L'ANALISI
17 Febbraio 2026 - 18:27
CREMONA - «In questa Quaresima vi invito a prendere in mano la prima esortazione apostolica di papa Leone, intitolata Dilexi te, che raccomando a tutti di leggere con apertura di mente e di cuore. Il Signore, attraverso i Papi, ci chiama oggi ad essere una “Chiesa povera, dei poveri, per i poveri”, non per un facile slogan ma per un impegnativo sguardo di fede che vi riconosce “il nucleo incandescente della missione ecclesiale” (DT 15). È lo Spirito di Dio che ci chiede un cambio di prospettiva, per essere fedeli al mandato di Gesù nel costante discernimento dei segni dei tempi. L’incontro con i poveri – scrive papa Leone – “è un modo fondamentale di incontro con il Signore della storia” e “la scelta prioritaria per i poveri genera un rinnovamento straordinario sia nella Chiesa che nella società”, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e riusciamo ad ascoltare il loro grido».
Inizia con queste parole la lettera scritta dal vescovo Antonio Napolioni per la Quaresima.
«Gesù - prosegue Napolioni - ha fatto la scelta della povertà, sino all’estremo dell’identificazione con gli ultimi nella sua Pasqua di morte e risurrezione. Perciò ‘i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica ma la stessa carne di Cristo’ (DT 110), che ci permette di contemplare il mistero di condivisione e comunione tra il Padre e il Figlio, in cui ciò che è dell’uno è insieme dell’altro. In Cristo, infatti, la povertà è ricchezza e pienezza di relazioni (cfr. DT 64).
La Chiesa cremonese è sempre stata attenta a servire i poveri; ora il Papa ci ricorda che questo ‘non è un gesto da fare dall’alto verso il basso’, ma un incontro tra pari. La Chiesa, quindi, quando si china a prendersi cura dei poveri, assume la sua postura più elevata.
È necessario che ‘tutti ci lasciamo evangelizzare dai poveri’, perché ‘il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una questione familiare. Sono dei nostri’, e ‘il rapporto con loro non può essere ridotto a un’attività o a un ufficio della Chiesa’ (DT 104).
Sull’esempio di Sant’Omobono, tutto il popolo di Dio è chiamato e abilitato nella grazia a vivere l’incontro con i poveri, e a lottare senza tregua per denunciare e rimuovere le cause strutturali delle situazioni di ingiustizia, che in un drammatico crescendo fabbricano poveri, senza pietà.
Il tempo di Quaresima ci offre la potenza della Parola che chiama a conversione, la grazia della penitenza e della riconciliazione, e l’occasione per dare corpo alla fantasia della misericordia e della solidarietà. Così cammineremo più liberi e gioiosi nella sequela di Gesù, sull’esempio e nello stile di san Francesco d’Assisi, di cui stiamo per celebrare l’ottavo centenario della morte, o meglio del ‘transito’.
Francesco scelse di farsi povero e umile per assomigliare al Cristo amato. Il ricordo vivo di un santo così radicale e provocante ispiri i nostri cuori a vivere nell’autentica carità cristiana verso il prossimo, e con sinceri desideri di concordia e di pace tra i popoli.
La Caritas diocesana propone diverse modalità concrete per vivere bene la Quaresima, con particolare attenzione al ruolo strategico della Casa di accoglienza di Cremona, completamente ristrutturata grazie alla Fondazione Arvedi-Buschini e ad alcuni contributi pubblici ed ecclesiali. Ad essa si affianca la più piccola casa di Casalmaggiore. E l’accoglienza può diventare domestica, condividendo la nostra tavola con persone sole e svantaggiate, senza dimenticare di portare una ‘colomba di speranza’ ai fratelli detenuti in carcere. La Borsa di S. Omobono continua a sostenere storie di famiglie in gravi difficoltà: non permettiamo che si svuoti mai del tutto.
La preghiera, dialogo intimo e comunitario con il Dio di Gesù Cristo, ci ricolmi dello Spirito di carità e ci renda amici e fratelli dei poveri e dei piccoli, per condividere con loro la beatitudine evangelica».
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