L'ANALISI
28 Gennaio 2026 - 19:53
BORDOLANO - I cassonetti dell’immondizia e quelli con la segatura, le rotoballe di fieno e le sterpaglie, la lavanderia e il divano. Dieci incendi tra il 13 e il 24 ottobre del 2024, giorno e notte, dentro e fuori, nell’area dell’agriturismo dove dal 2019 aveva preso un alloggio in affitto. Dieci incendi dolosi, per l’accusa, a volte spenti subito con l’estintore. In altre, sono arrivati i vigili del fuoco.
Per la Procura, il piromane seriale è Valmir, kosovaro del 1997. Non è mai stato colto sul fatto, ma i motivi per i quali su di lui sono caduti i sospetti, li ha spiegati oggi, mercoledì 28 gennaio 2026, la proprietaria dell’agriturismo, nel processo parte civile con l’avvocato Franco Antonioli. I motivi.
È capitato che dopo alcuni incendi, Valmir la informasse. Lo ha fatto «quando in lavanderia sono andate a fuoco la lavatrice e le lenzuola. Strano, perché io ero passata mezz’ora prima ed era tutto a posto». Lo ha fatto per l’incendio di un cassonetto. «Lui lo ha aperto e c’era il fuoco. Come faceva a saperlo?».
«Il sospettato era lui, perché ci informava sui punti dei fuochi», ha confermato un inquilino dell’agriturismo che ha denunciato il kosovaro per minacce. «Mi aveva detto che se non la smettevo di dargli la colpa del fuoco, mi avrebbe buttato giù dalla finestra». E, poi, c’è un altro indizio contro il presunto piromane seriale difeso dall’avvocato Francesco Cogrossi: un accendino. È stato trovato sull’auto della proprietaria - non fumatrice - dell’agriturismo. Com’è finito lì?
Un giorno l’imputato le ha preso le chiavi della vettura. «Quando ho portato la macchina all’autolavaggio, ho trovato un accendino. Io non ce la facevo più, io non capivo neanche che cosa facesse con la mia macchina». Era esasperata la proprietaria della struttura dove abitavano altri inquilini. Valmir all’inizio era arrivato solo. In seguito, lo aveva raggiunto la moglie. «Mi aveva anche detto che aveva un lavoro. Non sempre prendevo l’affitto, avevo anche tollerato i ritardi».
In agriturismo, i fuochi erano stati appiccati anche prima del 13 ottobre. E «lui ce li segnalava.»
Nel capo di imputazione è riversato l’elenco dei dieci incendi. Si apre con il primo del 13 ottobre: alle 14.05 e alle 20.45, l’inquilino avrebbe bruciato un cassonetto riposto all’esterno della palazzina alloggi e un divano posto nel corridoio della palazzina. Il 17 ottobre, il kosovaro avrebbe appiccato il fuoco allo stesso cassonetto incendiato quattro giorni prima. Il 20 ottobre, alle 12 e alle 21.25, avrebbe dato fuoco ai teli in plastica che coprivano un carro agricolo e un pollaio. Il 21 ottobre, alle 11.30 e alle 12.47 , Valmir avrebbe incendiato una rotoballa situata nel retro dell’agriturismo e un sacco in plastica contenente truciolato. Dopo la mezzanotte e intorno alle 3 del mattino del 21 ottobre, il fuoco lo avrebbe appiccato alle ruote dell’auto di un altro inquilino. Alle 11 del mattino del 22 ottobre, in fiamme erano andate alcune rotoballe situate nel campo adiacente all’agriturismo. Due ore e mezza dopo, alle 13.30, Valmir avrebbe appiccato il fuoco alla lavanderia, danneggiando la lavatrice e alcune lenzuola. Sempre il 22 ottobre, alle 22.35 e alle 23.15, avrebbe invece dato alle fiamme alcune masserizie accatastate dietro l’agriturismo. Dopo la mezzanotte del 23 ottobre, l’imputato avrebbe appiccato il fuoco ad alcuni sacchi dell’immondizia, a un materasso posto all’esterno dell’agriturismo e agli interni dell’auto della proprietaria della struttura. L’elenco si chiude con i due incendi, alle 19 e alle 22, di un serramento in legno della palazzina alloggi e di un ondulato in plastica appoggiato nelle adiacenze di un alloggio dell’agriturismo.
«Le sue finestre davano sia sulla corte che sulla stradina esterna. Aveva una visibilità completa». Valmir poteva ‘spiare’ i movimenti di proprietaria e inquilini. In aula si tornerà a maggio.
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