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Aule in stile Bruxelles: gli studenti dell'Anguissola simulano i processi dell'Unione europea

Allo studio un caso di violazione dello stato di diritto fra negoziazione, alleanze e responsabilità nel progetto Jean Monnet LES

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

23 Marzo 2026 - 19:00

Aule in stile Bruxelles: gli studenti dell'Anguissola simulano i processi dell'Unione europea

Studenti del'Anguissola durante la simulazione del consiglio europeo

CREMONA - In abito scuro i ragazzi, in tailleur le ragazze: tutti intorno a un tavolo, ciascuno con davanti una carpetta che rappresenta uno dei 27 Paesi dell’Unione Europea. All’Anguissola si è simulato il funzionamento dei processi decisionali dell’Unione Europea, cuore pulsante del progetto Jean Monnet LES: Let's Be European Stars.

«Il nome scelto per la nostra iniziativa riflette la volontà di rendere i nostri ragazzi ‘stelle’ capaci di orientarsi e brillare nel panorama europeo — ha spiegato la preside Paola Premi —. Le aule del liceo delle scienze umane Anguissola si sono trasformate in una vera e propria sede istituzionale europea. Le classi quarte e quinte del liceo economico sociale con caratterizzazione internazionale (InterLES) sono state protagoniste di un’esperienza formativa d’eccellenza».

Studentesse dell'Anguissola

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento, ha visto la partecipazione del professor Marco Brunazzo, che ha guidato gli studenti attraverso i complessi meccanismi della politica transnazionale. «I ragazzi hanno dovuto discutere, dopo aver studiato l’apposito dossier, l’intervento comunitario da adottare nei confronti di uno Stato membro accusato di violazione dello stato di diritto — spiega il docente —. Il caso è quello dell’Ungheria: gli studenti hanno analizzato le carte ed espresso il loro punto di vista, orientandosi su tre opzioni: la condanna con la cancellazione dei fondi, la sospensione parziale oppure il rinvio della decisione».

L’obiettivo della simulazione è stato perseguito con grande serietà dagli studenti, a partire dal dress code fino all’uso di un linguaggio formale adeguato. «In questo modo hanno messo alla prova i meccanismi studiati a livello teorico — spiega la docente Marina Antoldi —. Al tempo stesso hanno sperimentato la difficoltà di trovare un accordo, costruire strategie, creare alleanze e incidere sulla decisione collettiva. Abbiamo assistito a una simulazione che ha dimostrato l’impegno e la serietà dei nostri studenti nel vestire i panni dei rappresentanti dei Paesi europei».

Un momento della simulazione

Martina Armelloni, che rappresentava la Germania, afferma: «È vero che si tratta di una simulazione, ma ho sentito la responsabilità del Paese che rappresentavo. Non oso immaginare come sia nella realtà, come sia lavorare a Bruxelles».

A Pietro Ghisleri è spettato il non facile compito di coordinare i lavori: «Non è stato semplice: i miei colleghi sono stati corretti e la discussione non ha assunto toni particolarmente accesi — racconta, ancora nei panni del coordinatore del Consiglio europeo —. Ho un carattere riservato e trovarmi a gestire l’assemblea è stata una bella sfida».

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