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Rava a Tirloni: «È come all’oratorio...»

Attacco al sindaco: «Ha il pallone e se non si gioca con le sue regole decide di portarlo via. Ma amministrare una città richiede maturità istituzionale, non logiche di possesso»

Andrea Niccolò Arco

Email:

andreaarco23@gmail.com

24 Febbraio 2026 - 05:15

Rava a Tirloni: «È come all’oratorio...»

SORESINA - «All’oratorio funziona così: chi porta il pallone è anche quello che decide se si gioca oppure no. E quando la partita non prende la piega che vuole lui, se lo rimette sotto il braccio e torna a casa lasciando gli altri in mezzo al campo»: Roberto Rava prende in prestito l’immagine più semplice e la trasforma nella chiave politica della sua replica al sindaco, Alessandro Tirloni, nel pieno dello scontro che ha seguito la nascita del gruppo Pro Soresina e la rottura dentro la maggioranza.

«Indicarci all’opposizione è una semplificazione comoda ma falsa. Non siamo all’opposizione. Siamo stati eletti nella maggioranza e continuiamo a rappresentare quell’area politica e il mandato ricevuto. È il sindaco che ha scelto di cambiare equilibri, non noi», mette subito in chiaro l’ex braccio destro, respingendo la ricostruzione fatta dalla fascia tricolore e riportando il confronto sul terreno della legittimazione politica.

Il punto, nella lettura di Rava, non è il singolo voto ma il metodo. «Quando siamo stati coinvolti abbiamo sempre votato correttamente, esprimendo eventualmente le nostre perplessità all’interno del gruppo. La modifica della giunta, la redistribuzione delle deleghe e la ricerca di nuovi assetti numerici sono state decisioni esclusivamente del sindaco. Può rivendicarle, ma non può scaricarne le conseguenze politiche su chi ha semplicemente esercitato autonomia di giudizio».

Tradotto dal politichese: la frattura non nasce in aula, ma nel modo in cui – secondo Pro Soresina – si è progressivamente ristretto lo spazio del confronto. «Il nodo non è un voto, ma un metodo. Un modo di amministrare sempre più accentrato, autoreferenziale e segnato da un eccesso di ego sta producendo un danno serio al centrodestra e alla comunità. La frattura che si è aperta ha una responsabilità politica precisa e porta un nome e un cognome: Alessandro Tirloni».

Parole pesanti, che segnano un ulteriore salto di livello nello scontro. Perché se nella versione del sindaco Rava e Fortunato sono ormai una minoranza interna alla maggioranza, nella controreplica dell’ex vice il problema diventa la trasformazione del modello di governo della città.

«Non per un dissenso isolato – insiste – ma per un’impostazione che ha progressivamente ridotto il confronto e la collegialità. Occorre essere predisposti ad accettare che opinioni differenti non vengano trattate come un atto di ostilità. La sensibilità dei cittadini che ci hanno votato è diversa e a tutti deve essere dato spazio».

Qui sta il cuore politico della partita: la rappresentanza di quell’elettorato di centrodestra che, nelle parole di Rava, non si riconoscerebbe più in una gestione considerata troppo personalistica.

«Non c’è bisogno di figure autoreferenziali né di leadership prive di diplomazia. C’è bisogno di serietà, rispetto e capacità di ascolto. Noi continueremo a seguirne gli ideali con uno stile umile, partecipato e dalla parte dei cittadini».

Il richiamo è diretto al programma elettorale. «Avevamo scritto chiaramente che il nostro progetto non voleva essere un uomo solo al comando e che non era il progetto di una persona ma un progetto per le persone. Difendere oggi quel principio significa essere coerenti con il mandato ricevuto». E la conclusione torna all’immagine iniziale, quella del pallone conteso sul campetto dell’oratorio: «Il sindaco ha in mano il pallone e, se non si gioca con le sue regole, decide di portarselo via. Ma amministrare una città richiede maturità istituzionale, non logiche di possesso».

Poi la linea per il futuro, che prova a tenere insieme autonomia e appartenenza.

«Continueremo a votare nel merito dei provvedimenti. Sosterremo ciò che riterremo giusto per Soresina e ci opporremo a ciò che non lo sarà. Questo non è stare all’opposizione: è fare politica con coerenza, dignità e responsabilità».

La partita, insomma, resta apertissima. E più che sulla collocazione formale in consiglio comunale, si gioca ormai sulla definizione di chi rappresenta davvero la continuità del progetto politico con cui il centrodestra ha vinto le elezioni. Una questione di numeri, certo. Ma soprattutto di leadership.

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