L'ANALISI
CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA
21 Gennaio 2026 - 18:34
L'esterno de La Ciocco
CREMONA - Al Tribunale per i minori di Brescia sono arrivati tutti e quattro accompagnati dai loro genitori. Sono i 17enni accusati del brutale pestaggio a Filippo ‘Digiu’, il barman de La Ciocco massacrato alle tre di notte del 23 febbraio di un anno fa.
Dopo la condanna arrivata il 18 dicembre 2025 a 5 anni di reclusione (processo in abbreviato dal gup) di Davide, 19 anni, il maggiorenne del branco, oggi, 21 gennaio 2026, a Brescia per tre diciassettenni il processo è stato sospeso. Il giudice ha infatti detto 'sì' alla messa alla prova della durata di un anno per il minore assistito dagli avvocati Paolo Brambilla e Consuelo Beber, della durata di 8 mesi per i due fratelli gemelli difesi dall’avvocato Luigi Lupinacci. Si farà invece processare il quarto coimputato, il solo che un anno fa il gip del Tribunale per i minori di Brescia non aveva mandato nel carcere Beccaria di Milano.
«Durante la messa alla prova, il nostro assistito implementerà le attività di volontariato che già stava facendo tramite una cooperativa, e l’attività lavorativa. A luglio ci sarà una verifica», hanno aggiunto gli avvocati Brambilla e Beber. Se i 12 mesi di messa alla prova andranno a buon fine, il reato si estinguerà. Lo stesso per i due fratelli gemelli che, come ha riferito il difensore Lupinacci, proseguiranno nell’attività di volontariato tre volte a settimana, continueranno gli incontri con lo psicologo, con gli assistenti sociali. «Da qualche mese erano già a casa con il limite di rientro alle 9 di sera, limite che terminerà il 22 febbraio prossimo».
Oggi a Brescia c’era anche Alessio Romanelli, l’avvocato che a Cremona, nel processo al maggiorenne, si era costituito parte civile per Filippo. Nel processo minorile, non è prevista la costituzione di parte civile. Romanelli era in aula come difensore della persona offesa.
Senza entrare nel merito delle varie responsabilità — chi ha fatto cosa — i minorenni della baby gang si sono detti dispiaciuti per «le conseguenze occorse» al barman uscito da quell’aggressione massacrato. Il branco gli ha rovinato la vita. Filippo ha perso la funzionalità dell’occhio sinistro quasi certamente per sempre.
L’aggressione è storia di domenica 23 febbraio 2025. Il barman era uscito dal locale sotto la Galleria 25 Aprile, in piazza Roma, perché quei bulli stavano dando fastidio agli ultimi clienti. Si era parato davanti a una ragazza per proteggerla. Dava le spalle a quei cinque. Filippo era stato colpito alla nuca, si era voltato e il branco lo aveva massacrato, prima ferendolo al volto con un bicchiere e con una bottiglia di vetro: le schegge gli si sono conficcate negli occhi (quello destro si è salvato). Non vedendoci più e con il sangue che gli colava sul volto, il barman era caduto a terra. E il branco aveva infierito di nuovo, scaricandogli addosso una serie di calci e pugni su tutto il corpo. E, ancora, sul viso.
Una violenza inaudita. Poteva forse andare peggio se due colleghi di Filippo non si fossero precipitati all’esterno del locale, parandolo da altri colpi. La baby gang era poi fuggita, tornando là da dove si era mossa: un bar in piazza Stradivari. Come se nulla fosse successo.
I carabinieri avevano ricostruito la notte di assurda violenza attraverso le testimonianze e i filmati registrati dalle telecamere pubbliche e private. Verso le tre, i cinque si erano spostati dal Lord Life Lounge, il pub in piazza della Pace, incamminandosi verso via Verdi. Avevano raggiunto piazza Stradivari. Qui, una telecamera aveva inquadrato uno dei 17enni con una bottiglia in mano, il 19enne con un bicchiere da cocktail.
I cinque avevano fatto una breve sosta poi si erano diretti in piazza Roma. Si erano infilati nello sportello bancomat dell’Unicredit dopo aver forzato la porta. Pochi minuti dopo, il branco aveva proseguito per La Ciocco. All’esterno del pub c’erano gli ultimi clienti della serata.
Una notte di inutile e inaudita violenza. Dopo tre settimane di indagine, i carabinieri avevano chiuso il cerchio.
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