L'ANALISI
07 Febbraio 2026 - 21:11
CREMONA - L’emozione è stata grande, l’adrenalina pure. Raman (Rami) Dorati, 26 anni, di Cremona, ha vissuto una serata unica. Placard Bearer, ha guidato a San Siro il team del Montenegro e si è goduta minuto per minuto lo spettacolo dall’interno, insieme agli occhi di tutto il mondo. «È stato tutto molto emozionante, sin da quando sono arrivata a San Siro. Ho indossato come tutte le mie ‘colleghe’ il piumino lunghissimo, con strascico, poi gli occhiali, gli stivali. Un’esperienza davvero intensa, durante la quale ho avuto la sensazione di vivere un momento a suo modo storico. Per una volta — aggiunge Raman — ho smesso di pensare e mi sono proprio vissuta il momento, davanti a 80mila spettatori che mi hanno trasmesso un’onda positiva. È anche difficile spiegare a parole cosa abbia provato. Tutto il mondo in quei minuti è lì che ti vede e ti guarda. Ancora adesso, mentre ne parlo, mi emoziono».
Il percorso per arrivare all’inaugurazione non è stato breve e neanche semplicissimo. «Ho cominciato con le prime prove ad agosto; poi, sono stata richiamata ad ottobre. Non sapevo esattamente che cosa avrei fatto, fin quando mi hanno spiegato che avrei accompagnato una delle squadre. A fine gennaio mi è stato assegnato il Montenegro. Per diversi giorni sono stata a Milano per le prove serali, sempre a San Siro. Prima sotto un tendone nei pressi dello stadio, poi gli ultimi giorni all’interno dello stadio vero e proprio. Mercoledì sera ci sono state le prove generali e già lì si è capito che l’emozione sarebbe stata molto forte».
Infine, una curiosità che porta con sé anche un altro ricordo: «A fine serata mi hanno consegnato tutto, piumino, occhiali e tutto il resto. Mi hanno anche dato un sacco enorme che a malapena riusciva a contenere il piumino, quindi non è stato semplice arrivare alla mia auto con tutto quel carico. Ma al tempo stesso l’adrenalina in circolo era talmente abbondante che avrei portato a casa anche una montagna. Sapevo che avrei vissuto qualcosa di straordinario, ma non avrei mai immaginato che mi sarei trovata così bene. Devo anche dire che tutti sono stati molto professionali e gentili, mi hanno fatta sentire molto a mio agio. E, ripeto, una volta entrata in San Siro, mi sono proprio goduta il momento, è stata una bella esperienza e credo che non la potrò mai dimenticare».
Portabandiera alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, Nicolò Govoni, scrittore e attivista nato a Cremona, candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2020 e nel 2023 per il suo impegno nella tutela dei minori rifugiati con Still I Rise, non dimenticherà la giornata speciale di San Siro: «Ho portato la bandiera per tutta Still I Rise, per i nostri bambini, per tutti quelli che ci hanno creduto in questi ultimi otto anni, che hanno trasformato un sogno impossibile in una realtà che arriva alle Olimpiadi: grazie di cuore per aver dato vita a questa grande avventura».
Da Bagnolo Cremasco un’emozione che ricorderà per sempre, la sensazione di aver vissuto da protagonista un momento storico per l’Italia. Gaia Tesino ha faticato ad addormentarsi, dopo essere stata tra gli 80 ballerini al fianco del rapper Ghali, nell’esibizione durante la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali.
La 21enne danza da quando era una bimba di meno di 4 anni. Di certo non si fermerà a questa straordinaria serata. «Voglio fare della danza la mia vita e la mia professione» ha detto Gaia.
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