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CREMONA. NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Finti carabinieri: condannati due napoletani per furto in abitazione

Arrestati dopo la fuga con contanti e gioielli, hanno lasciato il carcere con il divieto di tornare in Lombardia; la pena definitiva sarà da scontare in cella

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

21 Gennaio 2026 - 19:00

Finti carabinieri: condannati due napoletani per furto in abitazione

CREMONA - Né alti né bassi, capelli biondi rasati, napoletani. Vincenzo Palamara e Pasquale Marroccoli, 30 e 29 anni, sono i finti carabinieri che l’1 dicembre scorso sono stati spediti in carcere, arrestati dai veri carabinieri che li avevano beccati dopo la classica truffa a marito e moglie pensionati di 87 e 80 anni, casa in via 20 Settembre. I due erano scappati su un’auto presa a noleggio due giorni prima, con 1.295 euro in contanti e gioielli per 9.232,50 euro. Avevano nascosto i preziosi in un berretto di lana messo sotto un sedile, i contanti sotto l’altro sedile.

Accusati di furto aggravato in abitazione (reato più grave della truffa), nel processo con il rito abbreviato, Palamara, un precedente per droga, e Marroccoli, incensurato e ludopatico, oggi, 21 gennaio 2026, sono stati condannati a 2 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione ciascuno; il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto 2 anni e 8 mesi. I due hanno lasciato il carcere di Cà del Ferro per fare ritorno a casa, a Napoli, con il divieto di mettere piede in Lombardia.

Soddisfatti gli imputati. Attraverso le dichiarazioni spontanee, al giudice avevano ammesso di essersi fatti un giro a Cremona proprio per truffare, perché «soffriamo di problemi economici». Palamara ha già risarcito il danno alle vittime. L’avvocato Enrico Belloli di Milano ha dato prova al giudice della consegna degli assegni circolari. L’avvocato Matteo Casertano di Napoli, legale di Marroccoli, ha depositato un documento «attestante la proposta di risarcimento del danno».

Soddisfatti i due imputati, paradossalmente un po’ meno i loro difensori che si erano battuti perché il giudice riqualificasse il fatto in truffa, chiedendo per i due la misura degli arresti domiciliari a casa dalle rispettive mamme. Il furto in abitazione è un reato ostativo: quando la pena diventerà definitiva, i due la sconteranno in carcere. Se fossero stati mandati ai domiciliari, il ragionamento della difesa, nel computo della pena ci sarebbe stato il pre-sofferto.

Il fatto. Tutto è cominciato con una telefonata-trappola a casa degli anziani. Spacciandosi per carabiniere, uno dei due truffatori aveva tirato fuori dall’abitazione l’87enne. La scusa? Gli aveva fatto credere che la sua auto era stata vista all’esterno di una gioielleria dove era stato commesso un furto. «Deve recarsi urgentemente presso la caserma dei carabinieri». Il marito era uscito, lasciando la moglie sola in casa. Spacciandosi per carabiniere, Marraccoli si era fatto aprire dall’80enne per poi chiederle di mostrare oro e contanti. «Mi sono sentita in dovere di fare ciò che mi chiedevano, perché si sono presentati come carabinieri», dirà poi l’anziana in fase di denuncia, al Comando provinciale.

Approfittando di un momento di distrazione, Marroccoli aveva arraffato il malloppo ed era scappato. Giù, in auto, lo attendeva Palamara. Credevano di averla fatta franca i napoletani, ma a poca distanza c’erano i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile delle Compagnia di Cremona. Stavano effettuando un servizio nelle zone residenziali proprio per contrastare i furti nelle abitazioni e le truffe agli anziani. I militari erano già appostati in via 20 Settembre. L’auto ferma all’esterno con un uomo alla guida li aveva insospettiti. E quando hanno visto il complice salire di fretta e la macchina ripartire, intuito che i due fossero andati a segno in qualche casa, avevano deciso di bloccarli.

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