L'ANALISI
03 Marzo 2026 - 17:03
CREMA - «Il grosso è fatto, ora ci stiamo concentrando sull’opera di fino». Il «grosso», cui si riferisce l’assessore comunale delegato all’Ambiente, vale a dire l’ex parlamentare e storico portabandiera della sinistra cremasca Franco Bordo, è rappresentato dal lavoro della squadra di cacciatori, una dozzina abbondante, ‘reclutata’ dall’amministrazione per il «contenimento della popolazione di nutrie».
Ossia coloro che, ottenuta l’indispensabile abilitazione, hanno eliminato, dall’avvio della campagna nel febbraio 2023, 12.349 esemplari del roditore, nemico degli argini dei canali (dove scava tane che ne indeboliscono la tenuta). Senza disdegnare di spingersi sino ai giardini delle abitazioni, non solo periferiche, con gli immaginabili problemi di igiene.
L’intervento «di fino» consiste invece nell’impiego delle gabbie, venti quelle a disposizione, per eseguire le catture dove sparare non è consentito per ragioni di sicurezza, data la prossimità delle case. L’ultimo intervento affidato alle doppiette — il costo delle cartucce viene saldato dalle casse di piazza Duomo — è stato eseguito non più tardi della scorsa settimana, nel quartiere dei Sabbioni.
E nel dettaglio, nei dintorni del campo da rugby e della pista d’atletica, dove le nutrie avevano ormai guadagnato terreno spavaldamente. Ne sono state eliminate all’incirca 150. E a rivelarlo è lo stesso assessore. Che specifica come lungo l’asta della Gronda nord, quindi tra la località Mosi e il quartiere di San Carlo, l’attività dei cacciatori abbia ormai, «se non risolto definitivamente, decisamente ridotto l’impatto del problema».
In buona sostanza, con una media che supera i dieci esemplari tolti di mezzo al giorno negli ultimi tre anni, la presenza si può considerare «ridimensionata». Mentre il nodo più spinoso, allo stato attuale, è rappresentato dalle presenze a ridosso delle abitazioni. Ed è qui che si rivelano preziose le gabbie, posizionate sempre dai volontari.
Come detto, sparare lì sarebbe troppo rischioso, ma nel contempo lasciar correre sulle scorribande dei roditori, anche di dimensioni notevoli, sortirebbe un effetto a cascata. Vale a dire il moltiplicarsi delle incursioni. E di qui il nuovo corso varato negli uffici dell’assessorato all’Ambiente.
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