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CREMONA. AL MANIN

Super prof dal Massachussets

Liceo ‘conquistato’ da Reyes, studente del Mit, da tre anni nella scuola

La Provincia Redazione

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14 Gennaio 2026 - 17:50

Super prof dal Massachussets

CREMONA - Madre messicana, padre salvadoregno, nato a Los Angeles, primo di tre fratelli, studi di ingegneria meccanica e microelettronica con una borsa di studio al prestigioso MIT di Boston, Daniel Reyes, è uno splendido prodotto del mix di culture che lo ha generato: la solare comunicatività, la determinazione e il pragmatismo, la curiosità e la capacità di adattarsi e trarre il meglio da ogni esperienza, l’energia contagiosa, tutte doti che lo hanno reso in questi anni una presenza preziosa e assai gradita tra le mura del Liceo Manin, dove per il terzo anno consecutivo svolge corsi di Termodinamica, Elettricità e Magnetismo a studenti delle classi quarte e quinte nel quadro del progetto 'Global Teaching Laboratories'.

In cosa consiste il progetto ‘Global Teaching Laboratories’?
«Il Mit ha un intero dipartimento dedicato all’apprendimento esperienziale, che si concentra sulla condivisione di nuovi modi di insegnare e apprendere, sia per gli studenti che per i docenti. In collaborazione con il Mit Misti (Mit International Science and Technology Initiatives), il Dipartimento Esperienziale del Mit ha contribuito a dare vita ai Global Teaching Laboratories (Gtl). Questo programma facilita i collegamenti e i viaggi verso scuole all’estero per gli studenti del Mit i quali, a loro volta, insegnano una o due materie nella scuola ospitante. Tra i requisiti per questo programma, lo studente deve avere una solida comprensione della materia insegnata e il desiderio di comunicare in modo efficace e lavorare bene sotto pressione. Lo studente del Mit sceglie da un elenco di Paesi partner in Africa, Asia, Europa, Medio Oriente, Nord e Sud America e presenta domanda per il Paese prescelto».

Terza volta al Liceo Manin: perché hai scelto di tornare ancora in via Cavallotti?
«Beh, dicono che non c’è due senza tre! Sono stato assistente alla didattica per più di due anni e volevo ampliare le mie capacità di insegnamento, quindi perché non insegnare all’estero quando ne ho avuto l’opportunità? Questo è il mio terzo e molto probabilmente ultimo anno di insegnamento agli studenti del Liceo Manin. Qui ho trovato un tesoro che non volevo lasciarmi scappare. I rapporti che ho costruito con gli studenti e i professori sono stati il fondamento delle mie esperienze positive. Mi dà una grande felicità sapere che gli studenti hanno imparato almeno un po’ da ogni lezione».

Cosa apprezzi di più dei nostri studenti? E cosa pensi che potrebbero migliorare?
«Al Manin gli studenti sono curiosi, attivi e coinvolgenti. Meglio ancora: il Liceo Manin è una scuola piccola e storica in cui credo di poter lasciare un impatto maggiore e più positivo rispetto, ad esempio, a una grande scuola di Roma. Amo anche vedere così tanti studenti pienamente coinvolti in classe e trovo che la loro voglia di imparare sia la loro caratteristica più forte: è difficile da trovare e difficile da coltivare, ed è per questo che è un tratto così potente. Spero che possano imparare quanta più fisica e matematica possibile, perché sono materie applicabili nel mondo reale».

Quali differenze cogli maggiormente tra il sistema scolastico americano e una scuola come il Manin, che è un Liceo Classico?
«Nonostante quanto la maggior parte degli italiani possa pensare, trovo che il liceo classico sia avanzato rispetto al livello tradizionale di scolarizzazione negli Stati Uniti per quanto riguarda la fisica, la scrittura e le discipline umanistiche. Per seguire Elettricità e Magnetismo alle superiori, negli Usa ho dovuto frequentare corsi di livello avanzato (‘advanced placement’), mentre gli studenti del liceo Manin lo studiano a prescindere. L’unica area in cui vedo margini di miglioramento è la matematica. In generale devo dire che la mia scuola superiore incoraggiava il lavoro di gruppo più di quanto si faccia qui in Italia. A noi viene chiesto di risolvere i problemi in squadra mentre, nella mia esperienza, qui il lavoro individuale è il più comune. Questo potrebbe diventare un limite se si entra nel mondo del lavoro, specialmente in ingegneria».

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