L'ANALISI
CORTE DE' CORTESI. NELLE AULE DI GIUSTIZIA
17 Marzo 2026 - 20:02
CORTE DE' CORTESI - Erano in cinque. Si fecero aprire la porta di casa, spacciandosi per poliziotti. Uno dei banditi era armato di cacciavite. La rapina in una abitazione è andata in scena ben undici anni fa: il 23 ottobre del 2015. Un venerdì di terrore per la padrona di casa, all’epoca 43enne, minacciata con quel cacciavite.
Undici anni dopo, c’è una condanna: 4 anni, 8 mesi di reclusione e 1.100 euro di multa. Il Tribunale li ha inflitti oggi a Giovanni Movilia, classe 1982 (i 43 anni li compirà l’1 luglio), calabrese di Reggio Calabria, domiciliato in Piemonte. Gli è stata contestata la recidiva. Il pm, Federica Cerio, aveva chiesto ai giudici di condannarlo a 5 anni di reclusione e a 2mila euro di multa.
A processo c’è finito solo il calabrese, perché l’unico dei cinque finti poliziotti riconosciuto dalla vittima all’epoca dell’assalto in casa.
Il capo di imputazione racconta che Movilia «in concorso con altri quattro soggetti allo stato non identificati, dopo essere entrato nell’abitazione della vittima, qualificandosi come poliziotto, con minaccia consistita nel puntarle un grosso cacciavite, simulando di ferirla e intimandole di stare ferma», arraffò il bottino, soprattutto gioielli per un valore di 25mila. Dall’anello in oro giallo e brillanti al braccialetto modello Tennis in oro bianco e brillanti, dal solitario a un orologio del valore di 6mila euro, diversi orecchini e la fede nuziale. Non solo gioielli. Undici anni fa, il rapinatore rubò anche una borsetta e un portafoglio griffato con all’interno la carta bancomat e la carta Postapay, due tesserine sanitarie, il codice fiscale, la patente di guida, la carta di identità e circa 80 euro in contanti.
Undici anni fa, la vittima corse dai carabinieri. Partì l’indagine. Furono esaminate le telecamere della zona. I filmati ripresero i cinque saltare su un’auto. Gli investigatori prepararono un fascicolo fotografico. La rapinata riconobbe l’imputato: Giovanni Movilia. Lo stesso che il 10 ottobre del 2025, si è preso 7 anni e 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata a commettere furti in abitazione.
Secondo l’accusa, Movilia si faceva aprire, spacciandosi per tecnico addetto al controllo della eventuale presenza di mercurio nell’acqua potabile. Con Movilia, i giudici di Trento hanno condannato due coimputati.
I tre, tutti residenti in Piemonte, per la Procura facevano parte di una banda composta da almeno sei persone, che nel giro di un anno avevano svuotato una decina di abitazioni.
In particolare, a Movilia il pm aveva contestato cinque furti andati a segno tra il 27 e il 31 gennaio del 2020. Con la scusa della presenza di mercurio nell’acqua — metallo che avrebbe potuto intaccare i gioielli presenti in casa se non fossero stati messi in frigorifero — Movilia e complici si erano fatti aprire la porta di casa e ingannato le vittime: sempre persone anziane. In un caso, ad Ala (Trento), alla vittima avevano portato via un portafoglio con 920 euro in contanti, varie collane d’oro e una cassetta di sicurezza con dentro altri 4 mila euro. In un altro caso, a Nago Torbole (zona nord-orientale del lago di Garda) i finti tecnici dell’acqua avevano rubato un collier in oro, vari anelli con zaffiri e altri gioielli. Stesso copione in due abitazioni a Riva del Garda, il 29 gennaio del 2020. Qui erano spariti orologi di valore e carte bancoposta. L’ultimo colpo è storia del 31 gennaio 2020, sempre ad Ala. Sempre con l’imbroglio del finto tecnico.
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