L'ANALISI
10 Gennaio 2026 - 20:58
SONCINO - Alla fine la grande guerra per la gestione dei flussi turistici (circa 42mila persone ogni anno per un paese che ne fa meno di ottomila, ndr) tra Pro loco e Comune ha prodotto anche una piccola rivoluzione concreta: i primi biglietti del Centro Studi Ebraici di via Lanfranco. Veri, fisici, numerati, in tre colori e tre categorie. Roba che sembra normale ovunque, ma qui è quasi un evento: siamo nella patria degli stampatori, eppure finora il ticket era invisibile, inglobato nel cumulativo. Non stampato, insomma.
A spiegare come ci si è arrivati è Giuseppe Cavalli, voce e volto del Museo della Stampa, che dopo alcuni giorni di ‘rodaggio’ fa il punto sulle nuove tariffe: «Saranno 6 euro per le famiglie, perché pagano solo i genitori, 3 per i singoli, 2 e 50 per i gruppi oltre le quindici persone».
Non proprio cifre da rapina, dai. Anzi. Il tema, semmai, è un altro: la divisione.
E qui si tocca un nervo scoperto: il cumulativo, quello che permetteva in un colpo solo di vedere tutto il circuito monumentale, non c’è più. E infatti Cavalli lo dice senza giri di parole e storcendo il naso: «Non è stata una decisione facile. Da quando è stato inaugurato nel lontano 1988, in occasione dei 500 anni dalla stampa della Prima Bibbia Ebraica completa di accenti e vocali, il biglietto era sempre stato uno».
Tradotto andava così: ti do un ticket, ti faccio entrare dappertutto e tu ti innamori del borgo. Oggi invece si apre una nuova fase: ognuno fa da sé in base alle sue capacità. Ma, secondo Cavalli e Pro loco, c’è il rischio che alla fine ci perdano non tanto loro, quanto i turisti e tutta la città.
I volontari, comunque, si sentono quelli «sacrificabili» e sacrificati senza ragione, dopo il nuovo assetto: «Senza togliere nulla alle altre associazioni, la Pro loco per sua stessa natura è quella che da sempre ha pubblicizzato in ogni modo possibile Soncino e di conseguenza anche chi l’amministra. Eppure l’unico monumento penalizzato – denunciano – alla fine è il Museo della Stampa».
Perché in fondo si parla pure di soldi: «Dobbiamo far fronte ai costi di manutenzione, pagare i sistemi di allarme e videosorveglianza, il riscaldamento, la luce, il personale e per rimanere ‘raccolta museale’ riconosciuta dalla Regione abbiamo orari obbligatori da coprire».
E infatti, in chiosa, arriva la stoccata pesante al palazzo coi Matéi, che immortala un pace ancora molto lontana: «Decuplicheremo gli sforzi cercando di non perdere visitatori. Certo però che eravamo – ricordano – i più visitati, dietro solo al Museo del violino; Non è che questo ha dato fastidio al sindaco e all’assessore?».
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