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I CONTRIBUTI DAL PNRR

Bollette-salasso, ecco i fondi «salva Comuni»

Dal governo 1.473.031 euro per attutire l’impatto degli aumenti sulle casse degli enti. In media 13.035 euro ad amministrazione, a Cremona 316.500 euro e a Crema 129.121

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

16 Maggio 2022 - 05:30

Bollette-salasso, ecco i fondi «salva Comuni»

CREMONA - Dal governo sono stati stanziati 1.473.031 euro per abbattere l’aumento dei costi energetici a carico delle amministrazioni cremonesi. In media, fanno 13.035 euro a Comune.

Il caro bollette degli ultimi mesi, ulteriormente aggravatosi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ha reso necessario questo intervento, coordinato tramite la conferenza Stato-città svoltasi mercoledì: 250 milioni di euro sul piatto, di cui 200 ai Comuni e 50 alle Province.

QUI I DATI COMUNE PER COMUNE

Ai 113 enti locali del territorio spettano cifre molto diverse, calcolate non solo in base alla popolazione residente, ma anche ad alcuni coefficienti legati alla superficie comunale e alla densità di popolazione. La ripartizione, inoltre, tiene conto della spesa per le utenze di energia elettrica e gas rilevata in base ai dati del Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (Siope).

CREMONA, CREMA, CASALMAGGIORE

La parte del leone, nella ripartizione, la fanno ovviamente Cremona, con 316.500 euro, Crema con 129.121, e Casalmaggiore, dove sono previsti finanziamenti per 92.044 euro. Poi via via gli altri centri più popolosi.

Secondo l’Associazione dei comuni italiani, ne sarebbero serviti più del doppio. Anci aveva infatti chiesto al governo ristori per 550 milioni di euro. Già a febbraio diversi Comuni della provincia avevano aderito alla manifestazione simbolica per sensibilizzare governo e istituzioni europee sulle difficoltà degli enti locali nel far fronte ai rincari. Avevano spento per un’ora le luci dell’illuminazione pubblica e degli uffici.

Con questi fondi, che permetteranno di coprire, seppur parzialmente, gli aumenti in bolletta degli ultimi mesi, le amministrazioni potranno rivalutare eventuali decisioni allo studio in sede di bilancio in merito ai servizi. Il rischio di dover tagliare per coprire i costi rimane, così come quello di dover incrementare le tariffe comunali.

Nell’attesa che, come pare, un nuovo provvedimento del governo, il decreto Aiuti, metta sul piatto ulteriori 170 milioni di euro, sempre con questa finalità: sostenere la spesa degli enti locali accresciuta dal caro bollette.

In prospettiva c’è anche da augurarsi che i prezzi dell’energia non crescano ulteriormente o, meglio ancora, tornino a scendere. Molto dipenderà dall’andamento del conflitto in corso ormai da quasi tre mesi e per il quale non si vedono soluzioni pacifiche all’orizzonte.

LE RADICI LONTANE DELLA CRISI

Da non dimenticare, però, che la crisi energetica ha radici ben più lontane: era già emersa lo scorso autunno con i rincari del gas e dell’elettricità. Una situazione che ha fatto il paio con la carenza di materie prime e, di conseguenza, con i ritardi nelle forniture, che ha creato e continua a creare non pochi problemi all’economia italiana.

Una serie di fattori che hanno portato il governo a rivedere al ribasso le stime di crescita per il 2022. Il rischio di una stagnazione potrebbe essere dietro l’angolo: a lungo andare potrebbero risentirne anche gli enti locali. Meno crescita significa meno lavoro sul territorio con conseguenti maggiori spese per il Welfare, oltre ai minori introiti dovuti alle tasse pagate dalle aziende.

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