L'ANALISI
23 Febbraio 2026 - 20:31
SONCINO - Per la seconda settimana consecutiva la chiesetta campestre della Madonna di Villavetere, nelle campagne di Gallignano, finisce nel mirino dei vandali. Dopo il primo episodio, nuovi danneggiamenti e il furto delle canaline in rame hanno lasciato a terra travi spezzate, coppi, frammenti di muratura e parti delle gronde divelte, come mostrano le immagini scattate sul posto. Un colpo che va ben oltre il valore del metallo sottratto e che riaccende la rabbia di fedeli e residenti, profondamente legati a un edificio che da secoli rappresenta un punto di riferimento religioso e identitario per l'intero territorio rurale.
L'azione, compiuta con ogni probabilità nelle ore notturne, ha comportato lo strappo delle grondaie e il conseguente cedimento di porzioni della copertura, con danni evidenti anche alla struttura lignea del tetto e alle parti in muratura. A terra restano i segni del passaggio: chiodi divelti, assi spezzate, detriti e il materiale precipitato dalla sommità dell'edificio. Una ferita che deturpa l'immagine della chiesetta e che impone ora un intervento per evitare ulteriori infiltrazioni e un degrado ancora più rapido.
La Madonna di Villavetere, pur nella sua semplicità architettonica, è da sempre un luogo carico di significato per una vasta area agricola fatta di cascine e case sparse. Citata nelle visite pastorali fin dall'inizio del Seicento, danneggiata dal terremoto del 1802 e ricostruita in forme ridotte rispetto all'impianto originario, è storicamente legata alla famiglia Covi ma aperta al culto pubblico da tempo immemorabile. Qui convergono ancora oggi i pellegrinaggi del mese di maggio e qui si celebra, l'8 settembre, la festa della Natività di Maria, momento che richiama fedeli anche dai paesi vicini.
Il furto del rame diventa così qualcosa di più di un episodio di microcriminalità: è percepito come uno sfregio alla storia e alla memoria collettiva. Tra i residenti prevalgono amarezza e indignazione per un gesto che colpisce un bene privato ma di interesse pubblico, simbolo di devozione popolare e luogo che nei momenti più difficili – come negli anni delle guerre – è stato meta di preghiere e voti per il ritorno dei propri cari.
In paese si auspica ora una reazione concreta, sia sul piano della sicurezza sia su quello del recupero, per restituire decoro alla chiesetta e impedire che nuovi episodi possano ripetersi. Perché, per qualche chilo di rame, resta una cicatrice profonda inferta a un patrimonio che appartiene all'intera comunità.
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