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NELLE AULE DI GIUSTIZIA

Santella ‘accusata’, assolto autista modello

Soncino. Tirò dritto sulle zebre: nessun incidente. Cade l’omissione di soccorso

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

11 Dicembre 2025 - 20:13

Santella ‘accusata’, assolto autista modello

La Santella sotto accusa tra via Padre Mario Zanardi e via XXV Aprile

SONCINO - La Cappella dedicata al servo di Dio padre Giovanni Battista Manzella «copre la visuale» a chi, arrivato al «brutto incrocio» tra via Padre Mario Zanardi e via XXV Aprile, «deve svoltare a destra». La Cappella «copre la parte dell’attraversamento pedonale». Lì c’è «un angolo cieco».

Il 28 ottobre 2022, venerdì, Paolo, 53 anni, da 27 anni autista di pullman di linea, non si è accorto di Giacomina e Maria Rosa: intorno alle 18, stavano attraversando sulle strisce pedonali in via XXV Aprile. L’autista non le ha urtate. Ha tirato dritto, mentre le due amiche, spaventate, per non finire contro il pullman hanno fatto un balzo all’indietro, cadendo a terra. Maria Rosa si è rotta un braccio, Giacomina ha preso una gran botta e contusioni al rachide cervicale e alle spalle.

Assistito dall’avvocato Stefano Ferrari, oggi l’autista è stato assolto dall’accusa di omissione di soccorso. «È stata una vicenda abbastanza traumatizzante. Per due mesi mi è stata sospesa la patente, non ho lavorato e la mia è una famiglia monoreddito», ha raccontato il conducente. Un «autista modello». Nei suoi 27 anni alla guida dei bus, mai un richiamo. Al contrario, «ho ricevuto più di un encomio, perché sono sempre disponibile e non ho mai creato problemi». L’ultimo encomio è di dicembre 2023. Il difensore lo ha prodotto al giudice.

L’autista ha spiegato com’è andata quel pomeriggio. «Ero partito dall’autostazione di Soncino». C’erano poche persone sul bus di linea diretto a Orzinuovi, il capolinea dove ci sono due coincidenze per il bresciano.

Otto minuti in tutto di viaggio. «A Soncino, ho fatto la mia partenza normale. Lì mi sono fermato, perché c’è un semaforo. Mi sono fermato, perché era rosso».

«Brutto incrocio», per dirla con l’ingegnere Davide Manfredi, il consulente tecnico della difesa. Esperto in perizie cinematiche, Manfredi ha analizzato l’intersezione pedonale. «Non è visibile dal conducente perché coperta dalla santella votiva che si trova a margine, a destra della carreggiata». All’incrocio, «la manovra è piuttosto stretta, il conducente deve allargarsi e per controllare il traffico all’incrocio alla sua sinistra, «poiché gli specchietti retrovisori sono posizionati in alto, per riuscire a guardare, bisogna spostare il capo e girarsi».

«Io non mi sono accorto di niente. Anche se urtiamo un palo della luce o una bicicletta, noi dobbiamo fare una relazione, figurarsi una persona — ha continuato il conducente —. In 27 anni di lavoro non mi è mai successa una cosa del genere».

Quel venerdì, arrivato al capolinea, poiché «avevo una pausa di un’ora, sono tornato indietro per mangiare un panino, nessuno è venuto a dirmi niente». Le stesse signore al processo avevano confermato di non essere state urtate dal pullman. Giacomina aveva afferrato l’amica Maria Rosa e l’aveva spinta all’indietro. Tutte e due erano finite a terra. Per le lesioni, la compagnia assicurativa della società del trasporto pubblico le ha poi risarcite. Al processo, si erano costituite parti civili.

«Mi sono vista le ruote grosse — aveva raccontato Giacomina —. Il mio istinto è stato di tirare indietro anche la mia amica, che non si era accorta. Uno spavento. Dall’altra parte c’era un signore che suonava il clacson come per dire al conducente: ‘Non le vedi, fermati’. Avevo la pressione a 200. Il conducente è passato ed è andato».

«Non si è verificato alcun sinistro stradale», ha premesso il pm, che per il conducente del bus ha poi chiesto l’assoluzione. «Come ha riferito l’ingegnere Manfredi, l’autista non aveva visibilità. Nemmeno i passeggeri se ne sono accorti — ha arringato l’avvocato Ferrari —. Il mio assistito non sarebbe tornato all’autostazione per un’ora se avesse voluto omettere il soccorso. L’elemento soggettivo del reato non c’è.»

Entro 30 giorni il giudice depositerà la motivazione della sentenza di assoluzione.

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