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LE CONSEGUENZE DEL CONFLITTO

Carburante alle stelle: «È pura speculazione»

L’affondo di Bozzoni (Faib). E per le famiglie in arrivo anche la stangata delle bollette. Ferraroni: «Effetti devastanti sulle attività locali»

Andrea Fiori

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redazione@laprovinciacr.it

08 Marzo 2026 - 05:25

Carburante alle stelle: «È pura speculazione»

Prezzi a un self service a Cremona

CREMONA - «È una vera e propria speculazione che rischia di mettere in ginocchio l’intero settore». Non usa giri di parole Matteo Bozzoni, presidente Faib e Confesercenti Lombardia Orientale, per descrivere l’ondata di rincari che sta scuotendo l’economia del territorio cremonese.

La provincia di Cremona (e l’intero Paese) si ritrova oggi nel mirino di un’instabilità geopolitica globale che parte dai pozzi dell’Iran e finisce direttamente nelle tasche dei cittadini e nelle casse delle imprese locali.

L’escalation bellica in Medio Oriente, con il conflitto che ha ormai coinvolto direttamente Iran e Emirati Arabi Uniti, ha innescato una reazione a catena sui mercati internazionali dell’energia. Quello che sembrava un timore lontano si è trasformato, in pochi giorni, in una realtà fatta di cifre a due zeri sui tabelloni dei distributori di carburante e in proiezioni preoccupanti per le prossime bollette di luce e gas.

La situazione è critica: secondo le analisi più recenti, il prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia elettrica è balzato del 60% rispetto alla fine di febbraio, mentre il punto di scambio virtuale (Psv) del gas naturale ha registrato un incremento ancora più marcato, toccando punte del 76%.

Il cuore della crisi è anche nell’aumento dei prezzi dei carburanti, con i gestori delle stazioni di servizio che si trovano a gestire una pressione insostenibile. Bozzoni denuncia una dinamica che va ben oltre il semplice aumento della materia prima. Uno dei problemi principali è il paradosso delle commissioni bancarie. Con l’attuale costo del prodotto, le commissioni sulle carte di credito commerciali hanno raggiunto l’1,85%. In termini pratici, questo significa che il costo che il benzinaio deve sostenere per incassare il pagamento elettronico supera spesso il margine di guadagno lordo, fermo a circa 4 centesimi al litro.

Ma c’è un fenomeno ancora più preoccupante: quello della speculazione sulle scorte. «Ci sono seri problemi nelle consegne perché i fornitori non consegnano — prosegue Bozzoni —. La giustificazione ufficiale è che i depositi siano vuoti, ma il sospetto fondato è che molti stiano trattenendo il prodotto sapendo che il valore aumenterà. È un meccanismo speculativo che strangola la filiera». Questa carenza di liquidità sta spingendo molti colleghi a ridurre drasticamente gli ordini, impossibilitati a sostenere l’esborso finanziario necessario per riempire le cisterne a prezzi così elevati.

L’effetto psicologico sulla popolazione non si è fatto attendere. Nei primi giorni della settimana, infatti, c’è stata una sorta di corsa ai benzinai per battere sul tempo i rincari, scattati a ondate successive tra martedì e venerdì, che hanno visto il gasolio aumentare di 24 centesimi e la benzina di 15 centesimi in poche ore. «Quando il prezzo sfonderà la soglia psicologica dei 2 euro al litro — conclude Bozzoni —, prevediamo un fortissima limitazione se non proprio uno stop ai consumi, e seri problemi per le aziende di autotrasporto del territorio».

Se il caro-carburante è l’emergenza immediata, il rincaro energetico rappresenta la minaccia a medio termine. Fino ad oggi, Cremona era riuscita a posizionarsi come una delle province lombarde meno colpite dai costi energetici. Secondo i dati di Facile.it relativi al 2025, le famiglie cremonesi con contratti indicizzati avevano speso mediamente 744 euro per la luce e 1.487 euro per il gas, cifre che collocavano la provincia al terzo posto in Lombardia per convenienza complessiva.

