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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Normali liti di coppia», maltrattamenti: marito assolto

Chiesti 5 anni per il coniuge «ludopatico e geloso». La difesa smonta l’accusa

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

24 Marzo 2026 - 18:58

«Normali liti di coppia», maltrattamenti: marito assolto

CREMONA - «Il reato di maltrattamenti richiede una condotta abituale. Nel nostro caso, si è trattato di episodi isolati. Di litigi e discussioni di coppia inerenti la non puntualità della moglie nel rientrare a casa o gli ammanchi di denaro da parte del marito. Litigi e discussioni reciproche che, di fatto, hanno fatto sì che il rapporto coniugale andasse a deteriorarsi e sgretolarsi in via definitiva».

Alessandro De Nittis è l’avvocato che con il collega Marco Fantini, oggi ha fatto assolvere dai maltrattamenti ‘perché il fatto non sussiste’, Stefano, 40enne accusato dalla ex moglie di averle fatto fare una vita infernale quando dalla Sicilia si sono trasferiti a Cremona.

Per Stefano, «marito ludopatico e geloso», la pm, Chiara Treballi, aveva chiesto 5 anni di reclusione.

Marito e moglie sono cresciuti nello stesso paese. Si sono conosciuti quando lei aveva 16 anni; nel 2010 si sono sposati e hanno messo su famiglia, prima è nata una femmina, poi un maschietto. Giù, lei ha scoperto che il marito bruciava tutti i soldi nel gioco. Stanca di chiedere i soldi ai genitori, nel 2014 si è trasferita al Nord, «pensando di responsabilizzarlo».

A Cremona la moglie si è trovata un lavoro in ambito sanitario, marito e figli l’hanno raggiunta nel 2015. «Il primo anno a Cremona è stato un disastro. Lui è ludopatico ed è sempre stato geloso, dal 2014 il rapporto si è deteriorato. Lui voleva sempre avermi sotto controllo». Il pm ha ripercorso la testimonianza della donna.

«Mio marito non voleva che io uscissi con i colleghi, in 12 anni sarò uscita con loro 8 volte. Non voleva che frequentassi nessuna persona al di fuori di lui. Contava i minuti che ci mettevo dal lavoro a casa, non potevo chiacchierare con nessuno. Erano sempre discussioni. A volte, gli facevo vedere i cartellini timbrati. Mi faceva sentire una bugiarda come se gli mentissi. Mi metteva in soggezione, ma io ero al lavoro. Mi controllava il telefonino. Non ho mai avuto relazioni extraconiugali

La moglie aveva raccontato di quella volta in cui, rincasando da una cena con i colleghi, il marito l’aveva attesa sveglio. «Mi ha messo le mani al collo e, stringendole, mi ha alzato da terra, spingendomi contro il muro. Avevo i piedi alzati da terra e ho temuto veramente di morire. Io muovevo le gambe, perché stavo soffocando e lui, allora, mi ha mollato il collo e mi ha dato due forti pugni alla testa. Mi diceva che ero una poco di buono».

La pm ha parlato di «clima vessatorio» e di «minacce anche di morte (‘Ti faccio fare una brutta fine’)».

«Tensioni occasionali, come evidenziato anche dalle deposizioni dei testimoni e dai riscontri documentali», ha ribattuto l’avvocato de Nittis. Il legale ha ripercorso le dichiarazioni delle amiche e delle colleghe della donna, venute al processo a testimoniare. «La collega di lavoro parla di reciproche discussioni e litigi con il marito dovuti ad asserite problematiche di ludopatia ed eccessiva gelosia da parte di quest’ultimo — ha arringato il difensore —. Narra che in due sole occasioni il marito l’avrebbe strattonata e schiaffeggiata. La moglie narra di essere vittima di pressioni psicologiche da parte del marito, mostrandosi infastidita più che altro dalle telefonate che riceveva alla fine del turno lavorativo, sentendosi controllata

E ancora: «Orbene, la signora dapprima ha sporto denuncia contro il marito per gli asseriti maltrattamenti in famiglia, poi ha deciso di separarsi dal marito. Successivamente, i coniugi si sono separati consensualmente ed anche dopo la separazione, la moglie ha confermato di aver intrattenuto rapporti intimi con il marito. Per la difesa, «anche questo è un fatto indicativo della non colpevolezza del marito».»

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