Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL PROCESSO

Maxi truffa da oltre due milioni alle sorelle Zanardi, le richieste del pm

L’accusa ricostruisce un raggiro milionario ai danni di due anziane decedute in struttura, con il coinvolgimento di un’ex bancaria e dei suoi familiari. Invocate pene differenziate per truffa aggravata, autoriciclaggio e riciclaggio

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2026 - 13:48

Maxi truffa da oltre due milioni alle sorelle Zanardi, le richieste del pm

Il tribunale di Cremona

CREMONA - «Io ho paura di non essere creduta». Non le ha creduto il pm, Francesco Messina, che ha chiesto ai giudici di condannare a 7 anni di reclusione e 20mila euro di multa Cristina Pedrabissi, 57 anni, ex funzionaria del Credem, prima licenziata dalla banca per giusta causa, poi mandata a processo per la maxi truffa aggravata da oltre 2 milioni di euro a Giordana e Marise Zanardi, anziane sorelle di 90 e 92 anni, scomparse tutte e due nel 2020, a luglio Giordana, a dicembre Marise, in Rsa. Storia di milioni passati da Credem a Fideuram.

«Pedrabissi - dice il pm - aveva indotto le sorelle Zanardi ad aprire i conti correnti a Fideuram, falsificando in alcune occasioni le loro sottoscrizioni in calce a documenti bancari, e comunque captando in modo fraudolento la loro firma, operando direttamente sui loro conti correnti anche attraverso Internet».

Sette anni per autoriciclaggio e per le truffe che Pedrabissi avrebbe compiuto dal 2018 al 2021 (le precedenti si sono prescritte).

Nella requisitoria, il pm non risparmia nulla all’ex bancaria. Liquida come «inverosimili» le sue «versioni». Riavvolge il nastro della poderosa indagine della Guardia di Finanza, nata nel 2022 dalle denunce presentate dagli eredi delle anziane Zanardi. Una è la compagna di Raffaele Ghisolfi, figlio di Giordana; l’altra è Leonardo, imprenditore, erede non diretto di Marise.

«Gli accertamenti della Guardia di finanza confermano il quadro dell’accertamento bancario - dice il pm -: Pedrabissi, nel corso del tempo, ha drenato ingenti somme di denaro dai conti correnti delle due anziane sorelle».

Parla di «prelievi in contanti per 460mila euro», di «beni che si è comprato il marito Maurizio Merlini (scomparso a febbraio 2025) per 380mila euro». Il pm elenca bonifici, assegni circolari (cifre elevate), polizze vita di cui hanno beneficiato Carmen Bolzani e Irene Bodini, madre e suocera di Pedrabissi. Ricorda le ingenti somme di denaro transitate sui conti correnti delle due. Accusate di riciclaggio, il pm chiede 3 anni, 6 mesi e 5mila euro di multa per Bolzani, 3 anni, 4 mesi e 4.200 euro di multa per Bodini. E chiede 2 anni, 10 mesi e 4.200 euro di multa per Andrea, la figlia di Merlini avuta dal primo matrimonio.

Fatta l’addizione, «il totale supera i 2 milioni di euro», prosegue il pm. Messina ricorda che nel 2018 Pedrabissi e il marito «hanno acquistato per 660mila euro un appartamento e due garage» nel prestigioso palazzo in via Colletta. Ricorda gli acquisti, con i soldi delle Zanardi, «di mobili e arredi, gioielli e orologi». Per l’accusa, marito e moglie avrebbero fatto la bella vita, grazie ai soldi delle anziane Zanardi, sorelle con «un tenore di vita modesto»; prima di essere ricoverata in Rsa, Marise girava su una Fiat 600 vecchia. Aveva problemi di vista e prima del ricovero era già poco lucida, una volta ricoverata le sue condizioni degenerano rapidamente. Giordana, «persona sola, usciva poco di casa, aveva problemi di salute, non ci vedeva. Si affidava totalmente a Pedrabissi che andava a casa sua e le faceva firmare i documenti».

