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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Si rifiuta di uscire con loro: «Molestata dalle due donne»

Parla la vittima di inseguimenti, fotografie e video a tradimento

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

04 Marzo 2026 - 20:10

 Si rifiuta di uscire con loro: «Molestata dalle due donne»

CREMONA - Il 23 marzo del 2022, nella stazione dei carabinieri si presenta Sofia (nome di fantasia, ndr). Viene fatta accomodare e riempie una pagina (fronte e retro) di querela. Accusa la sorella del suo capo di molestarla, di seguirla in auto, di scattarle fotografie a tradimento, di farle video a tradimento.

Sotto tiro c’è Maria Teresa, calabrese di nascita, casa a Cremona. L’accusa è molestie. Maria Teresa la chiude con una oblazione. «Mi ha chiesto scusa», dirà Sofia. A processo per molestie è finita Rosa, lei napoletana, amica di Maria Teresa. «Secondo me le due avevano un rapporto. Nel 2021 mi hanno chiesto di uscire. Non mi interessava, anche perché io avevo una figlia». Il rifiuto sarebbe il movente di inseguimenti «ripetuti con l’auto, fino ad ore serali, numerose volte la settimana». Di inseguimenti «facendole fotografie e filmandola con il cellulare, creandole grande disagio».

Parte civile con l’avvocato Gianluca Pasquali, Sofia oggi ha raccontato di aver lavorato come impiegata nell’impresa del fratello di Maria Teresa. «Maria Teresa veniva in azienda con Rosa per servizi di pulizia». Quattro anni fa, ai carabinieri aveva riferito di quella volta in cui la sorella del capo, durante una discussione, l’aveva accusata di «andare in giro di notte e di intrattenermi con i ragazzi minorenni con i quali facevo sesso. Falso».

Oggi al processo, Sofia ha fatto mettere a verbale: «Venivano sotto casa mia, mi seguivano». Ha raccontato di quel giorno in cui con una amica è andata in una gelateria in fondo a viale Po. «Sono arrivate in auto, mi hanno visto, mi hanno detto ‘Schifosa, sei un p...’. «Sì, tutte e due avevano il telefonino in mano, mi facevano fotografie». Al processo ha parlato «al plurale». Ma quattro anni fa, nella querela stesa davanti ai carabinieri, ha fatto solo il nome di Maria Teresa. Nella denuncia, Rosa non c’è, è un fantasma. «In tutta la querela, lei non ha mai citato la mia assistita. Perché?», la domanda del difensore Alessandro Zontini. «Io ho raccontato quello che succedeva, le due erano sempre insieme». Il giudice: «Lei ha firmato la querela. Rileggendola, non si è accorta che non faceva il nome di Rosa?». «Non ci ho badato».

Sofia ha poi raccontato di alcune stranezze. La prima: «Ho trovato sulla mia macchina un dispositivo. L’ho portato ai carabinieri, mi hanno detto che era un Gps. Ce l’ho ancora. Non so chi lo abbia messo». La seconda. «Ho visto una mia foto su una storia Facebook di Maria Teresa. Ero in giardino a casa mia in costume».

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