L'ANALISI
SORESINA. TEATRO
20 Febbraio 2026 - 17:11
Alberto Giusta, Alessandra Acciai, Gigio Alberti e Amanda Sandrelli
SORESINA - Dal grande schermo alla scena senza passare dal via, ma potenziando in ritmo una storia di straordinaria crisi matrimoniale, in cui il sesso è il deus ex machina che fa scoppiare i conflitti, rimasti a lungo sotto traccia. Questo promette di essere ‘Vicini di casa’ con Gigio Alerti e Amanda Sandrelli rispettivamente Giulio e Anna, una coppia in crisi, lui, musicista e docente al conservatorio, fa battute sarcastiche su tutto, rifiutandosi di affrontare qualsiasi problema; lei ha un negozio e una figlia, ma avrebbe voluto altri bambini e non capisce l’atteggiamento rinunciatario del marito. La loro vita viene scossa da un'altra coppia, composta dal pompiere Toni e dalla psicologa Laura, che fa sesso rumoroso e frequente, interpretati da Alberto Giusta e Alessandra Acciai. L’appuntamento è per domenica 22 alle 17,30 al Sociale per la stagione SiFaSera di Bruno Tiberi.
«Siamo al terzo anno di repliche e quindi direi benissimo», racconta Sandrelli. «Perché due stagioni, quando uno spettacolo funziona, sono abbastanza normali. Tre vuol dire che ha funzionato molto bene». La miccia è accesa da quella che doveva essere un apericena tra vicini si trasforma in un campo minato di confessioni e proposte indecenti: scambi di coppia, sesso plurale, regole illustrate con la disinvoltura di un gioco da tavolo. «Dal punto di vista della scrittura comica ‘Vicini di casa’ è una macchina da guerra», prosegue Sandrelli. «Uno dei testi più belli e divertenti che abbia letto. Funziona perfettamente e, parlando di sesso in modo esplicito ma mai volgare, riesce a parlare anche d’amore».
La pièce è l’adattamento teatrale di Sentimental di Cesc Gay, nella traduzione e adattamento di Pino Tierno. Nel 2022 ne è stata realizzata una versione cinematografica con Claudio Bisio, Vittoria Puccini, Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni. Ma è a teatro che il testo sembra trovare la sua velocità naturale, quella precisione di meccanismo che non concede pause. «Quando una macchina teatrale è così perfetta», osserva Sandrelli, «è difficile riportarla al cinema. La cosa bella è proprio la quantità e la velocità delle battute».
Eppure, sotto la superficie brillante, si muove una riflessione meno leggera. Il sesso non è solo provocazione o risata: è cartina di tornasole dell’intimità perduta. «Può essere divertimento, e ben venga, non c’è alcun moralismo», dice l’attrice. «Ma è anche essere una parte importantissima del rapporto. Spesso a un certo punto si rinuncia a questa parte, pensando che non sia così fondamentale». La differenza tra le due coppie non è ideologica – Giulio e Anna non sono bacchettoni, anzi – ma emotiva. «Siamo persone aperte, liberali. In teoria dovremmo essere poco scandalizzati», spiega Sandrelli. «In realtà, quando i nostri vicini parlano di sesso con quella naturalezza, come se spiegassero le regole di un gioco a carte, diventa imbarazzante».
La regia di Antonio Zavatteri punta proprio su questa linea sottile tra verità e paradosso. Attore egli stesso, Zavatteri chiede ai suoi interpreti di non inseguire l’effetto facile. «Ci ha detto fin dall’inizio di non cercare la comicità», racconta Sandrelli. «La comicità c’è già nelle battute. Noi dobbiamo cercare la verità. Se trovi quella, la risata arriva, forse anche meglio». È una lezione che affonda le radici nella formazione genovese di Zavatteri e Giusta, nel solco del Teatro Stabile e del magistero di Marco Sciaccaluga, in quella stagione di allestimenti che sapevano restituire i classici con piglio contemporaneo ma senza forzature attualizzanti.
In ‘Vicini di casa’, però, il classico è la crisi stessa: quella che cova nelle case rispettabili, sotto il tran tran quotidiano. Quella serata con i vicini di casa si fa burrascosa, le recriminazioni esplodono, l’erotismo scioglie le reticenze. E la commedia, libera e provocatoria, finisce per interrogare con leggerezza le inibizioni e le ipocrisie del nostro tempo. «È una situazione che, in fondo, è capitata a tutti», conclude Sandrelli. «Magari non così, non fino a quel punto. Ma la sensazione di avere qualcosa che non funziona più come prima, quella sì. E parlarne, anche ridendo, è già un modo per rimetterla in gioco».
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