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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

"Mia madre vittima di comportamenti tossici dell'ex"

In aula il processo per maltrattamenti ma la donna è deceduta nel frattempo. La legale di parte civile: "La sua deposizione è ancora valida"

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

27 Febbraio 2026 - 17:14

 I buoni pasto solamente ai magistrati

Il tribunale di Cremona

CREMONA - Si avvia alla conclusione il processo per maltrattamenti intentato da una donna cremonese nei confronti dell’ex marito marocchino. Oggi in aula sono stati sentiti i figli della donna e l’imputato. In tribunale c’era anche l’avvocato della vittima che, nel frattempo, è deceduta in circostanze ancora da chiarire a Bergamo, nella villa dove prestava servizio come badante. La celebrazione del processo continua perché la donna, costituitasi parte civile con l’avvocato Marilena Gigliotti, «aveva reso una deposizione in aula– spiega la legale –. Le sue volontà, dal punto di vista processuale, erano state cristallizzate e sono ancora valide». Nel frattempo la procura bergamasca procede verso l’archiviazione delle indagini sulla morte della donna, dichiarata per cause naturali per causa di un arresto cardiaco: «Ma noi ne siamo venuti a conoscenza in maniera indiretta – denuncia Gigliotti –. A quanto abbiamo appreso l'autopsia svolta non avrebbe risposto a tutti i questiti formulati dal nostro consulente».
E così ieri in aula sono stati sentiti l'imputato dei maltrattamenti e i testimoni che hanno ricostruito un rapporto famigliare complesso. Agli inquirenti la donna aveva riferito di discussioni frequenti, di un rapporto con il nuovo marito che era andato deteriorandosi presto, con maltrattamenti verbali e fisici. «Avevano un rapporto altalenante – ha riferito il figlio –. Magari una sera litigavano, mia madre piangeva e il giorno dopo li incontravo a prendere il gelato mano nella mano. Anche dopo che l’aveva cacciato di casa mia madre mi chiese di contattarlo, di dirgli di tornare. Lo chiamava ancora ‘Ciccio’». Nel rispondere alle domande del pm sono stati tanti i «non ricordo» del figlio rispetto agli eventi descritti a suo tempo dalla donna: «Violenze fisiche non ne ho mai viste, solo una volta lui le diede una schiaffo perché si era messa in mezzo per difendermi durante una discussione». Poi le sedie ribaltate, una finestra rotta a seguito di una discussione. «Come si è rotto quel vetro?» ha chiesto il pubblico ministero. «Non lo so, non ero in casa. Io spesso non c'ero e vedevo la confusione quando rientravo a casa».
Più dettagliata la ricostruzione della figlia: «Mia madre a un certo punto non ce la faceva più, mi chiamava per raccontarmi delle discussioni. Mi ha fatto vedere il tavolo che lui aveva danneggiato, sbattendolo contro il muro». Entrambi hanno parlato delle frequenti discussioni sulla cura della casa: «Lui metteva tutto in disordine, fumava in casa e buttava i mozziconi a terra. Diciamo che aveva una serie di comportamenti con cui la provocava. A volte mia madre diceva che le rivolgeva degli insulti molto pesanti in arabo, delle offese tossiche che lei a un certo punto lei non riusciva più a sopportare».
Le domande delle parti si sono poi concentrate sull’esame dell’imputato, rappresentato dal legale Antonio Maestrini: all’uomo, marocchino, il pm ha chiesto la natura del matrimonio con la donna che, solo pochi mesi dopo, gli aveva chiesto di dormire in un altro letto: «Eravate innamorati? O è stato un matrimonio per ottenere i documenti per regolarizzare la tua posizione in Italia?». L’uomo ha raccontato la sua versione: «Certo che eravamo innamorati. Io lavoravo e ho sempre aiutato in casa, facevo la spesa, poi qualcosa è cambiato». Nel frattempo di certo la donna aveva aiutato lui: «È vero – ha chiesto il giudice – che la signora le aveva comprato una macchina con i soldi dell’eredità di sua madre?». «Sì». Ma alla richiesta di chiarimenti sui motivi dell’allontanamento da parte della donna l’imputato ha dichiarato di non conoscerli, e di non averli nemmeno chiesti all’ex coniuge. «E perché l’avrebbe denunciata allora?» ha incalzato il giudice. «Voleva stare solo con suo figlio» ha risposto l’uomo.
Restano ora da sentire i testimoni della parte civile, che verranno interrogati nella prossima udienza del 15 maggio.

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