L'ANALISI
21 Febbraio 2026 - 18:40
CREMONA - «La Quaresima è tempo di conversione, preghiera, penitenza e carità. Una virtù teologale preziosa, che eleva a bene supremo l’amore rivolto a Dio attraverso gesti concreti nei confronti dei fratelli. In questo senso, nel contesto delle proposte della Quaresima di Carità, si colloca l’invito di Caritas Cremonese a vivere esperienze di volontariato, in particolare presso le due Case dell’Accoglienza diocesane: quella di Cremona e quella di Casalmaggiore».
«La grande sfida per entrambe le Case – spiega don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese, sul sito della Diocesi – è quella di superare una certa 'cultura della delega'. Dobbiamo essere onesti: per tanti la Caritas è il luogo dove 'scaricare' le problematiche del territorio. Ma proprio questa cultura rischia di indebolire le opere di carità quando si è spezza il legame tra la struttura e la comunità (per il semplice evolversi delle cose e il naturale cambio generazionale), allora il progetto rischia di perdere la sua linfa vitale. La Casa dell’Accoglienza deve essere il luogo dove far confluire risorse e consapevolezza».
Mentre sta volgendo a termine il cantiere - si legge ancora sul sito della Diocesi - anche la Casa dell’Accoglienza di Cremona guarda con sempre maggiore attenzione alla città e al territorio, che a loro volta possono diventare una preziosa risorsa nel segno della solidarietà. Il cantiere ancora in corso ha portato a un rinnovamento che non è soltanto estetico e funzionale, ma riguarda direttamente il grande impegno di carità cui tutti possono offrire un contributo. Lo potranno fare anche attraverso alcune proposte di volontariato (per chiedere informazioni e segnalare disponibilità telefonare allo 0372-35063 o scrivere a caritas@diocesidicremona.it).
Il nuovo servizio di Deposito bagagli per senza dimora, ad esempio, sarà una prima opportunità, con i volontari che potranno affiancare gli operatori nei diversi turni settimanali, per circa un paio d’ore. «È un segno di civiltà – precisa il direttore della Caritas diocesana – permettere a chi vive in strada di non dover trasportare costantemente in un sacco di plastica ogni proprio avere. Basta un semplice deposito per iniziare a restituire loro un po’ di dignità e insieme libertà di movimento durante il giorno».
Ritorna poi la proposta del Rifugio notturno. In questo caso si tratta di un servizio rivolto a giovani/adulti maschi che si vogliono rendere disponibili, tra il tardo pomeriggio e l’inizio della sera, per la fase di accoglienza e il pasto degli ospiti. «Questo è certamente un servizio più delicato – precisa don Codazzi – perché la marginalità è complessa e talvolta porta con sé anche rabbia o atteggiamenti provocati da abuso di sostanze. Serve una presenza 'attrezzata' alla relazione, capace di gestire con fermezza e umanità la complessità degli spazi condivisi, come le docce e la zona notte. Certamente non mandiamo nessuno allo sbando e ogni tipologia di volontariato sarà sempre preparata e poi accompagnata. Perché la carità, per essere efficace, deve essere consapevole e adeguata. Abbiamo il sogno di poter dare la possibilità a qualche volontario di fermarsi anche per la notte, grazie ad alcuni spazi realizzati proprio a questo scopo e con piena garanzia di sicurezza.
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