L'ANALISI
19 Febbraio 2026 - 16:20
CREMONA - «Lo stile di familiarità è stato il succo della sua esperienza di parroco, dovunque abbia servito», una familiarità che si esprimeva nel sorriso, nella fede serena, nella dedizione, nella «fantasia» e nel «buon gusto» delle opere, nei rapporti con i vescovi che si sono succeduti e con gli altri sacerdoti. Così il vescovo Antonio Napolioni ha ritratto questa mattina a Sant'Abbondio monsignor Giuseppe Soldi, durante le esequie celebrate nella chiesa della comunità che ha più a lungo servito: ventitré anni da pastore, altri tredici da residente attivo e capace di «essere nonno in parrocchia, un gran bel segno di autenticità sacerdotale».
Per l'ultimo saluto Sant'Abbondio era gremita di fedeli, tra i quali non mancavano volti segnati dalla commozione. Con monsignor Napolioni anche i vescovi emeriti Dante Lafranconi e Carmelo Scampa, una cinquantina di sacerdoti e religiosi, con i canonici del Capitolo (nelle prime file alcuni degli ex vicari che furono suoi collaboratori, come don Claudio Anselmi, don Paolo Arienti, don Bruno Galetti); i familiari e la «grande famiglia di famiglie» che è il Casato Soldi istituito dal fratello Fiorino, storico direttore de «La Provincia» negli anni Sessanta del secolo scorso.
Erano in chiesa la presidente nazionale Grazia Soldi, giunta da Torino, delegazioni da Milano, da Verona e dalla Toscana, oltre alle bandiere del Casato italiano e brasiliano; presente anche il presidente della Libera associazione agricoltori e della Sec Cesare Soldi.

Sulla bara del sacerdote, circondata di fiori bianchi, la cotta, la mozzetta di canonico della Cattedrale, la stola. Semplice e dignitosa la liturgia di commiato, accompagnata all'organo dal maestro Fulvio Rampi; la prima lettura affidata alla nipote Sabrina.
«Una bella assemblea colma di affetto, di gratitudine, di serenità, del dolore che unisce», ha detto il vescovo, perché don Giuseppe «ci ha trasmesso la serenità e la gioia della fede» che nascevano in lui dall'obbedienza alla Parola di Dio, sebbene non siano mancati neppure per lui momenti «di stanchezza, di lutto, di turbamento».
La sua vocazione è stata soprattutto quella del parroco, della «cura della comunità, delle famiglie, delle relazioni», da Zanengo a Castelverde a Sant'Abbondio. Il presule ha voluto ringraziare don Andrea Foglia, successore di Soldi a Sant'Abbondio, per averlo voluto tenere con sé in parrocchia e il defunto monsignore per avere accettato di continuare a offrire, in forme diverse, il proprio servizio.
Non è mancato un cenno agli ultimi anni, quelli della fragilità: «La sua intelligenza ha fatto sì che il giorno in cui ha capito che non poteva più resistere ad oltranza a vivere da solo, per quanto ben accudito qui in parrocchia, ha accettato di andare a La Pace, che prima non gli dovevamo neppure nominare».
Poi però, quando lo si andava a trovare, alla domanda su come stesse, la risposta più frequente era, per tutti: «Benissimo». Aveva saputo accettare anche il ricovero con quell'atteggiamento di «disponibilità interiore» che ha improntato la sua lunga esistenza: «L'ultima fotografia che ho di lui è quella di don Giuseppe che gioca a carte con altri ricoverati».
«Ha obbedito a Dio, si è fidato di Gesù, si è gettato nelle braccia di Maria», che ora lo ha accompagnato nella «Santa Casa» del cielo. «Quando ascoltava l'omelia di un confratello – ha concluso il vescovo – era solito commentare: 'Bravo!'. E ora noi lo diciamo a lui: Bravo!».
Conclusa la celebrazione, il feretro di monsignor Soldi è stato trasportato per l'inumazione nel cimitero di Cella Dati, dove riposano anche i suoi familiari.
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