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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Picchiata e insultata», lui nega: «Mai toccata»

Accusato dall’ex: «Botte sul braccio? Pelle delicata. Avrà urtato mentre puliva»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

04 Marzo 2026 - 19:49

«Picchiata e insultata», lui nega: «Mai toccata»

CREMONA - Il pm all’imputato: «Lei era geloso della signora?». «No». «I lividi sulle braccia?». «Aveva la pelle delicata, probabilmente se li è fatti mentre faceva i mestieri». «I lividi sullo stomaco e sulla pancia?». «Io non l’ho mai toccata». «Gli occhiali rotti e il segno sopra il naso?». «Mai visto». «Le controllava il telefonino?». «Ogni tanto. Raramente scorrevo Facebook, controllavo i messaggi su Facebook». «E WhatsApp?». «Lo controllavo ogni tanto. La sera, ma non tutti i giorni». «L’ha mai minacciata?». «No». «Mai insultata?» «Erano reciproci». «Le dava della p…?». «Mai». «Le faceva problemi, perché aveva amici su Facebook?». «Con una persona, perché secondo me era il suo amante».

Nicola, nato in Romania, ha 54 anni e da otto vive in Italia. Lavora in una azienda, guadagna bene: più di 2mila euro al mese. Nel 2019 ha conosciuto Maria, connazionale. È nata una relazione sentimentale, sono andati a vivere insieme, lei a casa di lui.

Maria ha 56 anni. Il 17 marzo del 2023, ha denunciato il convivente. «Dal 2022 mi maltratta». Ad aprile del 2023, la marcia indietro: ha tolto la querela. Nell’estate del 2024 lo ha di nuovo denunciato. Nicola è “un controllante ossessivo”, è scritto nel capo di imputazione. Un uomo «immotivatamente accecato dalla gelosia». Un «controllante ossessivo che dal 2022, almeno una volta al mese, la svegliava nel cuore della notte solo per sfogare la propria gelosia. La insultava, le tirava i capelli». Per l’accusa, un uomo violento a parole e con le mani, Nicola: offese, schiaffi e pugni.

Lui nega tutto. Maria era agitata, oggi. La volta scorsa in aula l’aveva accompagnata una volontaria di Aida. Prima che Nicola (il suo legale è l’avvocato Luigi Tambè) si difendesse — «Poche volte ci sono state litigate normali: lei alzava la voce, alzava la mano ma non mi colpiva, io alzavo la voce, alzavo la mano, ma non la colpivo» — ha parlato Maria, parte civile con l’avvocato Micol Parati. «Lui era una persona fredda, fredda, fredda, fredda, molto, molto fredda, fredda, fredda. Mai un regalo, mai un oro, mai un fiorellino. Mi diceva: “Stai zitta, sei subordinata a me”. Insulti? Sì. Mi ha picchiato. La prima volta è successa in Romania. Mi ha tirato i capelli e dato calci. Ma anche in Italia. Ubriaco, mi picchiava due, tre volte al mese. Mi prendeva il telefonino per controllarlo. Perché lui diceva che doveva controllare, sapere tutto». Minacce? «Ti ammazzo, ti spacco la faccia, ti rompo i denti, ti brucio».

Nel 2023, Maria lavorava in una Rsa, faceva le pulizie, poi è passata in cucina. Al lavoro, le sue colleghe hanno notato che non era più la Maria di prima. Indossano la divisa a maniche corte. «Hanno visto i lividi sulle mie braccia. Hanno visto gli occhiali storti. Mi hanno chiesto: “Maria che succede? Prima eri allegra, adesso sei sempre sola, piangi. Perché?».

La prima denuncia è del 17 marzo 2023. «Mi ha buttato in testa una bottiglia. L’ho parata con il braccio. Sono caduta a terra. La sera mi sono addormentata sul divano in cucina. Nel frattempo, lui ha controllato il mio telefonino. Mi ha svegliato, mi ha tirato i capelli e mi ha buttato addosso acqua fredda. “Vai fuori, vai fuori”. Maria è corsa fuori. E così com’era, ha bussato ai carabinieri. Il maresciallo l’ha poi accompagnata a casa a prendere le sue cose».

«Non potevo stare in un albergo senza contratto a tempo indeterminato». In Rsa le hanno dato una mano. Maria si è sistemata in una stanza della struttura, l’ha presa in affitto.

Dopo la denuncia, Nicola ha avuto il divieto di avvicinarsi a lei, gli hanno messo il braccialetto elettronico alla caviglia. Ad aprile, Maria è tornata dai carabinieri, ha ritirato la querela. Perché? «È stata una sua scelta libera. Una sua iniziativa, perché si era dispiaciuta per quanto accaduto. Ci siamo chiariti», si è difeso Nicola, che abitava vicino alla Rsa.

Maria: «Si lamentava del braccialetto elettronico che suonava. Si vergognava davanti ai colleghi. Mi ha telefonato: “Ti prego. Torna a casa, tu sei brava, sei buona”. Non mi ha chiesto scusa». Maria ha ritirato la querela. Ma Nicola non ha mollato l’osso. «Ero spaventata, mi chiamava migliaia di volte sul telefonino».

Ad agosto del 2024 lo ha querelato ancora, perché «mi ha mandato una fotografia delle sue parti intime. L’ha mandata anche ai miei familiari. Continuava a scrivermi per chiedermi i soldi per pagare le sue spese in Tribunale. Tutta questa situazione mi ha provocato problemi di ansia». Da due anni Maria è in cura, prende tre pastiglie al giorno, la mattina, a mezzogiorno e la sera.

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