L'ANALISI
27 Marzo 2026 - 05:25
CREMONA - Nel 2025 la spesa per i beni durevoli in Lombardia si è attestata a 15,4 miliardi di euro, con una flessione del 2,4% rispetto al 2024. Cremona totalizza 532,8 milioni di euro di consumi di beni durevoli nel 2025 e segna una flessione del 3,2%, la terza più accentuate della regione. È il quadro tracciato dall’Osservatorio Annuale Consumi di Findomestic. E Francesco Timpano, professore ordinario di Politica economica all’Università Cattolica, lancia l’allarme: «I beni durevoli sono per definizione un indicatore anticipatore: quando le famiglie iniziano a rimandare l’acquisto di auto, mobili o tecnologia, vuol dire che percepiscono incertezza sul futuro e una riduzione del potere d’acquisto. In questo senso, il dato lombardo ci dice che la crisi dei consumi non è ancora esplosa, ma è già iniziata».
Secondo l’Osservatorio Findomestic, la contrazione in Lombardia è leggermente più contenuta di quella del Nord-Ovest (-2,6%), ma più alta della media nazionale (-2,1%). La Lombardia si conferma comunque il primo mercato regionale italiano per consumi di beni durevoli e mantiene la leadership nazionale anche in tutti i principali comparti.

In provincia di Cremona, le auto nuove valgono 127,9 milioni di euro e scendono del 7,2%. Le auto usate raggiungono 170,6 milioni di euro, ma arretrano del 2,6%, seconda peggior variazione lombarda dopo Como. I motoveicoli si fermano a 13,6 milioni di euro e calano del 9,6%. Gli elettrodomestici arrivano a 40,8 milioni di euro in crescita dello 0,6%. L’elettronica di consumo vale 9,2 milioni di euro, con una flessione del 4,6%. I mobili, pari a 120,1 milioni di euro, perdono lo 0,8%, ultimo dato regionale a pari merito con Como. L’information technology sale a 13,1 milioni di euro con un incremento dello 0,7%, mentre la telefonia si attesta a 37,5 milioni di euro e arretra dell’1,5%. La spesa media per famiglia è però di 3.395 euro, quarta in Lombardia, anche se in calo del 3,8%.
«Nel 2025 — dichiara Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic — la flessione della spesa delle famiglie lombarde è determinata soprattutto dalle difficoltà del comparto mobilità, mentre i mercati del settore casa, mobile e tecnologia, confermano una sostanziale tenuta. A pesare sul risultato complessivo è soprattutto il rallentamento della domanda di auto nuove. Non sono bastati i tardivi incentivi a stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza».
E Timpano aggiunge: «Il comparto della mobilità è quello che pesa di più sulla flessione. Ridurre tutto alle politiche ambientali è una semplificazione che non aiuta a capire il fenomeno. La verità è che il mercato dell’auto sta attraversando una trasformazione strutturale. Ci sono almeno tre fattori: il primo è il costo, perché le auto nuove sono diventate molto più care negli ultimi anni; il secondo è l’incertezza tecnologica, con famiglie che non sanno se orientarsi su elettrico, ibrido o tradizionale; il terzo è il cambiamento nei comportamenti, soprattutto tra i più giovani, dove il possesso dell’auto non è più centrale come in passato. Il fatto che l’usato tenga mentre il nuovo crolla è molto significativo: non è solo una questione di incentivi, ma di accessibilità e di fiducia. È un mercato che sta cambiando struttura, non semplicemente rallentando».
Tornando al dato generale, «direi che siamo di fronte a qualcosa di più di una semplice fase congiunturale. Il calo del 2,4% in Lombardia, che resta il primo mercato nazionale, è un segnale importante: significa che anche nei territori più forti si sta entrando in una fase di raffreddamento dei consumi. Teniamo presente che i dati Findomestic misurano valori nominali, quindi sommano le dinamiche reali (variazione delle quantità) con le variazioni dei prezzi. Una diminuzione dei valori nominali in presenza di prezzi che salgono indica quindi una diminuzione nella domanda. E Cremona riflette alcune fragilità tipiche dei territori intermedi. Da un lato ha una buona capacità di spesa media, dall’altro fatica a mantenere dinamiche di crescita nei volumi. Il dato sulla mobilità è particolarmente indicativo: calano sia il nuovo sia l’usato, a differenza di altre province dove almeno il mercato dell’usato tiene. Questo suggerisce una maggiore prudenza delle famiglie e una minore dinamicità economica complessiva. Inoltre, rispetto a realtà come Milano o Monza, manca quell’effetto traino legato a redditi più elevati, innovazione e attrattività. Questo rende Cremona più esposta alle fasi di rallentamento».
Tuttavia Cremona mantiene una spesa media familiare elevata. «È un dato che va letto con attenzione. Una spesa media elevata può sembrare un segnale positivo, ma se è accompagnata da un calo dei volumi e da una contrazione diffusa dei comparti, rischia di indicare una certa polarizzazione. In altre parole, alcune famiglie continuano a spendere, ma una parte crescente riduce o rinvia gli acquisti. Questo è coerente con un contesto in cui il potere d’acquisto medio è sotto pressione. Per Cremona il tema non è solo quanto si spende, ma quanto è diffusa questa capacità di spesa. Se si restringe la base dei consumatori attivi, il rischio è quello di un rallentamento più strutturale nel medio periodo».
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