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Il Sabbioneta ritrovato

Il restauro del dipinto L'Adorazione del Bambino di Francesco Pesenti è approfondito in una pubblicazione curata dalla storica dell'arte Raffaella Poltronieri

Giulio Solzi Gaboardi

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11 Febbraio 2026 - 19:21

IL SABBIONETA RITROVATO

Raffaella Poltronieri, Chiara Migozzi e don Gianluca Gaiardi

CREMONA - «Più che un libro, un quaderno da completare». In questa definizione, offerta oggi pomeriggio dal direttore del Museo diocesano, monsignor Gianluca Gaiardi, risiede l’orizzonte di ricerca del volume ‘Francesco Pesenti detto il Sabbioneta. L’Adorazione del Bambino in San Sigismondo’ (1545), realizzato con il contributo del Rotary Cremona Po e con la curatela della storica dell’arte Raffaella Poltronieri. Esito naturale del restauro della tavola e della cornice dorata, l’agile volumetto, disponibile all’ingresso del museo, si inserisce nella collana dedicata alla valorizzazione di un bene culturale della Diocesi, dopo quella sulle due lastre del ‘Genesi e tralcio abitato’ di Wiligelmo. Un progetto che non si limita a esporre, ma sceglie di raccontare e approfondire ciò che troppo spesso resta confinato agli addetti ai lavori.

«Questa volta — prosegue Gaiardi — il quaderno esce dal parco culturale della Cattedrale per osservare altri patrimoni artistici. San Sigismondo è un gioiello splendido e ospita una tavola relegata in spazi non accessibili perché abitati dalle monache di clausura, aperti due volte all’anno dai volontari». L’opera è esposta nella cappella invernale delle monache, che nei mesi più freddi partecipano alla messa e ai vespri nell’ex sagrestia. «Si tratta di un restauro prezioso, un affondo scientifico dedicato all’opera e all’artista». Il lavoro non si conclude con il restauro e la presentazione del volume, ma proseguirà per circa due anni, per osservarne il comportamento. «La tavola vive, reagisce all’ambiente», conclude Gaiardi. E assicura: «Non sarà portata in museo».

A valutare le condizioni della tavola prima del risanamento è la restauratrice Chiara Migozzi, che ha condotto un intervento tutt’altro che superficiale: «L’opera aveva l’aspetto di un malato grave. Ha avuto contatti diretti con l’acqua e con l’umidità. A un primo lavoro di consolidamento è seguita una fase di pulitura e ritocco pittorico integrativo, per restituire una lettura completa dell’opera».

L’Adorazione è un presepio non convenzionale. Accanto ai temi iconografici della nascita di Gesù emergono segni che rimandano alla Passione: la croce e la colonna, sorrette dagli angeli in un cielo azzurro e turbinoso, e un angelo — che unisce la parte alta e bassa del dipinto — che regge sopra il capo del Bambino la corona di spine. Un cortocircuito teologico e visivo che condensa in un’unica scena inizio e compimento. La Natività non è soltanto annuncio di gioia, ma presagio di sacrificio: un Bambino che porta in sé il destino della Croce.

Un intervento minuzioso ha riguardato anche la cornice dorata, preziosa e sorprendente, opera del Pesenti, proveniente da una famiglia di pittori e doratori. Su di essa affiorano segni, figure oniriche, scritte e graffiti che aprono ulteriori piste di studio, quasi un racconto parallelo inciso nel legno e nell’oro. La cornice, più che contorno, si rivela soglia simbolica, spazio di confine tra visibile e invisibile. Lo studio di Poltronieri ha tracciato una biografia credibile del Pesenti e della sua famiglia, ridefinendo, grazie ai materiali d’archivio, gli estremi cronologici della vita dei fratelli Vincenzo e Pietro Martire, che con Francesco furono autori della doratura dell’organo della Cattedrale nel 1563, pochi mesi prima della morte del pittore.

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