celebri si fondono con i ricordi meno noti restituendo al pubblico la vibrante energia di un'epoca storica irripetibile.

Mario Perrotta dedica questo suo nuovo progetto teatrale alla “felicità” ispirandosi alle parole, alla musica e alla vita di Domenico Modugno, che, secondo l'artista, incarna a pieno questo sentimento. Lo spettacolo si focalizza su un momento magico della storia collettiva: gli anni a ridosso del 1958. È il periodo in cui l'Italia, uscendo dalle macerie del conflitto bellico, inizia a respirare l'ottimismo del boom economico. Secondo la visione di Perrotta, Modugno è stato il corpo e la voce di questa trasformazione. Con un semplice urlo liberatorio, l'artista pugliese riuscì a spazzare via il grigiore del dopoguerra, insegnando al mondo a “volare” e regalando una nuova ragione per sperare. Nonostante la consapevolezza della natura effimera della gioia, Modugno scelse con testardaggine di cantare la felicità, elevandola a missione artistica e umana. Questa ostinazione diventa ora il perno centrale della narrazione teatrale, mostrando un uomo che combatte contro i propri tormenti interiori per offrire agli altri un'illusione necessaria e potente.

Domenico Modugno, pugliese come lo stesso Perrotta, esordì a Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”, scritta con il paroliere-amico Franco Migliacci. Contro ogni pronostico vinse e la sua canzone divenne una sorta di inno, tanto conosciuto a livello internazionale da soppiantare il tradizionalissimo “O sole mio”. Modugno non s'immaginava cantante bensì attore: per inseguire quel sogno aveva abbandonato il Salento per il Nord, prima Torino e poi Roma, dove, insieme a Giulia Lazzarini, ottenne una borsa di studio per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Fu un'esistenza guascona e passionale, in cui convissero schiettezza e arguzia, vocazione alla vita e desiderio di affetti certi.

Per Mario Perrotta, narrare Modugno significa anche fare i conti con le proprie radici. L'attore sottolinea il legame viscerale con una terra, la Puglia, che per lungo tempo è rimasta ai margini dello sviluppo nazionale, dimenticata e periferica. Perrotta si accosta a questa figura con una devozione quasi sacrale, cercando di non tradire l'essenza di un popolo determinato e fiero.

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