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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

«Maltrattate», madre e figlia negano

In aula c’è il papà. La 15enne dietro il paravento risponde a monosillabi: «È pressata e turbata»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

03 Marzo 2026 - 20:55

«Maltrattate», madre e figlia negano

CREMONA - In famiglia andava tutto bene? «Sì». Non ci sono stati episodi di maltrattamenti? «No». In aula, nascosta dal paravento, c’è una ragazzina di 15 anni. Suo padre, seduto al banco degli imputati, è accusato di avere maltrattato lei e sua madre tre anni fa. La figlia è reticente. Risponde a monosillabi, si blocca alla prima contestazione del pm. La mamma aveva già ritrattato il 6 febbraio. La mamma aveva negato le offese («cagna, bastarda») e i ceffoni. Aveva negato «l’occhio nero» e il colpo sul braccio con il manico di scopa. Un colpo così forte da spaccare il manico e lasciarle un taglio sul braccio.

Madre e figlia - «persone offese» — sono le testimoni principali del pm. Prima la madre che ha ritrattato, ora i monosillabi della figlia, il pm alza le mani. E si ferma anche il collegio. Come procedere? I giudici si ritirano in camera di consiglio e ci stanno molto. Escono con un’ordinanza: difronte alla reticenza di madre e figlia, di fronte a una «figlia turbata», di fronte alle «pressioni», il collegio acquisisce le dichiarazioni rese in fase di indagini dalle due «parti offese» contro il marito e padre bergamino, tre anni fa allontanato dalla casa familiare, con il divieto di avvicinarsi alla famiglia. La moglie è rimasta a vivere in cascina. I due figli della coppia, la femmina e il maschio oggi 12enne, sono in una comunità. Con il suo lavoro, il marito mantiene la famiglia. In aula è accanto al suo avvocato Alessandro Vezzoni.

Si procede oltre. Con le testimonianze di una insegnante che fa volontariato in una associazione, di una vicepreside, di una assistente sociale, di una poliziotta, ispettore della squadra mobileLa volontaria seguiva i figli dell'imputato dopo la scuola. “La ragazzina mi ha detto che in casa c'erano solo brioche. Che il padre acquistava solo patate e cipolle. I bambini spesso mi dicevano che mancava il cibo, mi hanno chiesto del cibo parecchie volte. Sì, ho percepito la paura nei confronti del padre. Sì, la figlia aveva paura che il padre scoprisse le loro richieste. Sì, la figlia mi ha raccontato di un fatto accaduto nel 2023. Ero andata a casa loro. Mi ha raccontato che mamma stava scendendo le scale, piangeva, aveva un taglio al braccio. Mi ha detto: ‘Mamma è stata colpita’. E mi ha indicato un manico di scopa.”

Dopo la volontaria, la vicepreside. “Tutto ciò che riferisco, l'ho saputo dalle insegnanti, dalla psicologa. Si sapeva del disagio della ragazzina già alle elementari. Il ritratto che ne dà è di una bambina chiusa e con attacchi di panico già alle elementari. Alle medie, a livello scolastico c'erano grossi disagi, anche perché era chiusa, isolata, nell'intervallo si metteva in un angolo, non stava con i suoi compagni. Le abbiamo affiancato una insegnante di sostegno. In seconda e in terza media, la ragazzina aveva cominciato a raccontare qualche cosa: che non stava bene a casa. ‘Come mai?’. ‘Il papà mi vieta tutto, non mi permette di vestirmi come le mie amiche. Il papà picchia la mamma’. La vicepreside racconta di aver incontrato a scuola il papà, chiamato ‘perché la figlia non andava bene’. È sempre venuto, un uomo disponibile e gentile.”

Dopo la vicepreside, l’assistente sociale. «Facevo fare i compiti ai bambini. La ragazzina era molto chiusa. Non mi ha mai riferito di violenze domestiche».

Dopo l’assistente sociale, l’ispettore della Squadra mobile. Raccolta la prima denuncia, nella casa sono stati piazzati dei microfoni e una telecamera sia al primo sia al secondo piano. Ma «un problema tecnico» ha «oscurato», la telecamera. Niente immagini, solo l’audio. «Dall’ascolto è emerso qualcosa di rilevante?» domanda il pm. L’ispettore parla di «un grave alterco tra marito e moglie» il primo giugno 2023. «Si sono sentiti dei colpi, li abbiamo ricondotti a percosse alla signora». Più le offese e le minacce.

Idem il 2 giugno, quando «abbiamo anche sentito che la mamma conferma alla figlia di essere stata picchiata con il bastone della scopa. Nell’intercettazione sia del 4 che dell’ 8 giugno, il marito la offende, la insulta: ‘Non vali niente, sei una incapace’. Dalle intercettazioni sono emersi i litigi: ‘Cagna, bastarda’».

Il 26 luglio, l’attività di intercettazione si interrompe. L’imputato chiama in casa il suo datore di lavoro con abitazione nella casa colonica a 50 metri. «Mi ha detto: ‘Ho dormito lì stanotte e sotto il mobile ho visto una lucina verde’. Mi ha chiesto se sapessi cosa fosse. Io non sapevo. Abbiamo tirato il filo. C’era una telecamera, nessuno sapeva. ‘Ma chi l’ha messa?’ ‘Io non lo so, chiamo i carabinieri’».

L’ex datore parla bene dell’imputato: «Un lavoratore puntuale, bravo, pulito. Non ha che buone qualità». Un bravo marito e un bravo papà. «Era contento quando i figli volevano le scarpe di moda e gliele comprava ‘anche se costano di più’. Gli dicevo: ‘Fai bene’. Qualche volta prendeva i figli per andare al supermercato. Non l’ho mai, mai visto ubriaco». Il 31 marzo la sentenza.

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