L'ANALISI
07 Febbraio 2026 - 10:22
La performance di ieri sera a San Siro (ANSA)
CREMONA - Dalla provincia di Cremona al palcoscenico più prestigioso, quello della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina. Quattro giovani danzatrici cremonesi sono state protagoniste allo stadio San Siro accanto a Ghali, prendendo parte a uno dei quadri più simbolici dell’evento: una coreografia dedicata alla pace, alla rinascita e alla forza universale del linguaggio del corpo. Un momento seguito da milioni di spettatori, capace di racchiudere anni di sacrifici, studio quotidiano e sogni coltivati fin dall’infanzia.

SOFIA
Tra loro c’è Sofia Zanardi, 19 anni, di Soncino, che ha danzato nel segmento della colomba, immagine centrale e carica di significato. La danza per Sofia non è mai stata un semplice interesse, ma una scelta di vita precoce e consapevole. «La passione l’ho ereditata da mia zia – racconta – ed è grazie a lei e al sostegno costante dei miei genitori se ho potuto inseguire questo sogno». Un cammino fatto di rinunce importanti: un’adolescenza vissuta a metà, poche uscite, sacrifici quotidiani. «Ho messo da parte molto, ma ne è valsa la pena. Era il mio sogno fin da bambina, anche se crescendo sembrava sempre meno raggiungibile». La svolta arriva con la maturità: cento su cento, proposte di lavoro già pronte e un bivio decisivo. «Da una parte una carriera sicura, dall’altra svegliarmi alle cinque del mattino per andare a Milano e rischiare tutto, senza garanzie. Ho scelto la seconda strada». Superata l’audizione, Sofia entra in accademia. L’inizio è durissimo, poi arrivano le amicizie, i maestri, la crescita personale e artistica. La chiamata olimpica giunge quasi per caso, tramite una coreografa: da novembre prove intense, fatica, pazienza, fino a trasformare la stanchezza in spirito di gruppo. «Sono una persona molto empatica – ammette – e forse non mi rendo ancora conto di quello che è successo. Ma oggi posso dire che ce l’ho fatta».
GRETA
Dalla provincia cremonese arriva anche Greta Gusperti, di Bordolano. Per lei ballare alla cerimonia di apertura è stata «una grandissima opportunità», capace di arricchirla non solo come ballerina ma anche come persona. La danza ha sempre fatto parte della sua vita, dagli inizi al Dancenter al percorso attuale nell’accademia MoveOn di Milano. «Questa esperienza – sottolinea – mi ha insegnato il valore del lavoro di squadra e della disciplina. Sono profondamente grata per le persone competenti e disponibili con cui ho lavorato in questi splendidi mesi».
GAIA
Sul palco di San Siro anche Gaia Tesino, 21 anni, di Bagnolo Cremasco. Diplomata in Scienze umane al Munari, da due anni frequenta l’accademia Ormars Lab di Milano. Selezionata dalla coreografa Macia Del Prete al termine di una giornata di provini, ha vissuto un’attesa carica di emozione. «Quel giorno non sapevamo nulla del progetto – racconta – solo la sera abbiamo scoperto che si trattava delle Olimpiadi. All’inizio non potevo crederci». Due mesi di preparazione serrata, una prova generale condivisa con mamma Serena e la sorella Melissa, poi l’ingresso in scena. Gaia danza da quando aveva meno di quattro anni, cresciuta nella scuola di danza di Chieve. Finite le superiori, la scelta di tentare il grande salto. «Il primo anno in accademia è stato difficile, un impegno che ti assorbe completamente. Ma sono arrivate le prime soddisfazioni, gli incontri giusti, la consapevolezza di essere sulla strada corretta». La coreografia, di pochi minuti ma intensa, era dedicata al tema della pace. «Essere lì è un orgoglio enorme, un premio per l’impegno di tutti questi anni».
AURORA
Infine Aurora Lunato, 22 anni, di San Giovanni in Croce, anche lei selezionata all’interno dell’accademia Ormars Lab. Le prove sono iniziate tra ottobre e novembre, prima nei fine settimana e poi quasi ogni giorno con l’avvicinarsi dell’evento. Un percorso costruito nel tempo: dagli studi a Roma, al perfezionamento alla KlediDance di Desenzano, fino all’attuale accademia di danza contemporanea di Milano, un triennio che la porterà al diploma. Sugli spalti, a sostenerla, papà Giuseppe e mamma Lorenza, testimoni di un’emozione difficile da dimenticare.
Quattro storie diverse, unite dalla stessa determinazione, dalla stessa fatica e dalla stessa passione. Dalla provincia di Cremona al sogno olimpico, con la danza come linguaggio universale capace di parlare al mondo e di restituire, almeno per una sera, il senso profondo di pace e condivisione.
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