Torna alla cartolarizzazione del 2016, il pm. Il focus è su 5 polizze vita stipulate da Giordana e Marise. Beneficiaria è Irene Bodini, madre di Merlini. La verifica scatta, perché il nome di Bodini non è censito negli archivi. Gli ispettori vanno a casa di Giordana (Marise è già in Rsa). Ci va anche Pedrabissi, la quale rassicura gli ispettori: «Bodini è una sorta di dama di compagnia» di Giordana. La cosa finisce lì. «Non è vero» - incalza il pm -: Giordana non aveva nessuna dama di compagnia o badante. Pedrabissi racconta una bugia. Inganna anche quelli della banca.

Rincara la dose: «Nella sua difesa, Pedrabissi riferisce fatti inverosimili». «Inverosimile è che lei «portasse in Rsa a Marise Zanardi i soldi in contanti perché, testuali sue parole, ‘le servivano per tenere buone le infermiere’». È «inverosimile» la storia raccontata dall’ex bancaria per giustificare l’emorragia di denaro dai conti delle Zanardi.

«Anno 2000: Giorgio Merlini, padre di Maurizio, aveva affidato una ingente somma di denaro da ‘giocare’ in borsa a Ghisolfi. Poi c’è un crollo in borsa. Nel 2010, Merlini muore e le due sorelle Zanardi vogliono estinguere il debito con i Merlini».

Peccato, dice il pm, che sentita al processo, «Irene Bodini non sa della polizza vita: era moglie di Giorgio. Alla domanda se Giordana avesse un debito con lei e il marito, risponde: ‘Non lo so’». Pedrabissi non ci dice neanche a quanto ammontava la somma di Giorgio Merlini, il quale era un impiegato del Consorzio agrario, viveva in una casa popolare. E perché mai questa somma avrebbe dovuto restituirla anche Marise? E poi, perché andava restituita solo a Maurizio Merlini e non anche alle due sue sorelle, le altre eredi?». Per il pm «versione inverosimile, senza prova documentale, sganciata dalla realtà».

DIFESA: «NON SO PERCHÉ SONO QUI»

L’udienza si apre alle 12.15 con le dichiarazioni spontanee dell’ex bancaria Cristina Pedrabissi. «Sono parecchio emozionata — dice —. Se mi è concesso parlare con il mio cuore e con il cuore di mio marito (Maurizio Merlini, scomparso a febbraio 2025), oggi siamo qui in due. Non comprendo perché sono qui per truffa. Io e Maurizio non abbiamo truffato Giordana e Marise».

«Frustrazione che mi tormenta». Rilancia: «Come posso aver commesso un gesto sporco a due persone lucidi e non truffabili? Come posso, al termine della mia carriera, porre in atto questi gesti illegali proprio con loro due?». Infine, un timore. «Io ho paura di non essere creduta, non comprendo da cosa devo difendermi, io non ho fatto nulla».

L’ex bancaria regista di «una totale attività manipolatoria» e di «un’attività di spoliazione» dei patrimoni, sottolinea Roberto Peccianti, l’avvocato di parte civile di Leonardo, erede dell’anziana Marise.

Il legale chiede di condannare Pedrabissi a risarcire l’erede con 1 milione e 406 mila euro, di cui 500mila euro di provvisionale, in solido con il Credem, responsabile civile, assistito dall’avvocato Roberto Reggiani.

Pedrabissi «non è scesa come un falco sulle povere signore Zanardi. La Pedrabissi truffatrice che lascia tutte queste tracce? Quale attività occulta ha fatto? Non c’è un conto all’estero, non c’erano prestanome», evidenzia l’avvocato Stefano Aterno, difensore dell’ex bancaria.

Il legale proseguirà l’arringa il 17 febbraio, quando parlerà anche l’avvocato Paolo Bregalanti, difensore delle coimputate. Aterno riprende le testimonianze di due vicini di casa di Giordana. «Le leggevano la posta bancaria, ma nessuno ha mai detto niente. Non sentono il bisogno di andare in banca e parlare con il direttore. Solo dopo la morte, scoprono che c’è una truffa?».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400