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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Ha esaltato Turetta». Stalking, all’ex 18 mesi

Condannato il fidanzato: dovrà risarcire la ragazza tuttora in cura dalla psicologa

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

18 Marzo 2026 - 20:30

«Ha esaltato Turetta». Stalking, all’ex 18 mesi

CREMONA - «Non vi nascondo che mi è venuta la pelle d’oca nel leggere i messaggi che le ha mandato, anche perché lui l’aveva già minacciata di morte». Per metterle ancora più paura, le ricordava di essere nato a Cutro e, «soprattutto, il richiamo all’omicidio di Giulia Cecchettin, a Filippo Turetta».

Paolo Sperolini è l’avvocato di parte civile di Maria (nome di fantasia, ndr), una ragazza di 26 anni che con la sua denuncia oggi ha fatto condannare per atti persecutori e lesioni l’ex fidanzato a 1 anno e 6 mesi. E a risarcirla intanto con una provvisionale immediatamente esecutiva di 5mila euro.

«La mia assistita ha subito una continua violenza verbale e psicologica per fortuna solo per tre mesi» quando c’è stato un contatto tra la fidanzata e l’ex compagna di lui e Maria ha scoperto che l’ex era stata vittima delle stesse violenze.

«Mi mandava i video del processo a Turetta e rideva. Mi diceva che mi faceva a pezzettini e che non mi avrebbero trovata», ha raccontato Maria che da un anno, lo ha ricordato il suo avvocato, è in cura dalla psicologa per vincere «angoscia e paura». Ne avrà ancora per un ulteriore anno.

«Paura e angoscia» sono le ferite dei cinque mesi di relazione con Mario, più grande di lei di 5 anni, calabrese di nascita, casa e lavoro a Reggio Emilia. Un fidanzato «ossessionato dalla gelosia», un «prevaricatore», uno che, secondo l’accusa, l’ha tempestata di telefonate e di messaggi. Ha provato a isolarla dalla famiglia. E dalle amiche. Un fidanzato che una volta l’ha accompagnata al Pronto soccorso con una botta in testa. «Non dire che sono stato io». «Io ero veramente sottomessa a tutto quello che voleva. Non sceglievo più niente nella mia vita, non avevo più scelta. Mi diceva che veniva da Cutro».

«Sarò breve», ha esordito il pm onorario, Silvia Manfredi, che ha chiesto 1 anno e 8 mesi per l’ex fidanzato. La pm è tornata sulla testimonianza, al processo, di Maria, della collega di lavoro. E dell’amica del cuore con la quale la ragazza era andata in vacanza a Santo Domingo. «Lui non voleva che andasse». Lei è partita, «lui la chiamava 150 volte al giorno». L’amica: «Continuava a mandarle messaggi, tantissimi messaggi, di continuo, anche quando noi due siamo state in vacanza a Santo Domingo». Maria «è assolutamente cambiata, si era proprio isolata. Mi diceva che aveva paura, io ero molto preoccupata. Era dimagritissima. Era sempre in lacrime, ero preoccupata per lei».

La collega: «Ho visto anch’io tantissimi messaggi che lui le mandava. Non li ho letti tutti, perché sono talmente tanti. Ho letto quelli più spiacevoli. All’inizio della loro relazione, ho visto che lei era sempre in ansia, con il telefono in mano. Era dimagrita moltissimo».

La madre di Maria: «Io sono una mamma responsabile. A mia figlia ho detto più volte: ‘Ricordati che quella è una relazione malata, è una relazione tossica’. Lui non mi è piaciuto da subito, quando l’ho conosciuto a casa mia. Io ho detto a mia figlia: ‘È una persona poco per bene, è un delinquente’. Non mi è piaciuto anche per il suo modo di fare scontroso, non educato, molto altezzoso. Sono la mamma della tua fidanzata. Lui si poneva al di sopra. Mia figlia inizialmente mi ha accennato, poi, andando avanti con la relazione mi ha raccontato». Le aveva raccontato delle «parolacce: ‘Sei una p, sei un t...’». Delle minacce: «Ti voglio vedere morta’ eccetera eccetera. «Le ho viste anche sui messaggi. Mia figlia mi ha sempre detto che all’inizio il rapporto andava bene, poi è via via scemato. Lui era geloso anche di me. Non voleva che mia figlia stesse a casa mia, voleva portarla a Reggio Emilia. In quel periodo, mia figlia era cambiata totalmente. Con me era sempre nervosa, agitata, mi rispondeva male. Io vedevo che c’era qualcosa in questa relazione. Più volte le ho detto: ‘Ricordati che questa relazione è malata’».

«È stata una relazione sentimentale fortemente passionale tra due giovani. Lui ha avuto un attacco di gelosia. È un rapporto che ha avuto le sue difficoltà, ma le condotte del mio assistito non hanno ingenerato nella ragazza il timore per la propria incolumità», ha sostenuto la difesa.

Entro 60 giorni sarà depositata la motivazione della sentenza di condanna.

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