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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Trattata da schiava», cinque anni ai suoceri

Dovranno anche risarcire la donna. L’ex marito era già stato condannato a 6 anni

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

17 Marzo 2026 - 20:40

«Trattata da schiava», cinque anni ai suoceri

CREMONA - Il Tribunale ha condannato a 5 anni di reclusione ciascuno per maltrattamenti i suoceri (ex) di una sposa egiziana. Marito e moglie, anche loro egiziani, dovranno risarcirla con 10mila euro (provvisionale). L'ex cognato è stato assolto. «Un quadro di violenza domestica strutturato e continuativo. Una sopraffazione familiare che ha privato la vittima di dignità, autonomia e libertà». Così il pm, Paolo Rizzardi, che aveva chiesto di condannare a 4 anni e 6 mesi ciascuno i suoceri.

Dopo il matrimonio la nuora andò a stare con loro. «Mi trattavano come una schiava, mi umiliavano se non facevo bene i lavori». Un inferno dal 2019 al 2022. In un altro processo, l'ex marito è già stato condannato a 6 anni per violenza sessuale e maltrattamenti

«Schiava». Nei dieci colloqui con la psicologa e psicoterapeuta del centro anti-violenza, «schiava» è la parola che la giovane moglie (aveva 18 anni quando si è sposata) ha ripetuto più volte, «spiegando quello che succedeva a casa». Quello che le era accaduto dopo il matrimonio. A cominciare dalla violenza sessuale subita la prima notte di nozze. «Io non volevo per paura del dolore. Lui mi ha preso con la forza, io piangevo. Sono andata in ospedale la mattina». Poi, un aborto, una nuova gravidanza, la nascita del figlio, le percosse e le violenze psicologiche. Anche da parte dei suoceri. Al processo, la giovane aveva raccontato di non essere nemmeno libera di telefonare ai suoi genitori. Di essere costretta ogni giorno a pulire, cucinare, lavare, mentre mia suocera non faceva niente. Ero costretta, perché altrimenti erano ritorsioni. I suoceri c’erano sempre nella nostra vita. Mio suocero una volta mi ha picchiato con la cintura, un'altra mi ha spinto dalle scale.

La mamma: «Mia figlia mi ha detto che il rapporto con il marito era problematico. Si è sposata che aveva 18 anni. Prima ha vissuto in una casa con il marito ed era obbligata ad andare a pranzo e a cena dai suoceri. Lui le aveva promesso di farle continuare gli studi. Bugiardo. E di vivere indipendenti, poi si sono trasferiti nella casa dei suoceri. Se la prima notte di nozze è stata male? Non era pronta, ha avuto un'emorragia, la mamma di lui non voleva portarla in ospedale, sennò la gente parlava. Mia figlia ci ha chiamato, sono andata io, stava male. Quando è tornata a vivere da noi, ci ha raccontato che i suoceri si intromettevano sempre, la picchiavano, la obbligavano a fare tutto in casa. Ci ha raccontato che il suocero una volta l'ha picchiata con la cintura: aveva i lividi sul braccio, che la suocera la picchiava, le tirava i capelli: se non faceva le pulizie, la trattavano male. Se era libera di uscire e di gestire i soldi? Niente, no. Tutti si intromettevano nella sua vita».

Il padre: «Quando mia figlia si è sposata, all'inizio non mi aveva detto niente. Prima di andare a vivere dai suoceri, era successa una brutta cosa. Mia figlia aveva litigato con il marito, perché non voleva andare a vivere dai suoceri. 'Io voglio stare in un appartamento da sola'. Ha litigato, lui l'ha picchiata. 'Papà, vieni', piangeva. Quando è andata a casa dei suoceri, non è cambiato nulla. Non era libera. Mi ha detto che stava in casa come una schiava, che la minacciavano suo marito e i suoceri. Anche quando è rimasta incinta, a casa dei suoceri stava malissimo: non c'era lo scaldabagno, l'acqua la scaldava sul fuoco».

Di «violenza tollerata, condivisa e alimentata», aveva parlato l'avvocato di parte civile Antonella Viola. «Non è quasi mai agevole e facile difendersi da queste accuse che si basano solo sul racconto della persona offesa. Non c'è nessun riscontro. Menzogne», aveva detto l'avvocato Mario Tacchinardi, che aveva chiesto di assolvere suoceri e cognato.

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