Tuttavia, questo fragile equilibrio sta per essere spazzato via. Mentre città come Como e Brescia guidano la classifica dei rincari con bollette elettriche che superano gli 800 euro e costi del gas che sfiorano i 1.800 euro (nel caso comasco), Cremona rischia ora di perdere il suo vantaggio competitivo. L’Osservatorio Segugio.it avverte che i clienti con tariffe indicizzate saranno i primi a subire l’impatto degli aumenti dovuti alla crisi iraniana. Per chi non ha ancora bloccato il prezzo, il rischio è di trovarsi di fronte a rincari che potrebbero essere mitigati solo scegliendo tempestivamente tariffe a prezzo fisso, che attualmente garantiscono risparmi potenziali fino al 37% sulla luce e al 18% sul gas.

La cronaca di questi giorni racconta di un territorio che prova a resistere, ma che si sente ostaggio di dinamiche globali su cui ha poco controllo e di un sistema che approfitta dell’incertezza per massimizzare i profitti a discapito dei cittadini e dei piccoli commercianti. Mentre le diplomazie internazionali — si spera — cercano una via d’uscita al conflitto in Medio Oriente, a Cremona si guarda con apprensione ai monitor dei mercati all’ingrosso. La speranza è che le istituzioni intervengano non solo per calmierare i prezzi, ma per vigilare su quei fenomeni di speculazione denunciati dai gestori, affinché i rincari non diventino il colpo di grazia per una situazione economica già fragile.

FERRARONI: «L’11% DEL GAS VIENE DAL MEDIO ORIENTE». IN ALLERTA ANCHE LA GDF

industria

«Le preoccupazioni sono molto alte e le conseguenze di questa guerra sono devastanti: dalla durata del conflitto dipenderà l’impatto sulle materie prime energetiche». Fotografa così lo scenario critico che sta travolgendo il sistema produttivo locale Maurizio Ferraroni, presidente dell’Associazione Industriali della provincia di Cremona. L’escalation bellica in Medio Oriente non è solo un’emergenza diplomatica, ma può rappresentare un duro colpo per l’economia reale del territorio: in pochi giorni, infatti, il prezzo del gas naturale all’ingrosso è raddoppiato, toccando quota 60€/MWh

Ferraroni

Il nodo resta l’approvvigionamento in un mercato globale fragile. «L’Italia si posiziona meglio di altri Paesi, con stoccaggi al 48% — spiega Ferraroni — ma scontiamo una dipendenza dal gas mediorientale dell’11%». Il rischio paralisi è legato allo stretto di Hormuz, da cui passa un quinto del Gas Naturale Liquefatto (Gnl) mondiale: «Se venisse bloccato, le rotte si allungherebbero di 15 giorni, con conseguenze durature. Ma siamo preoccupati anche per la speculazione che può alterare i mercati e mettere sotto pressione il sistema. Occorre una reazione dell’Europa su tre pilastri: creazione di un mercato unico dell’energia, di un mercato unico dei capitali e di una difesa comune, nel rispetto della neutralità tecnologica».

Sul fronte dei controlli, la risposta dello Stato è immediata. La Guardia di finanza, su indicazione dei Ministeri dell’Economia e delle Imprese, ha intensificato il presidio lungo l’intera filiera dei carburanti per «prevenire distorsioni che possano recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato». Le Fiamme Gialle, infatti, sono impegnate in un’attività capillare concentrata su due fronti: verifica della trasparenza dei prezzi esposti e analisi dei valori di mercato in tutte le fasi di commercializzazione per «far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali».

Il timore è che le rapide oscillazioni alimentino canali illeciti. Per questo, il controllo punterà a colpire «condotte di evasione o frode», realizzate attraverso l’immissione in consumo di prodotti sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti e l’irregolarità nella circolazione. Una morsa necessaria per evitare che la crisi diventi un pretesto per saccheggiare i bilanci di famiglie e imprese del territorio, già messi a dura prova da un’inflazione energetica che purtroppo non accenna ancora a placarsi.

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