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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Cade dalla barella e poi muore: assolti medico e infermiera

La tragedia nel 2021. Vittima, 86enne rimasta al Pronto soccorso 7 ore

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

21 Gennaio 2026 - 21:23

"Grave patologia trattata come nevrosi"

CREMONA - Il giudice ha assolto ‘perché il fatto non sussiste’, un medico del Pronto soccorso e un’infermiera del triage, accusati di omicidio colposo, della morte di nonna Rina, 86 anni. Il 27 aprile 2021, l’anziana è rimasta per sette ore sulla barella — con le spondine abbassate — per poi cadere a terra, battendo con violenza faccia e testa. Finita sotto i ferri, operata dal neurochirurgo, l’86enne morirà il 13 maggio. Il pm onorario aveva chiesto di assolvere il medico, difeso dall’avvocato Isabella Cantalupo, ma di condannare a 6 mesi l’infermiera. La figlia della vittima era parte civile con l’avvocato Luca Curatti, che aveva chiamato l’Asst come responsabile civile, assistita dall’avvocato Francesco Meloni di Torino. Entro 90 giorni la motivazione della sentenza.

Martedì 27 aprile 2021, terza ondata pandemica, «un caos cosmico quel giorno», per dirla con l’infermiera in turno dalle 14 alle 20. Lei arriva prima e va via dopo le 20 «per dare una mano». Alle 20 c’è anche il passaggio di consegne tra la dottoressa in servizio dalle 14 e il collega ieri assolto che smonterà alle 8 del mattino.

Affetta da un grave ipovisus, l’86enne a casa ha avuto le vertigini. Alle 14 arriva in ambulanza al Pronto soccorso in codice verde. Al Triage, l’infermiera la valuta. «Era lucida, orientata. Io confermo il codice verde e l’accompagno nella sala barelle 1». Dove «purtroppo, non c’è il campanello, ma c’è un continuo passaggio delle Oss».

L’infermiera farà 5-6 rivalutazioni della paziente. La penultima è delle 19.37, «quando ho modificato il codice da verde a giallo, in quanto la Oss mi aveva detto che la signora si era mossa sul lettino. Sono andata da lei. ‘È successo qualcosa?’. ‘Ma no, mi gira un po’ la testa’».

Ed ecco il punto. L’infermiera modifica il codice non perché l’86enne si è aggravata. «Probabilmente un mio eccesso di zelo, una cortesia per accelerare la visita medica» in un Pronto soccorso dove quel martedì ci sono stati 108 pazienti, molti dei quali in codice giallo. «L’infermiera lo ha fatto per cercare di favorire la signora che era lì da sette ore — ribadisce l’avvocato Munafò —. Non si trattava di una paziente per cui si doveva chiedere aiuto: ‘Visitatela’. No, lo ha fatto, perché le è dispiaciuto. Sarebbe stata contenta di stare vicino alla signora, ma non aveva tempo, aveva 10mila cose da fare. Ha lavorato con scrupolo e spirito di servizio. È qui, perché non si è limitata a fare il compitino. Spiace enormemente per quello che è successo, ma non è colpa né dell’infermiera né del medico».

Quel martedì, entrato in turno, il camice bianco fa, come d’abitudine, «un giro di controllo per rendermi conto del numero di persone e delle loro condizioni. Alle 21 vengo avvertito che la signora è caduta dalla barella». Il medico va dalla paziente. «La signora era vigile, l’ho portata in sala e le ho fatto una visita completa. Mi ha detto che aveva dolore al bacino». Sono le 21.20. Il medico chiama il cardiologo e rivaluta l’86enne. «Se prima mi parlava, alle 21.35 non mi risponde più. Chiamo il radiologo in emergenza, c’è da fare subito una TAC e chiamo il neurochirurgo. Alle 21.38 chiedo la Tac, intanto, in attesa del risultato, chiamo la figlia della signora e le spiego che cosa è successo».

Dopo l’assoluzione, l’infermiera ha abbracciato l’avvocato. «Massimo rispetto per la signora che è deceduta, ma è dal 2021 che la mia assistita è tormentata e non dorme».

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