L'ANALISI
01 Gennaio 2026 - 13:57
(FotoLive/Leonardo Calvi)
CREMONA - Una lettura cristiana dell'esistenza, riconosciuta come dono, porta con sé diversi motivi di gratitudine. Li ha indicati monsignor Carmelo Scampa, vescovo emerito di Sao Luis de Montes Belos (Brasile), che ha presieduto nel tardo pomeriggio di mercoledì, nella chiesa di Sant'Agostino, presenti numerosi fedeli, la tradizionale Messa di ringraziamento per l'anno 2025 che tramontava, nella solennità di Maria Madre di Dio e alla vigilia della 59a Giornata mondiale della pace.
Assente monsignor Antonio Napolioni (in Francia con una trentina di giovani per l'incontro europeo organizzato dalla Comunità monastica di Taizé), hanno concelebrato il vescovo emerito diocesano Dante Lafranconi, il parroco don Irvano Maglia e gli altri sacerdoti dell'unità pastorale 'Cittanova', il cui coro, diretto dal maestro Isidoro Gusberti e accompagnato dall'organista Franco Berettini, ha animato di melodie natalizie la liturgia.
All'omelia, monsignor Scampa, premesso che la Messa è «l'azione di grazie per eccellenza», ha osservato che non sempre ci è facile ringraziare. Nel Vangelo si narra di dieci lebbrosi guariti da Gesù, dei quali uno solo torna a dire grazie. In genere si ringrazia per evidenti benefici, più difficile è farlo per la nostra vita quotidiana. Proponendo una sorta di esame di coscienza in positivo, il vescovo ha riassunto le ragioni per farlo. Innanzitutto il dono del tempo, che inesorabilmente passa ma ci offre «opportunità enormi», mentre ci ricorda la nostra provvisorietà aprendoci alla prospettiva del “giorno eterno”.
Poi i doni della costante benevolenza di Dio «che non si stanca di amarci e abbracciarci», dell'appartenenza alla Chiesa, alle comunità parrocchiali, alle nostre famiglie; della perseveranza nel cammino della fede mentre molti ne sono stati allontanati da estremismi e ideologie, dall'indifferenza o dal relativismo; dell'essere «figli di Dio», come ricordato da San Paolo nella Lettera ai Galati, e dunque del poter contare su un Padre nei cieli.
Dono sono anche la croce, le sofferenze, le difficoltà che purificano; e se può apparire paradossale – ma sostenuto da citazioni di Sant'Ambrogio e Sant'Agostino («Felice colpa che meritò un così grande Redentore») – sono un dono perfino le nostre debolezze e le nostre colpe, la cui consapevolezza ci rende umili mentre, diceva Sant'Ambrogio, l'innocenza può anche rendere arroganti.
Riconoscenza poi per tutto quello che ciascuno ha sperimentato di positivo, di bene compiuto “nonostante le nostre debolezze e testardaggini” nel corso dell'anno che si è chiuso.
Infine anche un invito a riconoscere i propri limiti e i propri peccati e alla richiesta di perdono al Signore che ci apprezza quando siamo capaci di «realismo» con noi stessi invece di volerci sempre giustificare.
Così – questo l'augurio di monsignor Scampa – entriamo nel nuovo Anno sentendoci sicuri perché amati da Dio. Dopo il canto solenne del 'Te Deum' di ringraziamento, si è associato all'augurio, ringraziando i vescovi concelebranti, il parroco don Maglia, con il particolare auspicio che il 2026 sia «finalmente anno di pace e di serenità».
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