L'ANALISI
13 Marzo 2026 - 18:52
CREMONA - «Tuttora i suoi gatti vengono da me, sotto il porticato, sul mio letto. Vuol dire che di me si fidano. Se fossi cattivo, se ne andrebbero via. I gatti sono intelligenti più di noi. Anche stamattina sono venuti, ho le foto nel telefonino». Agita lo smartphone, Fabio, 62 anni, ex cuoco della Col di Lana.
Non si capacita del perché lui che aveva cane, gatto, galline e tartarughe, proprio lui, al quale i residenti del quartiere affidavano i propri cani e gatti quando andavano in ferie, proprio lui sia finito davanti al giudice per maltrattamento di animali. Valentina, la vicina con casa sul lato opposto della strada, lo accusa di aver imbevuto di benzina la pancia e le zampette posteriori del suo gatto Tato, oggi 12enne.
Storia dell’11 maggio del 2020, lunedì, in pieno lockdown.
In tarda mattina, Tato è uscito di casa. Valentina e sua sorella stavano pulendo casa, lo hanno chiamato, richiamato. Cinque minuti dopo, hanno visto uscire il gatto dal cancello di Fabio. Valentina lo ha preso in braccio. «Era zuppo di benzina». Nel pomeriggio, la veterinaria gli ha rasato il pelo, medicato la cute e dimesso: 15 giorni di collare per evitare il rischio di leccarsi.
Quel pomeriggio, Valentina si è guardata attorno nella via «per vedere se c’era una tanica di benzina. Vado davanti al cancello del vicino, ho visto, sotto il porticato, una tanica mezza piena e con il tappo. L’ho fotografata».
«Io sono innocente»
Assistito dall’avvocato Annamaria Petralito, Fabio respinge le accuse al mittente: Valentina, giovane donna con «fragilità; il gatto è il centro del mondo per lei, dopo quell’episodio, sicuramente c’è stata una accentuazione dell’ansia, della sofferenza, perché il gatto per lei è un punto affettivo molto importante», fa mettere a verbale Franco Spinogatti, lo psichiatra che ha in cura Valentina e testimone dell’avvocato di parte civile Silvia Pincella.
Si difende, Fabio. «Sì, conoscevo Valentina. Lì ci abitavano i suoi nonni, io ero a scuola con suo zio. Sì, conosco le accuse. Ma assolutamente no, io non ho bagnato di benzina il gatto». Fabio è tornato a quel lunedì di sei anni fa, 11 maggio, San Fabio. «Il mio onomastico. C’era il casino del Covid, i colleghi non potevano venire al lavoro, io lavoravo dalle 9 alle 22. Sicuramente ero al lavoro l’11 maggio».
Nel «casino del Covid, ho perso cinque zie. Ho sempre vissuto con la mia mamma, che nel 2019 si era ammalata. Il mio amico di famiglia, ex infermiere, mi dava una mano, mia mamma si fidava solo di lui».
L’infermiere, ora pensionato, si chiama Franco. «Con il Covid — racconta — Fabio andava a lavorare. Quando lui non c’era, il mattino o il pomeriggio, a volte l’intera giornata, io facevo assistenza alla sua mamma, scomparsa nel 2022. Fabio è amante degli animali. Addirittura, i vicini di casa gli lasciavano i loro animali quando andavano in ferie, anche il maresciallo della caserma gli lasciava il cane. I gatti della Valentina entravano anche in casa della mamma di Fabio».
L’amico racconta un episodio dal quale emerge come i rapporti tra vicini non fossero sereni: «Un giorno c’era Fabio già con il mio cane, ho sentito le signore che urlavano, lo stavano picchiando. La madre delle ragazze diceva di picchiare anche me. Poi, io e Fabio siamo andati a fare denuncia ai carabinieri».
Luca è il nipote di Fabio. Finita la scuola, da bambino e adolescente passava l’estate dalla nonna e dallo zio. «Mio zio ha avuto animali, ama gli animali. Mi ha insegnato il rispetto e l’amore per gli animali. Quand’ero bambino, andavo con lui dagli animali che i vicini, in ferie, gli avevano lasciato da accudire».
Fabio si difende. «Io non ho mai fatto del male agli altri animali di Valentina. Se mi sono lamentato dei gatti? Ma no. La tanica di benzina? Io ho il tosaerba. Non ho un fazzoletto di verde, ma un campo. Io e il mio vicino usiamo la benzina. Può darsi che della benzina sia caduta a terra, mentre la travasavo».
Perché mai Fabio avrebbe dovuto buttare benzina su Tato? Valentina l’aveva spiegata così: «Dieci anni prima, mi ha offeso: ‘Morta di fame, invalida, mangia carote’». Fabio scuote la testa: «Non è vero. Io non le ho mai risposto. Mia madre mi diceva: ‘Lascia stare, lascia stare’. Io ho sopportato fino ad ora e sono qui accusato innocente». Il 3 luglio la sentenza.
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