L'ANALISI
03 Settembre 2022 - 05:20
CREMA - Nemmeno per le parrocchie è semplice risolvere il rebus di come far fronte agli aumenti vertiginosi — in alcuni casi i costi potrebbero quadruplicare — delle bollette elettriche e di quelle del gas. Ma sia ben chiaro: le chiese non chiuderanno ai fedeli. «Se vedremo che in autunno e inverno la spesa sarà davvero insostenibile, cercheremo di fare il possibile per risparmiare – sottolinea don Francesco Gipponi, ex direttore della Caritas –: in fondo per quasi 2.000 anni i luoghi di culto sono stati privi di riscaldamento». Attualmente parroco moderatore dell’unità pastorale di Trescore Cremasco, Casaletto Vaprio e Cremosano, il sacerdote 67enne si dice preoccupato soprattutto per quelle realtà del volontariato e dell’accoglienza che potrebbero vivere enormi difficoltà dal punto di vista economico a causa degli aumenti spropositati dell’energia.

«Il caro bollette incide su tutti – prosegue il sacerdote – le attività economiche, le aziende, gli enti pubblici e ovviamente anche le parrocchie. Per quanto ci riguarda non abbiamo ancora un quadro preciso di quanto andrà ad incidere». I conti si faranno più in là. «Ciò che mi angustia maggiormente è l’effetto che questa situazione avrà sulle opere di carità e sociali che si muovono gratuitamente. Penso ad esempio al rifugio San Martino per i senzatetto la cui riapertura è prevista per il prossimo autunno». Il dormitorio gestito dalla Caritas (18 posti letto ogni notte tra novembre e aprile) era stato aperto proprio durante il mandato di don Gipponi. Si trova a Crema in via Benzoni. «Un’iniziativa che mi appartiene e alla quale mi sento molto legato – ricorda il sacerdote –: in difficoltà potrebbe andare anche l’accoglienza degli ucraini, il cui mantenimento è a carico delle singole Caritas e delle famiglie. Ricordo che queste persone non prendono la diaria, non essendo passati per l’hub dello Stato a Bresso, come succede per i flussi di migranti dell’Africa. Gli ucraini in fuga dalla guerra sono arrivati per conto proprio, alla spicciolata. Parliamo di almeno 400 persone solo a Crema». Le realtà caritatevoli che li aiutano possono fare affidamento quasi esclusivamente su donazioni.

È preoccupato anche don Lorenzo Roncali, parroco dell’unità pastorale cittadina di San Bernardino, Castelnuovo e Vergonzana. «Si profilano spese che andranno a gravare su bilanci che non sono certo floridi – esordisce –: le nostre parrocchie non navigano nell’oro. Tra illuminazione degli edifici di culto e degli oratori, riscaldamento e altre necessità, senza dubbio a fine anno l’incidenza del caro energia si farà sentire parecchio sui conti. Al momento non ho a disposizione numeri precisi, relativi a questo incremento dei costi». L’unità pastorale è una fucina di iniziative, manifestazioni e proposte con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare proprio alle necessità della parrocchia. Negli anni sono stati effettuati importanti lavori di riqualificazione degli edifici di culto. Adesso bisognerà pensare anche a trovare risorse per far fronte al caro bollette.
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