L'ANALISI
01 Febbraio 2026 - 05:10
CINGIA DE' BOTTI - La Fondazione Elisabetta Germani inaugura il 2026 con una scelta forte e concreta: mettere al centro le persone che ogni giorno garantiscono cura, assistenza, dignità e qualità della vita ai residenti. Dal primo gennaio è attivo infatti un nuovo aumento retributivo di 100 euro lordi mensili per tutti i dipendenti (290), il terzo incremento salariale in quattro anni.
Una decisione che non è solo economica, ma soprattutto culturale. È il primo passo operativo di un piano strategico, approvato dal consiglio di amministrazione, che vuole definire la Fondazione come comunità di lavoro e di vita, capace di attrarre, sostenere e far crescere i propri professionisti.
«Il nostro impegno è chiaro – afferma il direttore generale Ivan Scaratti – chi lavora qui deve sentirsi riconosciuto, sostenuto e parte di una comunità che cresce insieme. Stare bene per fare bene non è uno slogan, è la direzione che abbiamo scelto».
Il nuovo piano strategico introduce politiche retributive più competitive del territorio, azioni concrete per attrarre e reclutare, collaborazioni con scuole ed università, programma di accoglienza personalizzato, corsi Asa gratuiti, tutor e percorso dedicato ai nuovi assunti e protagonismo degli operatori. E ancora: programmi di ascolto, formazione continua e di crescita, progetti interculturali, innovazioni digitali e intelligenza artificiale, crescita e valorizzazione con percorsi di carriera orizzontale e verticale.
È inoltre confermato il premio annuale di welfare aziendale per premiare il lavoro dei dipendenti in relazione al raggiungimento di obiettivi di appropriatezza e qualità di vita, palestra gratuita, campagne di prevenzione gratuite, tariffe agevolate per le prestazioni ambulatoriali.
Si sta inoltre sperimentando in alcuni nuclei una nuova turnistica e nuovi piani di lavoro per permettere maggiori riposi e contrastare il burnout.
Infine progetti di inclusione e multiculturalità, con l’idea di pianificare corsi di italiano per stranieri, ma anche la individuazione di alloggi per i dipendenti che arrivano da lontano.
«Una risposta concreta alle sfide demografiche – conclude Scaratti – con un mercato del lavoro sempre più competitivo, la Fondazione sceglie di lavorare per anticipare ed affrontare le criticità: attrarre giovani, trattenere competenze, costruendo un ambiente di lavoro sostenibile in cui i dipendenti possano essere valorizzati, riconosciuti e sentirsi in famiglia».
Il messaggio è dunque chiaro: la qualità della cura nasce dal benessere di chi cura. Il piano è stato illustrato alle organizzazioni sindacali e Rsu aziendali, è un percorso comune con il sindacato.
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