Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

TENUTA SOCIALE. LE SFIDE

«Ricambio generazionale inceppato. Su donne e flessibilità grave ritardo»

Mussida (Cattolica): «E tre uomini su quattro in attività dopo il pensionamento»

Riccardo Maruti

Email:

rmaruti@laprovinciacr.it

16 Novembre 2025 - 09:30

«Ricambio generazionale inceppato.  Su donne e flessibilità grave ritardo»

Nel riquadro Chiara Mussida

CREMONA - L’invecchiamento della popolazione e il progressivo spostamento in avanti dell’età pensionabile stanno ridisegnando il mercato del lavoro italiano. Parte da qui la riflessione di Chiara Mussida, docente del Dipartimento di Scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica di Piacenza, che mette a fuoco criticità e snodi decisivi per il prossimo decennio.

Il primo punto riguarda il persistente squilibrio tra pensioni e lavoratori, soprattutto nel Mezzogiorno. «Il dato va letto con attenzione: non significa che si smetta prima o più spesso di lavorare. Anzi, molti continuano anche dopo il pensionamento. Tre uomini su quattro decidono di proseguire l’attività, complice l’aumento dell’aspettativa di vita, condizioni di salute migliori e l’espansione della silver economy», spiega Mussida. Il fenomeno, aggiunge, non è neutro sul piano economico: «La possibilità di cumulare pensione e reddito da lavoro, pur con una tassazione Irpef più severa, resta conveniente. E per il datore di lavoro trattenere un profilo esperto è vantaggioso: non servono lunghi percorsi formativi e si beneficia di alcune forme di detassazione». Un meccanismo che, in territori come Cremona, finisce però per rallentare il ricambio generazionale: inserire un giovane costa di più, richiede tempo, formazione, accompagnamento. «Un nuovo assunto non è mai un sostituto perfetto di un professionista esperto e le nostre PMI avvertono in modo particolarmente acuto questa asimmetria», osserva.

La docente affronta poi il nodo della partecipazione femminile al lavoro, ancora troppo bassa. «La disparità di genere resta pesantissima. L’Obiettivo 2030, che prevedeva un rapporto tra tasso di occupazione femminile e maschile del 92,8% a livello europeo, è stato ridimensionato per l'Italia all’82,6%. Ma oggi siamo appena al 53%». Una condizione che richiede politiche mirate, soprattutto in materia di conciliazione. «Le misure vincenti? Detassazioni per l’assunzione di giovani e, sul fronte femminile, strumenti di compensazione strutturali. Senza un sistema di servizi adeguato — pubblico e privato — non si risolve il trade-off tra lavoro e cura». In Europa esistono modelli efficaci: «In Germania e Francia molte aziende hanno sviluppato politiche aziendali di supporto realmente funzionanti».

Il discorso si sposta quindi sull’organizzazione del lavoro. «La cultura italiana non ha ancora pienamente interiorizzato lo smart working», dice Mussida. La stessa sorte, per ora, riguarda la settimana breve. «La presenza fisica continua a essere un indicatore centrale negli obiettivi aziendali — anche nel Cremonese — alla faccia della flessibilità. Eppure il dipendente cerca benessere, e la conciliazione è una garanzia di produttività». Un tema, quello della produttività, spesso frainteso: «Non è costante lungo l’arco della giornata. Lo smart working, se ben regolato, potrebbe aumentare l’efficienza, non ridurla».

Infine, la sostenibilità. «Il quadro attuale rischia di diventare insostenibile. L’invecchiamento porta con sé un aumento inevitabile della spesa pensionistica. Oggi il sistema italiano regge, anzi offre un sostegno significativo. Ma in prospettiva saranno necessari interventi mirati per preservarne l’equilibrio».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400