L'ANALISI
10 Marzo 2026 - 19:54
CREMONA - «Il nostro è stato un rapporto abbastanza normale. Diverbi reciproci, ci rispondevamo a tono, discussioni reciproche. Io non ero succube di lei, lei non era succube di me».
Michele va per i 40 anni, l'ex moglie per i 34. Entrambi del Sud, hanno messo su casa e famiglia (due figlie). Una convivenza andata a rotoli, lei ha accusato lui di averla offesa e picchiata — ceffoni e pugni — anche quand'era incinta. Maltrattamenti per quasi sette anni, da ottobre del 2016 a giugno del 2023, anche davanti alle bimbe, dice l’accusa. La «gelosia» di lui per miccia. «Gelosia reciproca», dice la difesa.
Le due pagine di capo di imputazione mettono i brividi, ma Michele nega. Nega di aver ingiuriato la compagna: «Sei una p..., fallita, cesso, brutta...». «Al processo le ingiurie non sono emerse», ha rimarcato l’avvocato Michele Barrilà, difensore dell’imputato.
Michele nega di avere minacciato di morte in più occasioni. Nega. Secondo l’accusa, a gennaio del 2017, durante un litigio, le avrebbe sferrato un calcio alla schiena. Lei era seduta sul bordo della vasca. Al processo lei ha ridimensionato l’episodio. Secondo l’accusa, nell’estate del 2019, durante una lite, nel percuoterla, Michele l’avrebbe presa per i capelli. A luglio del 2020, altra lite: Michele l’avrebbe spinta sul letto, immobilizzata con il proprio peso (l’uomo è robusto) e con le mani le avrebbe stretto, con forza, il volto. Una fotografia allegata agli atti documenta ematomi e arrossamenti intorno agli occhi, sulle guance e sulle labbra della donna.
Il 22 maggio del 2022, l’episodio che ha fatto rompere la relazione. Michele è in auto con la compagna. Discutono. Lui la ingiuria: «Il tempo per scendere a fare la p... a Napoli lo hai trovato». Le molla un ceffone in faccia. Sul sedile posteriore ci sono le bimbe. «Stavano dormendo, non hanno sentito nulla», dice la difesa.
Dopo quell’episodio, Michele avrebbe minacciato la donna qualora avesse intrapreso un legame sentimentale con un altro uomo. Ci sono messaggi WhatsApp. Come quello del 7 gennaio 2023: «Io veramente non ti voglio più vedere, io adesso la persona che voglio vedere è l’uomo che ti frequenta perché non ho soddisfazione a fare del male a te, con lui che è un uomo posso divertirmi e mi posso sfogare per bene, devo togliere questo malessere dentro il mio corpo, non vedo l’ora di sfogare con quella persona tutta questa rabbia... Credimi l’unico sogno che ho nel mio cuor adesso è scannare a quell’infame».
Oggi, Michele ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Famiglia numerosa, quella dell’ex moglie: 9 fratelli più i genitori. A sentire lui in seguito a uno screzio, la famiglia di lei gli aveva teso un agguato: i cognati gli erano saltati addosso, mandandolo in ospedale. «Certo che li denuncio», aveva detto Michele alla convivente. E lei, dopo alcuni giorni è andata a denunciare lui, anche se al processo la donna ha un po’ ridimensionato i fatti.
Il difensore ha portato a testimoniare una vicina di casa della coppia, e un amico di Michele. La vicina: «Mai percepito litigi, mai sentito Michele alzare la voce, mai niente. Le forze dell’ordine non sono mai venute. Non ho mai visto e sentito niente». L’amico: «Lo conosco da una decina di anni. Conoscevo anche lei. Davanti a me non hanno mai litigato, erano tranquilli». L’amico sapeva di «discussioni, perché lei è andata a Napoli e non voleva più tornare su. Lui mi ha confidato che lei non voleva più stare con lui». «Le ha confidato il sospetto che la moglie avesse una relazione?». «Che avesse il dubbio, sì. Era rassegnato». Il 7 luglio 2026 la sentenza.
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