L'ANALISI
NELLE AULE DI GIUSTIZIA
05 Marzo 2026 - 15:40
CREMONA - La storia di una sposa tunisina di 26 anni, laureata in Biologia molecolare e cellulare, maltrattata dal marito 32enne che l'ha ripudiata, «è stata di stimolo per altre donne rifugiate», dice il suo avvocato Romana Perin. E lo è stata, perché arrivata a Malpensa, la giovane non si è imbarcata su un volo per la Tunisia. Ripudiata, avrebbe fatto una vita d'inferno. È andata al posto di polizia, ha raccontato le violenze subite. Poi, si è rivolta a Donnasicura, l'associazione che aiuta le donne vittime di violenza. E si è ripresa in mano la vita.
L'ex marito ieri è stato condannato a 3 anni di reclusione (gli stessi chiesti dal pm) per le violenze psicologiche, soprattutto, ma anche per «gli spintoni» alla giovane moglie. Ed è stato condannato a risarcirla con 10mila euro. Non era in aula, Maria (nome di fantasia, ndr). Il 25 settembre scorso, la sua storia aveva riempito pagine di verbale di udienza.
In Tunisia si è laureata, si è presa la patente e il 31 agosto del 2021, si è sposata con un cugino. «Matrimonio combinato? No, per amore». Il marito è ripartito per l'Italia, per più di un anno lei è rimasta nella famiglia di lui: famiglia matriarcale, comandava la suocera. «In Tunisia non avevo rapporti belli, soprattutto con mia suocera».
Il 29 ottobre del 2022, la giovane sposa, munita di visto, ha raggiunto il marito nella casa del cognato, sposato e padre di un bimbo. «Eravamo in 5». Ma qui «non mi sentivo libera, mio marito non mi lasciava uscire, mi controllava. Mi portava via il telefonino. Una volta a settimana potevo uscire per andare a far spesa al supermercato, ma mai da sola. Mio marito mi trattava male, mi insultava (‘Sei un'asina, sei schifosa, non capisci nulla’), mi ha sputato addosso». E, alla fine, «mi voleva ripudiare: per ordine della sua famiglia di origine doveva lasciarmi».
Arrivata in Italia, a casa del cognato, Maria ha fatto la ‘serva’. «Facevo la casalinga, pulivo, cucinavo per tutti e curavo il bambino di mia cognata, quando lei era in ospedale. Lei ha una malattia, entrava e usciva dall'ospedale. Io provvedevo a tutto. Cucinavo e facevo i mestieri». Dal marito, Maria incassava solo dei «no». «Non potevo uscire, se non quell'unico giorno per fare la spesa, mai sola, però. Non potevo fare amicizie. Mio marito mi ha iscritto a un corso di italiano, avevo paura a fare amicizie». Maria si era stancata di fare la serva. Al marito aveva chiesto «più libertà». Litigi («Tirava sedie, buttava tutto all'aria»).
Poi, giù in Tunisia è successa una cosa. «Mio zio era sposato con la sorella di mio marito: stavano divorziando. Mio marito era un po' strano, sempre arrabbiato». La suocera ha cominciato a fare pressing sul figlio: doveva ripudiare la moglie. Non era la prima moglie ripudiata in famiglia. Il cognato di Maria aveva già rispedito in Tunisia la prima moglie. Rimpatriata, «era stata picchiata». Ma lei non aveva alcuna intenzione di fare la stessa fine.
Gli ultimi tre mesi di matrimonio, la giovane sposa ha provato a trovare una soluzione, «ma mio marito era influenzato dalla sua famiglia. Che cosa c'entrasse la separazione di mio zio, non l'ho mai capito, ma mio marito voleva ripudiarmi». Siamo nel 2023. Il marito le ha comprato un biglietto aereo per la Tunisia, decollo dall'aeroporto di Malpensa.
«Alle 4 del mattino mi ha portato alla stazione Bovisa di Milano». Da qui, Maria è salita su un treno per Malpensa. Quando è arrivata, non si è imbarcata. Aeroporto grande, Malpensa. «Ho girato un'ora». Cercava il posto di polizia, lo ha trovato e ha raccontato la sua storia. «Ho chiamato in Tunisia la mia famiglia che non sentivo da sei mesi».
Sua madre ha telefonato a una parente che abita in provincia di Varese. La quale è andata a recuperare la giovane in aeroporto e l'ha ospitata per un mese («Non mangiava, era terrorizzata dalla famiglia di lui»). Maria si è rivolta a Donnasicura: è stata collocata in una casa rifugio, poi in un'altra. Lavora.
Nel chiedere al giudice di condannare l'imputato a 3 anni, il pm ha definito «omertoso il clima familiare». L'avvocato di parte civile Perin ha parlato di «stato di profonda sofferenza» di Maria, «una biologa molecolare, non certo una persona sprovveduta, che ha avuto la vita stravolta dopo le nozze, è stata ostaggio del nucleo familiare del marito».
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