L'ANALISI
IMPEGNO SOCIALE
15 Febbraio 2026 - 05:20
L’attivista cremonesi insieme al gruppo che ha portato la bandiera olimpica
CREMONA - Dalla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi al Sud Sudan, con un unico obiettivo: fare dell’istruzione lo strumento per cambiare il mondo. Nicolò Govoni non nasconde il suo stupore per essere stato coinvolto tra le personalità chiamate a portare la bandiera olimpica.
«Non ci si crederà, ma è nato tutto per caso — spiega il fondatore di Still I Rise —. Ho ricevuto una mail, che poteva francamente finire nello spam, in cui la Fondazione Luciano Pavarotti chiedeva la mia disponibilità a partecipare. Ovviamente ho accettato, dopodiché è partita la macchina organizzativa e i tasselli si sono aggiunti pian piano, sotto l’attenta regia di Nicoletta Mantovani».
Un’esperienza che aiuta a non abbassare la guardia sulla rivoluzione gentile che Govoni porta avanti nei luoghi più poveri del mondo, offrendo scuole all’avanguardia agli ultimi della terra.
«Essere all’apertura delle Olimpiadi invernali 2026 è stato fantastico, un’emozione incredibile — racconta —. Con l’ex Alto Commissario ONU per i rifugiati Filippo Grandi, Rebeca Andrade, Eliud Kipchoge, Cindy Ngamba e Tadatoshi Akiba abbiamo condiviso ore in camerino, sia durante le prove sia la sera della cerimonia. Si sono create belle relazioni, vere amicizie; abbiamo parlato di progetti. Il mio camerino era vicino a quello di Mariah Carey, mi hanno presentato Andrea Bocelli ed è stato un onore stringergli la mano».
Neppure il tempo di godersi la soddisfazione per questa partecipazione e Govoni è di nuovo volato in Kenya. L’anno si è aperto con l’inaugurazione della nuova scuola emergenziale in Sud Sudan: «Abbiamo aperto la scuola a Giuba il 31 dicembre scorso — spiega —. Io e Giovanni Volpe abbiamo viaggiato per l’intero Paese per capire la situazione e assegnare una decina di borse di studio per frequentare la nostra scuola. Ora gli iscritti sono una quindicina, ma sono destinati ad aumentare. Con la scuola in Sud Sudan, le scuole di emergenza sono ora quattro, a cui si aggiungono due scuole di eccellenza in Kenya e in Colombia».
Il 2026 promette di essere un anno di cambiamenti, ma anche di nuovi investimenti per Still I Rise e per la mission di Nicolò Govoni: «Stiamo lavorando per acquistare un terreno sulla costa e dare vita a una sorta di versione estiva della scuola di Nairobi — racconta —. Da qualche anno portiamo i ragazzi al mare d’estate: l’idea è creare una struttura fissa che renda meno dispendiosa questa vacanza per i nostri studenti. Siamo inoltre impegnati a far decollare l’apertura della scuola in India, che si sta dimostrando più delicata e complessa del previsto. Il progetto Italia è per ora ancora in fieri».
Nel frattempo non mancano i progetti speciali e la collaborazione con l’étoile Alessio Carbone prosegue nel segno della danza e dell’espressività del corpo. Con il Centro Orsolina28 è nata l’idea di una residenza estiva per gli alunni della scuola di Nairobi: un’esperienza di danza sociale per certi versi unica, che potrebbe entrare nel novero dei progetti speciali finanziati dal Ministero della Cultura.
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