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LA STORIA

«False accuse per avere il divorzio»

Nozze combinate: il marito nega di aver picchiato la moglie perché non rimaneva incinta

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

24 Febbraio 2026 - 21:05

Maltrattamenti in casa, madre e figlio 'salvati' e protetti

CREMONA - «Quando ho conosciuto mia moglie? All’inizio, è stata scelta da mia mamma per me. Io ero in Italia dal 2017. L’ho conosciuta nel 2019. Lei è venuta in Italia e ci siamo incontrati davanti al Duomo di Milano. Ci siamo visti due, tre volte in tutto». Lui voleva mettere su famiglia. «‘Tu accetteresti di vivere con me come mia moglie?’ Lei ha accettato. Ci siamo messi d’accordo che lei dopo il matrimonio voleva stare a casa, occuparsi della casa, e che io lavoravo».

Storia di un «matrimonio combinato». È finito nel peggiore dei modi. Lei 24 anni, lui 30, bergamino, le nozze in Egitto, poi le accuse, pesantissime, della moglie contro il marito.

Uno sposo irascibile. E violento, a sentire lei, già durante il viaggio di nozze: «Una sera mi ha chiesto di uscire, ero stanca, quando è tornato, ero sveglia». La lite. «Mi ha messo un cuscino in faccia, io soffrivo d’asma».

Un marito violento, perché dopo un aborto spontaneo, «non riuscivo a renderlo padre. Si arrabbiava così tanto, perché non rimanevo incinta. Mi costringeva, contro la mia volontà, ad avere rapporti sessuali completi. Non mi andava, ma dovevo acconsentire. Gli dicevo che non stavo bene, che non volevo, ma lui mi diceva che dovevo farlo, perché non rimanevo incinta. ‘Dobbiamo avere figli’. Non mi prendeva con la forza, ma ero obbligata, perché non rimanevo incinta». Una «ossessione».

Davanti ai giudici oggi c’era il marito. Si difende, nega tutto. Nega di aver impedito alla moglie di prendere la pillola anticoncezionale dopo l’aborto. Durante una visita di controllo dal ginecologo, la sposa aveva scoperto di portare nel pancione un feto morto da tre settimane. Aborto spontaneo, per la difesa. «Mi è stato fatto il raschiamento. Il medico mi ha prescritto di non cercare una gravidanza, altrimenti avrei avuto un altro aborto. Lui non ha accettato, mi ha vietato di prendere le pillole anticoncezionali».

Nega, l’ex coniuge, di aver impedito alla moglie di prendere la pillola, di non aver seguito le prescrizioni mediche. Racconta di quella volta in cui, rincasato dal lavoro, l’aveva trovata dolorante. «L’ho accompagnata al Pronto soccorso. Le hanno detto che non poteva prendere più la pillola e di andare dal medico di base per trovare un’altra soluzione».

Nega, l’ex marito, di non aver fatto nulla per integrare la moglie. Lei non parlava una parola di italiano. «Io l’ho aiutata a integrarsi. Tutto è iniziato quando l’ho portata alle visite e non sapeva rispondere. E, allora, l’ho iscritta a un corso di italiano, la portavo tutti i giorni», fa mettere a verbale l’ex coniuge che, lo rimarca a margine dell’udienza il suo difensore, l’avvocato Stefania Colombi, non ha scelto riti alternativi: patteggiamento o abbreviato. L’ex marito affronta il processo, «perché è innocente».

La coppia è divorziata. In Egitto lei aveva chiesto «il divorzio per danni, ma i danni non le sono stati riconosciuti. Tutti i mesi lui le passa i soldi».

«Al di là del fatto che non siete riusciti ad avere figli, lei dice di aver sempre trattato bene sua moglie. Si è dato una spiegazione del perché lei l’ha accusata di averla aggredita, picchiata?», rilancia il presidente del collegio. L’ex marito una spiegazione se l’è data: «Secondo me, lei voleva avere tutti i benefici del divorzio».

«Il matrimonio combinato è un tema. Tutto comincia da lì — spiega l’avvocato Colombi —. Nei matrimoni combinati, le mogli non possono lasciare i mariti. L’unico modo, allora, è denunciarli per violenza e maltrattamenti. Purtroppo, accade. Nel nostro caso, la moglie voleva divorziare, e ha denunciato il mio assistito». Il processo proseguirà il 23 giugno.

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