L'ANALISI
19 Gennaio 2026 - 18:27
CREMONA - «Solidarietà evangelica», giura suor Anna. «Contiguità al clan della ’ndrangheta Tripodi», sostengono i pm. Rinviata a giudizio dal gup del Tribunale di Brescia per concorso esterno nel sodalizio di stampo mafioso, si difenderà suor Anna Donelli, 59 anni, nata a Cremona, casa a Milano, storica volontaria nelle carceri di S. Vittore (Milano) e Canton Mombello (Brescia). All’udienza del 3 marzo prossimo saranno sentiti i testi del pm.

Oltre alla religiosa, difesa dall’avvocato Robert Ranieli, lo scorso novembre il gup ha mandato a processo 12 imputati, tra i quali l’ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri di Fratelli d’Italia, presunto medico di fiducia dei ‘feriti’ del clan Tripodi. Prima del rinvio a giudizio, il camice bianco aveva rilasciato una dichiarazione spontanea, negando di aver mai effettuato interventi chirurgici e sostenendo di aver esercitato solo come urologo presso un ambulatorio.
Suor Anna ha sempre respinto con forza le accuse, affermando di non avere consapevolezza dei legami dei detenuti con cui si interfacciava in carcere e definendo la sua un’opera «umanitaria». Hanno chiesto l’abbreviato - e ieri si è tenuta l’udienza dal gup - 21 imputati, tra cui Francesco Tripodi, figlio del presunto boss Stefano Terzo (deceduto la scorsa estate), presunti capi di una potente ‘locale’ radicata nel Bresciano. E titolari di una ditta di rottami a Flero (Brescia), ritenuta dagli investigatori della Dda «la base logistica per programmare le attività illecite». Qui, i Tripodi (intercettati) avrebbero indicato la religiosa agli altri presenti come «la suora che lavora in carcere», tanto che «se ti serve qualcosa dentro, è dei nostri».

Per il gip che il 5 dicembre 2024 l’aveva mandata agli arresti domiciliari, suor Anna sarebbe stata ambasciatrice di ordini, direttive, aiuti morali materiali ai sodali o contigui. Per l’accusa, avrebbe messo a disposizione dei Tripodi padre e figlio, «esponenti apicali del sodalizio mafioso costituito dall’articolazione territoriale operante nella provincia di Brescia della cosca calabrese Alvaro di Sinopoli», la propria opera di suora incaricata dell’assistenza spirituale ai detenuti delle case circondariali della zona, al fine di veicolare messaggi fra gli appartenenti al sodalizio criminale e i soggetti detenuti partecipi o comunque contigui alla consorteria, in tal modo consentendo ai sodali di mantenere vivi sia il vincolo associativo che i legami con soggetti esterni al sodalizio.
Dal 30 dicembre 2024, suor Anna è libera. Il Tribunale del Riesame aveva revocato la misura cautelare, ma la Procura aveva presentato ricorso in Cassazione. Gli ermellini avevano ribadito la sussistenza degli indizi di colpevolezza a carico della religiosa e, nel dare ragione alla Procura, avevano disposto un Riesame bis. Il Riesame bis aveva dato ancora ragione a suor Anna. Nuovo ricorso della Procura, a cui la Cassazione ha dato ragione, rinviando a un terzo Riesame. L’udienza a Roma si è svolta il 21 ottobre 2025, la sentenza è stata pubblicata il 13 gennaio scorso.
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris