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IL RECUPERO DI SAN ROCCO

«La chiesa non è più a rischio, ora deve tornare ai cittadini»

Convegno all’Auditorium di Santa Chiara organizzato dal Polo Romani. Appello alla mobilitazione

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

22 Maggio 2022 - 05:05

«La chiesa non è più a rischio, ora deve tornare ai cittadini»

Il convegno

CASALMAGGIORE - Tanto è stato fatto — a partire dall’evitare il crollo globale e dal salvare gli angeli in stucco posti sulla facciata — ma tanto resta ancora da fare per il recupero della chiesa di San Rocco, di cui è proprietaria la parrocchia. «Le priorità ora sono ulteriori interventi di conservazione che possano poi portare alla fruizione del bene». Lo ha sottolineato ieri mattina Paolo Corradini, in rappresentanza del Soprintendente all’Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova Gabriele Barucca, impossibilitato ad essere presente, nel corso del convegno organizzato nell’Auditorium Santa Croce dal Polo scolastico Romani, che ha adottato l’edificio tanti anni fa, mantenendo fede ad un’opera di sensibilizzazione che si è rivelata fondamentale per la sua tutela. Presenti le classi terza, quarta e quinta del Cat, la quarta A, la quarta B e la quinta B del Liceo Linguistico.

Il progetto

UN MEZZO MIRACOLO


«Si è riannodato un filo tra i giovani e questo edificio — ha rimarcato l’architetto —. E le istituzioni avrebbero potuto girarsi dall’altra parte, ma non lo hanno fatto. Il Soprintendente ha preso a cuore la vicenda e ha ottenuto un contributo di 100 mila euro: possiamo dire che è stato un mezzo miracolo». In circa due ore è stata fatta una disamina completa di quanto avvenuto e sono state poste le basi per le prospettive future. La dirigente scolastica Daniela Romoli ha premesso che il Polo Romani «vuole continuare a prendersi cura di questo monumento. Io vivo a Casalmaggiore da una vita e per me è un simbolo ed un esempio di arte che deve rimanere perché può diventare un simbolo della nostra città. Vogliamo dare un segnale di ripartenza e rinascita attraverso il suo recupero». Il sindaco Filippo Bongiovanni (presente anche il vice Giovanni Leoni, nda) ha sottolineato come la chiesa faccia parte di un comparto che include anche un edificio comunale come il Torrione, pure bisognoso di restauri, e il magazzino dell’Aipo: «Siamo riusciti a ottenere un finanziamento per il Torrione e i lavori di sistemazione inizieranno a giugno per durare circa un anno, un anno e mezzo. Per quanto riguarda San Rocco, un grazie va al Polo Romani e a Marco Orlandi che hanno lavorato per ‘tenere viva’ la prospettiva del suo salvataggio e a Barucca che si è ‘innamorato’ del bene. A Casalmaggiore tanti luoghi hanno bisogno di essere recuperati: noi ad esempio lo faremo con l’ex macello. Sono tutte eredità che un Comune deve riuscire a preservare per le future generazioni. Deve essere una missione di comunità».


Don Claudio Rubagotti ha rimarcato che gli sforzi fatti per San Rocco «motivano il suo recupero e finché il Romani alimenta l’amore per la struttura possiamo avere speranza. Purtroppo l’uomo è stato ingiurioso verso il suo passato, in questo caso». Perché ha lasciato che la situazione quasi precipitasse. Fortunatamente, non tutto è andato perduto. Orlandi, docente di storia dell’arte, ha ripercorso tutto l’iter di sensibilizzazione avviato, citando ad esempio lo spettacolo «La notte degli angeli» a cura di Silente Theatre presentato il 21 settembre 2018. Una performance che ha avuto come scenografia la chiesa, «come avviene anche in altre parti d’Italia». Dal 17 settembre al primo ottobre 2011 si tenne anche un Minifestival per San Rocco. Ma un sopralluogo venne effettuato anche nel 2006. Nel 2009 «l’impresa Favagrossa allestì un ponteggio». Aldo Boccaccia, docente di progettazioni e costruzioni, ha evidenziato come «il progetto di recupero attraversi trasversalmente i vari corsi dell’Istituto» e come «San Rocco ci abbia stupito perché ha resistito nel tempo». Un luogo da valorizzare pensando che «ci passa davanti il percorso ciclopedonale della Venezia-Torino». Due studenti della quinta Cat (Costruzioni Ambiente e Territorio), Lucrezia Melicchio e DavideSomenzi, hanno relazionato sul laboratorio di tecnica di conservazione dello stucco, parlando della storia della tecnica artistica.

Paolo Corradini, Daniela Romoli, Don Claudio Rubagotti, Laura Romanelli


GLI ANGELI


La restauratrice Laura Romanelli ha illustrato il lavoro da lei svolto per salvare gli angeli, danneggiati profondamente dalla esposizione decennale agli agenti atmosferici. «Ora — ha sottolineato — manca la parte di pulitura e di presentazione estetica». Un altro lavoro da mettere in agenda. Gabriele Pezzini, l’architetto progettista, ha confermato che «i lavori per assicurare l’integrità strutturale sono conclusi», grazie a diversi lavori come la realizzazione di «una struttura di sostegno laterale, il consolidamento degli ‘spalloni’ e la nuova copertura leggera e modulare, indispensabile per salvare gli affreschi, che andrebbero pure restaurati». Si è agito con un approccio molto tecnologico, sulla base di modelli. «Ora bisogna passare ad una fase successiva: la comunità deve partecipare al recupero, anche con piccoli sostegni, comunque importanti».


IL FUTURO


Corradini è partito dalla presa di consapevolezza di Raffaello sullo stato dei beni presenti a Roma per parlare dell’importanza della tutela. «Ora occorre preservare le parti ancora a rischio di crollo come alcune decorazioni parietali. Ma bisogna arrivare al punto di far entrare le persone nel cortile, poter guardare da vicino gli angeli, scendere nella cripta, per avere una vera esperienza culturale».

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