L'ANALISI
22 Gennaio 2026 - 05:30
CREMONA - «È giusto fare i controlli, quando vado a ballare lo faccio per stare con gli amici e divertirmi, non per mettere a rischio la mia incolumità». Alla recente notizia della sospensione della licenza dei locali Juliette e Centrale del Latte — con il questore Carlo Ambra che ne ha chiesto la revoca al sindaco Andrea Virgilio — molti giovani cremonesi si sono detti d’accordo con i controlli, ma preoccupati per il futuro della movida in città.
«Credo — commenta Margherita, 18 anni, studentessa del Manin — che sia fondamentale rispettare le norme. Dopo i tragici eventi di Crans-Montana sono iniziati una serie di controlli, e se un locale non è a norma è giusto che venga sanzionato».
«È giusto sensibilizzare e porre l’attenzione su un più rigoroso rispetto delle regole — le fa eco Rocco, 17 anni, dell’Aselli —. In moltissimi locali in cui sono stato, anche fuori Cremona, ho riscontrato alcune irregolarità, ma abbiamo visto a cosa può portare».
«Non rispettare le regole dopo ciò che è successo in Svizzera — chiosa Milo, 15 anni, anche lui studente del liceo scientifico — è un comportamento poco intelligente. Vogliamo divertirci in un posto che sia a norma, ma se lo dovessero chiudere sarebbe un problema».
Se le licenze venissero revocate, infatti, il panorama notturno di Cremona finirebbe per impoverirsi drasticamente, confermando i timori dei giovani di una città con sempre meno spazi a loro dedicati.
«Io non vado spesso a ballare — racconta Nicolò, studente diciottenne dello Stanga —, ma in città la sera o vai a ballare o vai in centro, dove è quasi tutto chiuso».
«Recentemente so che ha aperto un nuovo locale in via Postumia — spiega Ginevra, 16 anni, dell’Anguissola —, ma è riservato ai maggiorenni. Una scelta lecita ovviamente, ma se chiudono questi locali noi giovani dove andiamo?»
L’ipotesi di alcuni, infatti, è quella di spostarsi fuori provincia (verso Brescia o Lodi), ma comporterebbe una serie di problemi logistici non indifferenti per dei ragazzi minorenni.
Alcuni ragazzi, però, spezzano una lancia in favore del personale del Juliette. «Dovunque, purtroppo, si assiste ad uno scarso rispetto delle regole — denuncia Miruna, 16 anni, del Ghisleri —, ma quando sono andata al Juliette il personale è sempre intervenuto per sedare eventuali litigi o per prestare assistenza a chi si sentiva male».
«Il problema spesso — commenta Giulia, anche lei studentessa sedicenne del Ghisleri — è rappresentato dalle persone che frequentano i locali, non solo da chi li gestisce. Il locale può avere delle colpe, ma quando si va a ballare bisogna avere due dita di testa».
«Effettivamente i controlli dell’età prima di vendere alcol non li ho mai visti — riconosce Samuele, 17 anni, dell’Aselli —, però io vado per divertirmi con gli amici, e se dovessero chiuderlo mi dispiacerebbe».
Tutti, però, concordano sulla necessità di un intervento che tuteli i giovani e che possa preservare «quel poco di movida che rimane». «Se la chiusura è finalizzata a rivedere e sistemare criticità e mancanze ben venga — afferma Matilde, 16 anni, dell’Anguissola —, ma se deve essere solo una punizione senza che nulla cambi, allora non ha senso. Speriamo che la chiusura sia solo temporanea, e soprattutto efficace».
«Io non frequento spesso le discoteche di Cremona — racconta Angela, studentessa 18enne del classico Manin che vive nel bresciano — e non mi è mai capitato di avere brutte esperienze. Il numero di persone presenti, però, a volte è stato troppo elevato, e alcuni amici mi hanno raccontato di episodi di violenza, quindi è giusto che vengano effettuati i controlli e che la situazione cambi».
Tra la necessità di garantire l’incolumità pubblica e il timore di vedere una città sempre più 'muta' la sera, il verdetto del Comune peserà ben oltre la sorte commerciale delle due discoteche. La domanda dei giovani cremonesi, in fondo, è semplice: È possibile ballare a Cremona senza dover scegliere tra la noia e il pericolo?
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