L'ANALISI
13 Marzo 2026 - 05:30
Andrea Badioni e Marco Stanga
CREMONA - Le vetrine che si spengono, i negozi che chiudono. Il commercio al dettaglio, in città, sta attraversando una fase di crisi: a livello regionale, infatti, Cremona si colloca al sesto posto per contrazione del numero di questa categoria di imprese, con un calo del 27,5% tra il 2012 e il 2025. A livello nazionale, invece, il comune di Cremona è al 27° posto (su 122).
‘Città e demografia d’impresa’ realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio nell’ambito del progetto Cities, che fotografa un sistema commerciale in trasformazione. A livello nazionale, infatti, i dati mostrano con chiarezza un fenomeno di progressiva riduzione del commercio tradizionale. In tredici anni sono scomparsi 156mila punti vendita del commercio al dettaglio, sia in sede fissa sia ambulante.
Parallelamente, crescono alcune attività legate al turismo e alla somministrazione: nello stesso periodo alloggio e ristorazione registrano un incremento di circa 19mila imprese. Si registrano cambiamenti anche nella struttura imprenditoriale: calano quelle guidate da imprenditori italiani, mentre aumentano quelle straniere. Significativa anche l’evoluzione dei consumi: tra il 2015 e il 2025 le vendite delle piccole superfici restano sostanzialmente stabili, mentre l’e-commerce cresce del 187%, confermando il profondo cambiamento nelle abitudini.

L’analisi evidenzia inoltre come la contrazione del commercio sia più marcata nei centri storici, dove il calo riguarda in particolare alcune categorie tradizionali. Tra il 2012 e il 2025, ad esempio, si registra una forte diminuzione di edicole, negozi di abbigliamento, librerie e attività legate alla vendita di mobili e ferramenta. Al contrario, crescono alcune tipologie di servizi, tra cui ristoranti, pasticcerie e strutture di ospitalità diffusa come affitti brevi e bed&breakfast. Anche la Lombardia segue questa tendenza, con una riduzione significativa degli esercizi commerciali tradizionali nei centri urbani e una progressiva trasformazione del tessuto economico verso attività di servizio, turismo e ristorazione.
«Questi dati – commenta Andrea Badioni, presidente di Confcommercio provincia di Cremona – raccontano una trasformazione che riguarda tutte le città italiane. Il commercio di prossimità non è soltanto un’attività economica: è una vera e propria infrastruttura sociale, che contribuisce alla vivibilità dei quartieri, alla sicurezza urbana e alla qualità della vita delle comunità. I negozi di vicinato rappresentano un presidio quotidiano di relazioni, servizi e cura dello spazio urbano. Per questo è fondamentale che le politiche urbane riconoscano pienamente il valore del commercio di prossimità e lo considerino parte integrante delle strategie di sviluppo delle città, insieme alle politiche per la mobilità, la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico».
Un altro tema cruciale riguarda la gestione dei locali sfitti. «Attraverso strumenti di collaborazione territoriale — aggiunge Badioni —, come i Distretti del commercio, è possibile avviare percorsi concreti di rigenerazione urbana: dal censimento degli spazi vuoti alla valorizzazione delle vetrine inutilizzate, fino alla promozione di temporary store e nuove opportunità per gli imprenditori. Sono iniziative che possono contribuire a restituire vitalità economica e sociale alle nostre città». «Per affrontare le trasformazioni del commercio urbano servono strumenti di conoscenza più evoluti», osserva Marco Stanga, vicepresidente vicario di Confcommercio Provincia di Cremona.
«Per questo riteniamo fondamentale dotarsi di osservatori permanenti sul tessuto economico delle città, capaci di integrare dati tradizionali e nuove fonti di analisi dei flussi urbani. Come Confcommercio provincia di Cremona stiamo lavorando in questa direzione con il nostro Osservatorio Urban Data, che consente di leggere meglio le dinamiche del centro urbano e di orientare le scelte di programmazione e gli investimenti pubblici. Allo stesso tempo è importante gestire in modo attivo i locali sfitti e valorizzare strumenti di collaborazione territoriale come i Distretti del commercio, favorendo nuove aperture e progetti di riqualificazione. Un altro tema riguarda la possibilità per i Comuni di disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili, utilizzando strumenti normativi già esistenti – come il Decreto Scia 2 e la Legge Concorrenza 2022 – per tutelare l’equilibrio commerciale e la qualità dei centri storici».
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