L'ANALISI
27 Marzo 2026 - 05:20
CREMA - La piaga del gioco d’azzardo documentata sul campo dagli operatori della cooperativa Cosper, che ieri sera in Comune hanno presentato i risultati di una lunga indagine iniziata nel 2019 e durata sei anni, compresa l’interruzione in corrispondenza della pandemia da Covid-19.
Nel corso della riunione, convocata nella saletta a fianco dell’aula degli Ostaggi, per presentare il nuovo regolamento che contiene le misure di prevenzione e contrasto, sono stati forniti i dati principali legati alla diffusione del fenomeno in città. «Gli esercizi osservati sono quelli segnalati tramite il sito dell’Agenzia delle dogane dove viene esercitato ogni tipo di gioco d’azzardo, dal Gratta e vinci alle slot, sino alle sale Bingo – ha sottolineato Marco Piccioni di Cosper –: in città ci sono 56 locali di questo tipo. Sostanzialmente 16 ogni 10mila residenti, il numero più alto dell’intero Cremasco. Al contrario nel sub ambito di Pandino sono meno di 10 ogni 10mila abitanti. In merito alla portata di rischio dell’ubicazione, accade il contrario. A Pandino il 81% degli esercizi con giochi d’azzardo è vicino a luoghi sensibili, come centri di aggregazione per giovani o anziani, luoghi di culto e oratori, mentre a Crema questo aspetto riguarda solo il 39% delle attività.
«Abbiamo anche tracciato un profilo del giocatore medio cremasco: è un uomo di età compresa tra i 35 e i 70 anni, un’ampia fascia di età all’interno della quale è maggioritario il sottoinsieme di coloro che hanno tra i 55 e i 70 anni. Il sub-ambito con il numero più alto di giocatori under 35enni è quello Bagnolo Cremasco con oltre il 40%. A Pandino e Sergnano il dato più basso, il 6%».
Gli operatori si sono poi concentrati sui locali più frequentati della città, sei in particolare. «Qui abbiamo avuto modo di constatare la presenza di 132 giocatori abituali, di cui 110 erano uomini e il resto donne. Abbiamo cercato di coprire svariate fasce orarie su diversi giorni della settimana, ma mai in contemporanea su più esercizi. Si tratta di un tipo di ricerca che si svolge in questo modo e fa parte di un processo di campionamento».
Ats Val Padana stima che la ludopatia interessi una fetta di popolazione compresa fra lo 0,5% e il 2,2%. Rapportando le percentuali ai 160mila abitanti del Cremasco, si tratterebbe di un numero tra gli 800 e i 3.520 giocatori patologici. La stima di quelli occasionali, invece, parla del 54% della popolazione nella fascia di età 18-74 anni, che almeno una volta l’anno tenterebbe la fortuna. Per un maschio è 5,4 volte più probabile essere un giocatore patologico rispetto a una donna e gli uomini cominciano a giocare prima: già dopo i 20 anni, con un incremento esponenziale dai 35 in su. Le donne, invece, si approcciano a macchinette e scommesse dopo i 45 anni.
Entro la fine di quest’anno, per le iniziative di contrasto alla ludopatia, nel territorio cremasco verranno investiti 56.500 euro. Si tratta del piano ‘A volte capita che... il gioco prenda una brutta piega’, partito negli anni scorsi, finanziato dalla stessa Ats, con il Comune che è capofila a livello di distretto cremasco. Aderiscono cooperative e enti: Comunità sociale cremasca, l’Approdo, Igea, consorzio Arcobaleno, Cosper, Insieme per la famiglia e Meraki.
Le attività sono di tipo formativo, rivolte a operatori, educatori, insegnanti e amministratori pubblici, per costruire un linguaggio comune e rafforzare le competenze specifiche. Poi le campagne di sensibilizzazione nei luoghi di aggregazione e cultura (piazze, biblioteche, centri civici) per informare e responsabilizzare i cittadini di ogni fascia d’età. Vengono promossi eventi pubblici e modelli alternativi di intrattenimento, attraverso la valorizzazione del gioco sano, relazionale, creativo e non alienante.
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